Consumi delle famiglie 2014: gli italiani rinunciano a tutto

Consumi delle famiglie 2014: gli italiani rinunciano a tutto
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    Consumi delle famiglie 2014: gli italiani rinunciano a tutto

    I consumi delle famiglie nel 2014 scendono in picchiata, fotografando un Belpaese sempre meno bello. Secondo il rapporto Coop 2014Consumi e distribuzione‘, l’Italia è ancora in crisi profonda, tanto che dal 2007 ad oggi gli italiani hanno perso 2.700 euro pro capite di reddito disponibile. In soli 7 anni sono andati in fumo circa 15 punti di Pil, come dire: 230 miliardi di euro. Così, per arrivare a fine mese, gli italiani rinunciano alla qualità del cibo, ma non solo.

    L’Italia della rinuncia: si traduce così questo ultimo studio Coop, presentato a Milano, che segna la fine delle aspettative di ripresa dello stato dell’economia italiana. Dal rapporto delle Coop, infatti, emerge anche che i cittadini sono scontenti: il 77% degli italiani giudica pessima la qualità della vita in Italia.

    I consumi non riprendono, sempre dalla ricerca apprendiamo che, il 25% della popolazione residente nel Mezzogiorno non può permettersi un pasto proteico nemmeno una volta ogni due giorni. E il pasto fuori casa, ormai, non sembra essere più in voga.

    Il simbolo di queste rinunce passa anche per lo stadio. Gli abbonamenti per la stagione calcistica sono in picchiata.

    Gli italiani cercano di risparmiare, ma non ci riescono. E sembra che il bonus Irpef di Renzi, con i suoi 80 euro mensili per i redditi sotto un imponibile di 25mila euro annui, sia servito a ben poco. Infatti il 24% dei giovani non lavora e studia. Il 43% delle famiglie italiane non ce la fa a sostenere spese impreviste di 800 euro, e il 14% non riesce a pagare affitti, mutui e bollette. Il 70% non è contento della propria situazione economica e l’83% non fa acquisti di abbigliamento se non durante il periodo di saldi. Se non bastasse, il 21% non riesce a riscaldare adeguatamente l’abitazione.

    Per quanto riguarda i consumi alimentari, dal 2007 ad oggi si sono persi 100 miliardi di euro, nonostante le campagne di sconti e promozioni delle insegne della gdo.

    La vera svolta è online, il 46% degli italiani utilizza internet in mobilità per una media di 2 ore al giorno, ma sono collegati in rete in totale per quasi 5 ore al giorno. Qui l’e-commerce è cresciuto del 20,4% solo nell’ultimo anno.

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    Secondo quanto riportato nel Diario della transizione del Censis, il 33% degli italiani teme di diventare povero. E solo il 30% sente di avere le spalle coperte dal sistema di welfare (in Europa in numeri sono: 58% in Spagna, 61% nel Regno Unito, 73% in Germania e 74% in Francia). In un contesto così difficile, con crescita e occupazione che non ripartono – si legge nel documento – gli italiani pensano sia essenziale proteggersi in caso sopravvenga una malattia, la perdita del lavoro o semplicemente per fronteggiare le spese impreviste”. Negli anni della crisi gli italiani hanno preferito tenere i soldi cash o fermi sui conti correnti, a disposizione per ogni evenienza.

    La massa finanziaria, spiega il Censis, è passata dai 975 miliardi di euro del 2007 ai 1.209 miliardi nel marzo 2014, con un incremento del 9,2% in termini reali. Oggi costituiscono il 30% del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie, mentre erano solo il 25% nell’anno prima della crisi. Incertezza, paura, cautela spingono gli italiani a tenere i soldi vicini, subito pronti all’occorrenza e per tamponare i rischi.

    Nello stesso periodo sono aumentati anche i soldi accantonati con assicurazioni e fondi pensione: +125 miliardi di euro (+7,2%). Meno redditi, meno investimenti – afferma il Censis -, zero consumi, più risparmi: questo il trend degli italiani al tempo della crisi.

    Secondo il Codacons, dal 2007 a oggi i consumi in Italia sono diminuiti di 80 miliardi di euro. In 7 anni è raddoppiato il numero dei disoccupati e ogni famiglia ha ridotto mediamente gli acquisti per oltre 3.300 euro, un taglio dei consumi pari a circa 1.300 euro a testa, neonati compresi. Tra i settori più colpiti dalla spending delle famiglie figurano i trasporti (-23%), abbigliamento e calzature (-17%), mobili per la casa ed elettrodomestici (-12%). Si riducono anche i consumi primari con gli alimentari che scendono del -11,5%.

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