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Contratti di lavoro precari: quali sono e perché Renzi vuole abolirli?

Contratti di lavoro precari: quali sono e perché Renzi vuole abolirli?
da in Contratti di lavoro, Economia, Imprenditori, Lavoro, Precari
Ultimo aggiornamento: Giovedì 02/10/2014 09:59

    Quali sono i contratti di lavoro precari che il governo Renzi vuole abolire? Cosa si intende realmente per lavoro precario? Esistono vari contratti di lavoro flessibile che sono contenuti nella normativa attuale: molti ricorderanno i co.co.pro, i contratti si solidarietà, i contratti di somministrazione, i contratti ripartiti, le (finte) partite Iva, ecc. Ci sono poi tirocini, stage, contratti di inserimento, apprendistato… Vediamo in cosa differiscono tutti questi rapporti di lavoro, che hanno in comune, però, una caratteristica fondamentale, ovvero l’accettazione di una completa flessibilità da parte del lavoratore.

    Agli inizi degli anni ’90 anche in Italia comincia a farsi sentire il bisogno di flessibilità nei rapporti di lavoro. O meglio, si è cominciato a martellare la società sul tema della flessibilità con lo scopo di far percepire il lavoro flessibile come una necessità del nuovo mercato del lavoro globalizzato.

    A rendere tutto operativo ci pensa poi la legge 30 del 2003, comunemente detta Legge Biagi, che introduce ben 47 tipologie di contratti flessibili, relegando il lavoratore medio ad essere un precario a vita.

    Gli uffici di collocamento chiudono e nascono le agenzie per il lavoro interinale, che di fatto fanno da tramite tra la domanda dei disoccupati (dilagante in Italia) e l’offerta dei datori di lavoro. La tipologia di rapporto di lavoro somministrata ha sempre durata temporanea. Con l’introduzione della Legge Biagi il lavoro interinale venne abrogato e sostituito dalla nuova figura della somministrazione di lavoro. Vediamola nel dettaglio, insieme agli altri principali contratti di lavoro precari.

    Con il contratto di somministrazione siamo davanti a un vero e proprio affitto dei lavoratori a una data azienda, da parte di una agenzia riconosciuta dal Ministero del Lavoro (gli artt. da 20 a 28 del d.lgs 276 2003 regolamentano la materia). I soggetti coinvolti sono tre: lavoratore, azienda pubblica o privata (utilizzatore), agenzia per il lavoro autorizzata (somministratore) che stipula un contratto con un lavoratore. In questo caso a essere stipulati sono due diversi contratti: il contratto di somministrazione di lavoro, concluso tra somministratore e utilizzatore, e il contratto di lavoro concluso tra somministratore e lavoratore.

    Il contratto di lavoro occasionale è caratterizzato dal vincolo temporale e dal vincolo economico, per cui disciplina un rapporto di lavoro di durata non superiore a 30 giorni, dove il rimborso da parte di un medesimo committente non può superare i 5000 euro.

    Il contratto a progetto o contratto di collaborazione a progetto (co.co.pro.), ancora conosciuto come contratto di collaborazione contributivo per programma, progetto o fase di esso, ha preso il posto del contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) modificato dalla Legge Biagi. La trattativa fra datore di lavoro e lavoratori è spesso iniqua in quanto le due figure coinvolte non hanno lo stesso potere contrattuale. La mancanza di un contratto nazionale può determinare a volte condizioni a sfavore del lavoratore. Il contratto a progetto, infatti, contiene un compenso lordo comprensivo di tasse, contributi INPS e assicurazione, e la modalità di erogazione non è necessariamente mensile. Insieme alla collaborazione a partita iva è una delle classiche forme di impiego usate maggiormente nell’ambito del Body Rental e più in generale nell’esternalizzazione.

