NanoPress Allaguida Pourfemme Tecnocino Buttalapasta Stilosophy Tantasalute DesignMag QNM MyLuxury

Tasi 2014: calcolo, aliquote e scadenze finalmente online

Tasi 2014: calcolo, aliquote e scadenze finalmente online
da in Economia, Tasse
Ultimo aggiornamento: Martedì 16/06/2015 14:49

    Per la Tasi 2014 arriva una nuova scadenza. Entro giovedì 16 ottobre dovrà essere pagata la prima rata della tassa nei Comuni che hanno effettuato la delibera relativa alle aliquote tra la fine di maggio e lo scorso 10 settembre. Nelle 659 città che non hanno realizzato la delibera entro il 10 settembre, il pagamento dovrà avvenire entro il 16 dicembre in un’unica soluzione. Vediamo un riepilogo delle regole più importanti da tenere in considerazione.

    LEGGI ANCHE COME RISPARMIARE SULLA TASI

    LE DELIBERE – La prima cosa da fare è quella di cercare la delibera comunale che spiega quali sono le aliquote. Bisogna fare riferimento al sito internet www.finanze.it. Facciamo attenzione se per un determinato Comune sono presenti diverse delibere. In questo caso bisogna sempre considerare la più recente. Anche sui siti delle amministrazioni comunali è possibile trovare le delibere in questione e in molti casi sono a disposizione dei cittadini anche gli strumenti per effettuare il calcolo online e per stampare il modello F24 necessario per il pagamento.

    LA RENDITA CATASTALE – Per il calcolo dell’importo da pagare è necessario conoscere anche la rendita catastale, il valore dell’immobile in questione. Il procedimento è uguale a quello usato per il calcolo dell’Imu: si deve aumentare del 5% la rendita ed effettuare una moltiplicazione tra il risultato e un coefficiente che è diverso in base alla tipologia dell’immobile.

    LA QUOTA A CARICO DELL’INQUILINO – Ricordiamo che, se l’immobile viene affittato nel corso dell’anno per almeno 6 mesi, una parte dell’importo da pagare relativamente alla Tasi è a carico dell’inquilino. La percentuale specifica viene stabilita dal Comune e può variare tra il 10 e il 30%.

    L’ABITAZIONE PRINCIPALE – Nella maggior parte dei casi, per tutte le abitazioni esentate dall’Imu si paga la Tasi con l’aliquota dell’abitazione principale. La Tasi deve essere pagata da chi ha il diritto di abitazione, l’usufrutto o da un coniuge separato che occupa l’immobile in seguito di una sentenza specifica, anche se non risulta il proprietario dell’abitazione.

    COME SI PAGA – Il pagamento della Tasi deve avvenire in banca, in posta o attraverso internet, tramite il modello F24. Quest’ultimo deve essere compilato nella sezione dei dati anagrafici e nella parte dedicata a “Imu ed altri tributi locali”.

    Anche gli inquilini pagheranno la Tasi 2014, con quote e percentuali diverse a seconda del Comune di residenza. I primi conti arrivano dopo la pubblicazione delle ultime aliquote decise dai Comuni il 10 settembre: per i ritardatari l’ultima scadenza è il 16 dicembre, quando si dovrà pagare tutto in un’unica rata. La vera novità è il versamento dell’imposta anche da parte degli inquilini in affitto: la Tasi non è una tassa sulla proprietà degli immobili ma sui servizi indivisibili erogati dal Comune di cui, secondo l’attuale quadro legislativo, la spesa va divisa tra proprietari e affittuari. Una prima indagine, pubblicata dal Corriere su dati di Confedilizia, mostra come nei capoluoghi di provincia un inquilino su quattro dovrà versare la sua parte, con situazioni diverse da città a città.

    La legge attuale prevede che i Comuni possano far pagare agli inquilini tra il 10 e il 30% della Tasi, con un tetto stabilito per gli immobili che già pagano l’Imu, come sono le case date in affitto: la somma tra le due imposte non deve superare l’aliquota massima dell’Imu. Per questo si può decidere di applicare un’addizionale di 0,8 millesimi ma solo a fronte di detrazioni per la prima casa.

    Secondo lo studio di Confedilizia, su 90 amministrazioni che hanno deliberato, 53 hanno deciso per la quota minima del 10% a carico dell’inquilino, 26 quella massima del 30% e altrettanti per quote intermedie.Visto che Milano e Roma hanno già emesso l’aliquota massima prevista per l’Imu, nelle due città i valori della Tasi a carico degli inquilini è più basso rispetto a Varese, città dove invece gli affittuari pagheranno di più. Nella città lombarda l’aliquota per gli immobili diversi dall’abitazione principale è stata fissata a 0,25% e la quota a carico degli inquilini è fissata al massimo previsto, il che porta a un pagamento di 89,56 euro da parte degli affittuari sui 388 euro del totale Tasi.

