Codice Semplificato del Lavoro? E’ sempre più necessario

Avvocato Giuslavorista in Economia, Lavoro
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25 September 2014 alle 17:22 in Economia, Lavoro
    Codice Semplificato del Lavoro? E’ sempre più necessario

    La legislazione italiana negli ultimi quindici anni è stata caratterizzata da una forte complessità normativa: troppe norme, troppe complesse, originate da troppe fonti e cambiate molto velocemente. Tale complessità ha comportato da parte delle aziende, sia in crisi sia da parte di quelle che godono di “ottima salute”, un approccio prudente verso l’assunzione dei lavoratori, consapevole dell’enorme carico dei costi e burocrazia che accompagna ogni contratto.

    Forte e sempre più sentita è, infatti, l’esigenza di semplificare e rendere comprensibile un quadro regolatorio del lavoro che ha smesso di funzionare da tempo e che, paradossalmente, non soddisfa nessuna delle due parti del rapporto di lavoro. A tal proposito si accoglie con favore la Riforma n. 78/2014, (c.d. Riforma Poletti) entrata in vigore il 28 Maggio 2014 e primo pilastro del Jobs Act del Premier Matteo Renzi la cui finalità è quella di abbattere tutti quegli ostacoli di regole inutili che si frappongono fra domanda e offerta di lavoro.

    Ripercorriamo le tappe del progetto!

    Cos’è il Codice Semplificato del Lavoro?

    L’idea del Codice semplificato del lavoro, si origina da una mozione approvata dal Senato quasi all’unanimità il 10 novembre 2010, ripresa dal Governo italiano nel documento Destinazione Italia pubblicato nel settembre 2013 ed infine nel documento Impegno Italia 2014 del 12 febbraio di quest’anno. Semplificare per ricordare che il lavoro è un diritto espressamente riconosciuto e garantito dalla nostra Costituzione, rammentare alle persone nuovamente che sono parte di una collettività. Semplificare serve per ridefinire in primis la dimensione sociale dell’individuo, inteso come portatore di esperienze, di valori, di kown-how nuovo e vario. Non solo.

    Semplificare vuol dire cambiare la cultura del lavoro, per permettere alle nuove generazioni e non solo di comprendere il significato e l’importanza di fare parte di una realtà aziendale o di una dimensione lavorativa in generale attraverso la partecipazione del singolo lavoratore all’impresa. Coinvolgere il lavoratore nelle dinamiche aziendali significa cambiare la cultura di fare impresa.

    Ecco allora, che in tale contesto si inserisce l’esigenza di un Codice Semplificato. Ridimensionare il numero e le tipologie contrattuali ad oggi presenti nel nostro panorama legislativo e procedere ad una progressiva eliminazione di Note/Circolari Ministeriali, Testi Unici, che complicano inutilmente il lavoro del Giuslavorista, del Consulente o dell’Avvocato. Una tale impostazione dovrebbe invece garantire e coadiuvare ad una corretta interpretazione del diritto del lavoro.

    In tal senso nelle varie proposte al Senato sembra essere emersa l’idea di ridefinire il concetto di lavoro parasubordinato. La parasubordinazione è stata disciplinata per la prima volta nel nostro ordinamento con il D.lgs n 276/2003 (c.d. Riforma Biagi) che ha introdotto nuove tipologie contrattuali quali il contratto a prestazioni coordinate e continuative (i c.d. co.co.pro) e il contratto di Agenzia per gli Agenti e i rappresentanti di commercio.

    L’uso distorto di tale tipologia contrattuale, spesso utilizzato nella prassi lavorativa per mascherare rapporti di lavoro apparentemente instaurati con il requisito della coordinazione o dell’autonomia ma di fatto subordinati, ha fatto sorgere l’esigenza di ridisegnare i confini fra rapporto di lavoro subordinato e dipendenti e di modulare le tutele in modo da garantire una soglia minima di protezione a tutti i rapporti aventi per oggetto una attività lavorativa tramite l’introduzione del salario minimo legale.

    Potenziare il contratto di apprendistato, già regolato da un apposito testo unico e ripartire da una ridefinizione del concetto di formazione. A tal proposito si è auspicata una riscrittura dell’art 117 della Costituzione con l’intento di superare la competenza regionale in materia a favore di una formazione trasversale da parte dei giovani iscritti ai centri per l’impiego precedentemente all’ingresso in azienda.

    Definire una compiuta disciplina della durata, del periodo di prova e del sotto inquadramento; Estendere il contratto di apprendistato anche alle professioni ordinistiche. Il Codice prevede anche di spostare l’asse della contrattazione di settore dal livello nazionale al livello territoriale (regionale), prevedendo per le aziende di grandi dimensioni e multilocalizzate la creazione del contratto collettivo di gruppo alternativo al contratto collettivo territoriale.

    Insomma riscrivere un Codice che sia in grado di apprestare tutela al lavoratore inserito in un sistema di mercato inclusivo moderno e dinamico. Quale occasione migliore?