    Il contratto di lavoro a tempo parziale, o contratto di lavoro part-time, disciplina un lavoro subordinato caratterizzato da un orario di lavoro ridotto rispetto a quello ordinario o full-time (tempo pieno) che è generalmente di durata di 40 ore settimanali. La riduzione dell’orario di lavoro può essere i tipo orizzontale (il lavoratore lavora tutti i giorni a orario ridotto), verticale: (il lavoratore lavora a tempo pieno, ma solo in alcuni giorni della settimana, del mese, o dell’anno), o misto (quando vi è la combinazione delle due modalità tra part-time orizzontale e verticale). Con la Legge Biagi è prevista maggiore flessibilità nella gestione dell’orario di lavoro e minori vincoli per la richiesta di prestazione di lavoro supplementare, lavoro straordinario nonché per la stipulazione di clausole flessibili o elastiche.

    Il contratto di lavoro ripartito, anche conosciuto come job sharing, è una tipologia di contratto di lavoro che impiega due lavoratori distinti per svolgere la medesima mansione. Val la pena soffermarsi su un paio di criticità a proposito di questo contratto. Ad esempio se uno dei contraenti è assente da luogo di lavoro, anche per cause di forza maggiore, quali sciopero o malattia, gli altri sono obbligati in solido a coprire il relativo turno di lavoro, senza maggiorazioni per lavoro straordinario. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cessa anche per l’altro.

    Il contratto di lavoro intermittente, o lavoro a chiamata (job on call) stabilisce che un lavoratore sia a disposizione di un datore di lavoro per lo svolgimento di una prestazione di lavoro “su chiamata”. Tale tipologia di contratto in genere si stipula quando vi è la necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni a carattere discontinuo, ad esempio durante i fine settimana, le ferie estive e le vacanze pasquali e natalizie. Al lavoratore “intermittente” deve essere garantito, a parità di mansioni svolte, il medesimo trattamento normativo, economico e previdenziale riconosciuto ai colleghi di pari livello, ovviamente in relazione al periodo di lavoro svolto.

    I contratti di solidarietà, o contributi di solidarietà, prevedono la riduzione del monte ore e della retribuzione spettante al lavoratore. Il contratto di solidarietà è stato posto in essere per evitare i licenziamenti individuali e collettivi, distribuendo il risparmio di ore lavorate sulla totalità della forza-lavoro, seguendo lo slogan “lavorare meno per lavorare tutti“. È anche uno strumento contrattuale per mantenere le diverse professionalità all’interno delle aziende, evitandone la chiusura o la delocalizzazione.

    Il contratto di lavoro a tempo determinato è anche conosciuto come contratto a termine. Come è evidente, questo tipo di contratto ha una scadenza stabilita, al raggiungimento della quale il rapporto di lavoro si interrompe automaticamente. Dal punto di vista giuridico ci troviamo davanti a un elemento accessorio del contratto di lavoro subordinato. In genere i contratti di lavoro a termine vengono utilizzati dai datori di lavoro semplicemente per aggirare le norme sui licenziamenti, tenere i lavoratori sotto il ricatto del rinnovo della collaborazione e pagare meno contributi. Altro argomento è il lavoro nero, precario per sua stessa natura, che però crea problematiche differenti riguardo la legalità, la sicurezza, lo sfruttamento. La regolamentazione del Contratto a termine, è stata modificata recentemente con il Jobs Act varato dal Governo Renzi.

    Renzi ha spiegato che tipo di riforma ha in mente: “Quando hai un disoccupato non devi fare una battaglia ideologica sull’articolo 18, ma devi fare in modo che trovi un lavoro“. Da qui l’obiettivo, oltre all’abolizione dell’articolo 18, anche di cancellare i vari tipi di contratti che hanno favorito il precariato in Italia. “Cancelliamo il precariato e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato la forma prevalente del lavoro – ha detto il premier – non voglio che la scelta di licenziare o assumere sia in mano ad un giudice, deve essere in mano all’imprenditore“.

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