    La Tasi continua a far discutere, dopo che è scaduto il tempo a disposizione dei Comuni per la messa a punto delle delibere relative alle aliquote per il pagamento della tassa. Secondo i dati che sono stati pubblicati sul sito del ministero delle Finanze, sono 6.641 le amministrazioni comunali che hanno pubblicato le tariffe. Allo stato attuale, mancherebbero 1.416 amministrazioni. Bisogna ricordare, però, che la scadenza per la pubblicazione delle delibere sul sito è il 18 settembre, quindi il numero dei Comuni potrebbe essere in aumento. Solo nel corso della settimana fra il 15 e il 21 settembre si potranno avere, quindi, dati maggiormente precisi. La pubblicazione sul sito del ministero non è una formalità, visto che le delibere che stabiliscono aliquote e tempi di pagamento, se non vengono pubblicate online, non sono applicabili.

    - I COMUNI CHE HANNO DELIBERATO (PDF)

    Le amministrazioni comunali avevano tempo fino al 10 settembre, per poter deliberare sulle aliquote. Non tutti, comunque, sono riusciti nell’obiettivo, infatti molti Consigli Comunali non hanno raggiunto l’intento di deliberare appositamente. Nel caso in cui i Comuni non avessero deliberato in tempo, verrà applicata l’aliquota base dell’1 per mille e la tassa dovrà essere versata dai contribuenti in un’unica soluzione, entro il 16 dicembre. Nei Comuni in cui si è deliberato entro il 10 settembre, i contribuenti dovranno versare un acconto della Tasi entro il 16 ottobre. Per verificare uno per uno i Comuni in cui sono state effettuate le delibere, si può consultare questo link.

    Le delibere in certi casi sono davvero incredibili. Basti pensare a quella del Comune di Milano, che è di 63 pagine. In molti casi i Comuni hanno avuto difficoltà anche per stabilire quali categorie esentare o quali detrazioni mettere a punto. Erano stati promessi anche i bollettini precompilati, ma di questi non si è vista nemmeno l’ombra. Molto complesso è anche operare un confronto fra Tasi ed Imu, per capire se si pagherà di più.

    Ogni Comune ha fatto una scelta diversa, mettendo a punto dei parametri per il pagamento differenti e che a volte devono essere soggetti ad interpretazioni e ad analisi accurate da parte dei contribuenti, che sono costretti a leggere con attenzione le delibere, per capire quanto e come pagare. Qualche esempio: ad Aosta l’aliquota è stata decisa prendendo in considerazione la categoria catastale e non la rendita, a Ferrara c’è una formula matematica per calcolare le detrazioni, ad Agropoli c’è un’aliquota dell’1,5 per mille per gli edifici “in uso a familiari”, ma non viene specificato il grado di parentela.

    E ancora a Modena ci sono 11 diverse detrazioni, a Genova per considerare le detrazioni si prende come riferimento la rendita dell’abitazione principale, mentre a Reggio Emilia si considerano anche le eventuali pertinenze. Insomma, ogni Comune ha fatto una scelta diversa e tutto questo rende le cose ancora più complicate per i contribuenti, che dovranno attivarsi per comprendere quanto pagare.

    L’importo della Tasi è legata alla scelta del singolo Comune e per il 2014 i dati sono diversi a seconda della città, ma in generale i dati della Cisl indicano che su 20, in 11capoluoghi i ceti sociali più bassi, con rendita catastale di 300 euro, devono pagare la Tasi mentre con l’Imu, grazie alla detrazione di 200 euro sulla prima casa, in 9 città su 20 non si pagava nulla.

    A seconda dei Comuni, per la prima fascia di rendita catastale l’importo della Tasi per il 2014 varia dagli 11 euro di Milano fino ai 126 euro di Campobasso, con cifre intermedie a Palermo (45), Venezia (46), Aosta (50), Bari (66), Ancona (96) e L’Aquila (100). A Trieste, Bologna e Firenze, secondo lo studio Cisl, per gli immobili con rendita catastale a 300 euro è stata confermata l’esenzione totale dalla Tasi come già avveniva per l’Imu.

    Roma, Torino, Catanzaro e Potenza hanno mantenuto la progressione in base alla rendita catastale, per cui oggi le case con rendita di 300 euro pagano meno rispetto all’Imu (a Potenza si è passato da 52 euro ai 26 attuali).

