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A cosa serve la laurea? Le università più economiche e le facoltà più inutili

A cosa serve la laurea? Le università più economiche e le facoltà più inutili
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    A cosa serve la laurea? Le università più economiche e le facoltà più inutili

    A cosa serve la laurea? Qual è la situazione dei laureati in Italia? Conviene ancora proseguire gli studi per affrontare meglio il mondo del lavoro? Dove conviene prendere una laurea? Quanto vale il titolo di studio universitario nel mercato del lavoro italiano? Ecco l’attuale situazione, con una lista di Università economiche e di facoltà inutili che è meglio non frequentare per non perdere tempo e denaro.

    Il valore del titolo di studio dipende da dove si è conseguito e dove ci si trova, se al Nord o al Sud d’Italia.

    Da una recente ricerca condotta da JobPricing, l’Osservatorio sulle retribuzioni curato da Mario Vavassori, professore aggiunto al Mip – Politecnico di Milano, scopriamo che, per quanto riguarda il mondo del lavoro nel Belpaese, le persone che hanno conseguito una laurea guadagnano di più (in media 10.700 euro l’anno) di coloro che hanno terminato gli studi precedentemente.

    Il dato, come anticipato, varia da Nord a Sud (la forbice è di 7mila euro di differenza), e anche la specializzazione fa la differenza.

    Infatti sono più quotate le università private, con un +20% (di retribuzione) circa rispetto ad Atenei statali e Politecnici.

    La percentuale di laureati che dopo un anno dal conseguimento del titolo si dichiarano occupati è pari al 55% (-3% rispetto al 2012).

    La quota di laureati che è alla ricerca attiva di lavoro è salita invece al 31%, mentre il restante 13% di laureati non lavora e non cerca lavoro.

    Nella ricerca, che ha preso in considerazione i dipendenti del settore privato, viene spiegato che la retribuzione globale lorda annua (parte fissa + variabile) passa da 42.182 euro per i non laureati a 52.912 euro per i laureati. Chi si è fermato alle scuole dell’obbligo ha minori possibilità di raggiungere una retribuzione alta. Infatti si parla di una media di 31mila euro contro i 43mila euro che arriva a guadagnare chi si è diplomato alle scuole superiori. Il dottorato paga meno di un master, mentre la laurea triennale non garantisce un livello retributivo superiore a quello dei diplomati.

    Meglio frequentare una Università pubblica o privata? Dal confronto dei dati dei lavoratori provenienti dalle Università statali con il maggior numero di iscritti (La Sapienza di Roma, l’Alma Mater di Bologna, La Federico II di Napoli, Torino e Milano), dalle 3 Università private principali (Bocconi, Luiss e Cattolica) e dai 3 Politecnici (Torino, Milano e Bari) emerge che aver frequentato un ateneo privato porta un ritorno economico superiore del 21% rispetto all’aver frequentato un’università statale, e del 19% rispetto all’aver frequentato un Politecnico. Ovviamente i costi di iscrizione sono quattro volte maggiori, in media.

    L’Italia si divide in due per quanto riguarda i guadagni medi dei laureati. Infatti chi ha frequentato l’Università in una città del Nord guadagna il 10% (in media) in più rispetto a chi si è laureato al Sud, mentre al Centro i valori sono più allineati. Uno dei punti focali da marcare è che gli atenei settentrionali sono legati al mondo del lavoro locale: vale a dire che il 92% di chi ha studiato al Nord trova vicino la sede del suo lavoro. Mentre al Sud tale corrispondenza scende (36%, contro il 77% del Centro). Nella tabella in alto: la classifica degli atenei in base alla retribuzione ‘garantita‘.

    Sul web circola la classifica delle facoltà più inutili, che è stata stilata mettendo in rapporto le opportunità occupazionali con il numero di laureati esistenti. I dati sono stati recuperati dal consorzio Almalaurea. Le facoltà con il più alto tasso di disoccupazione sono Giurisprudenza (24%) e Psicologia (18%); seguono, un po’ più a distanza, Lettere (15%) e Scienze Sociali (14,3%). Le facoltà di Lingue, Scienze della Comunicazione, Scienze Politiche e Arte e Design sono accomunate da un tasso di disoccupazione tra il 12,4% e il 13,1%; chiudono la classifica Filosofia, Agraria e Sociologia, con una percentuale di poco superiore al 10%. Non sono entrate in classifica Medicina, Chirurgia, Ingegneria, Biotecnologie, Farmacia, Scienze Statistiche e Architettura: queste facoltà, infatti, garantiscono ancora ottime possibilità di inserimento professionale.

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