    Per gli immobili con rendita catastale di 500 euro, in otto capoluoghi si pagherà di più con la Tasi rispetto all’Imu: Venezia (194 euro invece di 136), L’Aquila (168 contro 111), e Palermo (243 contro 203). A Firenze l’aumento è di 1 euro (137 rispetto a 136), mentre in altre città si pagherà meno di Tasi rispetto all’Imu: Roma (150 euro contro 220), Torino (167 contro 283) e Napoli (177 contro 220).

    Il discorso cambia per gli immobili con rendita catastale di 1.000 euro: in questo caso solo Trieste e Firenze hanno un costo Tasi superiore all’Imu (rispettivamente 554 contro 455 e 484 contro 472).

    Secondo lo studio del sindacato dunque, con la Tasi si è ampliata la base imponibile ed eliminato la detrazione fissa universale (ricordiamo che con l’Imu la detrazione era di 200 euro a prescindere dal valore catastale): in questo modo il gettito è rimasto uguale perché sono aumentati i paganti, soprattutto tra i ceti più poveri.

    Partiamo dalla questione più importante, ovvero cos’è la Tasi. Il 2014 segna, infatti, l’esordio di una nuova imposta complessiva sugli immobili, che si chiama IUC e che comprende, al suo interno, tre diverse entità. La Tasi rappresenta la componente che tassa i servizi indivisibili forniti dal Comune, la Tari sostituisce la Tarsu come imposta sui rifiuti e l’Imu (che molti credevano cancellata e che, invece, esiste ancora) chiude la triade come imposta municipale sulle seconde case. La Legge di Stabilità approvata a fine 2013, infatti, pur avendo cancellato ufficialmente la Imu come tassa unica sugli immobili, prima casa inclusa, di fatto l’ha sostituita con una nuova imposta, anzi due.

    La Tasi, a tutti gli effetti, rappresenta per la prima casa quel che negli ultimi due anni è stata l’Imu, con tanto di aliquote stabilite dai singoli Comuni e regole precise per le detrazioni. La vera novità è che una parte dell’onere spetterà agli inquilini, in caso di immobile in affitto: si parla di una percentuale tra il 10% e il 30%, stabilita dal singolo Comune. Data questa sua natura particolare, molti si sono chiesti se, alla fine, la Tasi costerà più o meno dell’Imu e se, quindi, la cancellazione di quest’ultima sia stata solo uno scherzo di cattivo gusto. Uno schema di confronto generale non è possibile, proprio perché aliquote, detrazioni e regolamento saranno a carico dei singoli Comuni, che dovranno (anzi, avrebbero già dovuto) stabilire se tenere l’aliquota al minimo o portarla fino al tetto massimo. Diciamo che, in linea di massima, la Tasi costerà meno per le rendite catastali elevate e sarà uguale a zero per le rendite basse (fino a 300 euro) che comunque già non pagavano l’Imu. Per tutti gli altri c’è il rischio salasso, a discrezione del Comune.

    La norma prevedeva che, entro il 23 maggio, i Comuni dovessero decidere quali aliquote applicare nel territorio di competenza, pubblicando ufficialmente il tutto entro il 31 maggio. Il termine è passato, ma, secondo gli ultimi dati di Confedilizia, soltanto poco meno di mille Comuni sugli ottomila totali ha già deliberato in merito. Una situazione che ha creato un grave problema dal punto di vista pratico e istituzionale. La prima rata Tasi è fissata per il 16 giugno e la legge prevede che, in caso di assenza di decisioni del Comune, il contribuente paghi la Tasi in base all’aliquota standard dell’1 per mille, effettuando poi l’eventuale conguaglio a fine anno (incorporato nella seconda rata del 16 dicembre).

    Fin qui tutto normale, quindi, ma il fatto è che non c’è solo da decidere l’aliquota, ma anche le detrazioni Tasi e la quota di spettanza che dovrà essere pagata dagli inquilini in caso di immobile in affitto (il tetto massimo è fissato al 30%). Dato che non esiste alcuna norma specifica in merito, risulta impossibile effettuare il pagamento del 16 giugno perché, come affermato da Francesco Boccia, “non si possono far pagare le tasse a forfait e dunque la Tasi va rinviata“. I politici sembravano essere tutti d’accordo, ma la protesta dei Comuni (che vogliono fare cassa fin da subito) ha portato il governo a un clamoroso mezzo dietrofront.

    Per alcune settimane l’ipotesi quasi certa vedeva nel rinvio al 16 settembre del pagamento della prima rata Tasi la soluzione migliore. Poi il governo ha spostato ulteriormente la data, con la prima rata spostata al 16 ottobre per i Comuni che deliberano entro il 10 settembre. La nuova scadenza riguarderà anche le prime case per le quali, altrimenti, si sarebbe dovuto pagare tutto in un colpo solo, a dicembre. Questo significa, comunque, che quasi tutti pagheranno dopo le vacanze estive: solo meno del 10% dei Comuni ha deliberato e, ormai, i tempi tecnici non consentono decisioni dell’ultimo minuto. L’unica consolazione in questo caos è che tra Imu e Tasi non si pagherà più del 10,5 per mille per lo stesso immobile.

    Parliamo di costi: quali saranno nello specifico le aliquote per le varie città italiane? Anche se è ancora presto per affermarlo con certezza, ci sarebbero delle percentuali già decise in alcuni comuni. A Milano l’aliquota sarà del 2,5 per mille, anche se si prospetta un’esenzione per le abitazioni che hanno una rendita catastale di partenza fino a 350 euro. A Roma si potrebbe optare per un’aliquota del 2 per mille. Ma conviene più la Tasi oppure l’Imu? Dai calcoli che si possono effettuare, a Milano chi possiede un reddito minore di 21.000 euro non pagherà più di quanto ha pagato nel 2012 con l’Imu. A Roma la Tasi è meno conveniente dell’Imu per gli appartamenti che hanno una rendita fino a 400 euro.

    Il DDL Delega Fiscale porta con se numerose novità, tra cui alcune che andranno a stravolgere la Tasi 2014. Se è vero che i comuni avranno il diritto di aumentare le aliquote a seconda delle loro esigenze, è pur vero che gli stessi saranno obbligati a usare il ricavato per concedere detrazioni all’imposta, che potranno gestire come vogliono.

    Sulla Tasi 2014, i comuni potranno determinare un’aliquota addizionale, esclusivamente per finanziare gli sgravi ai contribuenti meno abbienti. Il lasso entro il quale è compresa questa aliquota aggiuntiva va da un minimo di uno ed un massimo di otto millesimi di punto. Con le addizionali, l’aliquota massima per la prima casa potrà raggiungere lo 0,33% del valore dell’immobile, mentre per le seconde case si potrà salire fino a un massimo di 11,4 per mille complessivo.

    Stando dunque a quanto stimato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la Tasi sugli immobili potrebbe arrivare ad essere decisamente più cara dell’Imu che si doveva versare lo scorso anno e a risentirne maggiormente saranno le imprese. La Tasi 2014 potrebbe arrivare a costare un miliardo di euro alle imprese italiane e tale importo è stato determinato stimando un’aliquota base pari all’1 per mille.

    Ecco di seguito alcuni esempi: la Tasi 2014 per un’abitazione di 120 metri quadrati in categoria A2 e uno di 80 metri in categoria A3 sarà cara nella categoria A/2 a Torino, con quasi 721 euro a Roma, 574 a Torino, 528 a Genova, 478 a Milano, 561 a Bologna, 440 a bari, 325 a Catania, 351 a Napoli, 296 a Venezia 261 a Verona e solo 96 a Palermo; se si passa a 100 metri quadri A/3 la cifra schizza a 554 euro a Roma, 441 a Torino, 406 a Genova, 322 a Milano, 284 a Firenze, 250 a Catania, 285 a Bologna, 292 a Bari, 181 a Venezia, 155 a Verona e 28 euro a Palermo. Per una casa di 80 metri quadri, si pagheranno 443 euro a Roma, 353 a Torino, 217 a Milano, 292 a Genova, 194 a Bari, 268 a Bologna, 187 a Firenze, 105 a Venezia e 84 a Verona., mentre considerando un immobile di 50 metri quadri, si pagheranno 220 euro a Roma, 184 a Torino, 108 a Genova, 93 a Bologna, 46 a Bari, 27 a Catania, 61 a Milano e zero euro a Palermo, Venezia e Verona.

    La Banca d’Italia ha lanciato un allarme sull’aumento della Tasi. Secondo l’istituto, che si è riferito in particolare, all’imposta sulle case di lusso, si potrebbe arrivare fino al 60%. Il tutto sarà inevitabile nel 2014, anche se bisogna vedere che cosa faranno i Comuni nel decidere di incrementare le aliquote. Ciò che è sicuro è che la stangata sarà enorme. Nella relazione annuale di Bankitalia si fa riferimento ad un prelievo economico di circa il 12%. Se ciascun capoluogo decidesse di applicare un’aliquota pari al 2,5 per mille, si arriverebbe ad un incremento di più del 60% rispetto a quanto è stato fatto nel 2013.

    3035

    PIÙ POPOLARI