Turismo selvaggio: i danni in Italia e nel mondo

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    L’ultimo episodio dell’estate 2014 che esemplifica i danni del turismo selvaggio arriva da Gallipoli, perla della Puglia. Un video, postato sui social network, che riprende una giovane coppia mentre fa sesso sulla spiaggia cittadina, trasformata in un campeggio abusivo. Immagini di ragazzi addormentati per strada ubriachi, risse tra turisti, sporcizia e rifiuti ovunque: una situazione che è diventata insostenibile per gli abitanti della splendida cittadina che hanno deciso di reagire, creando un Comitato per la Liberazione di Gallipoli, con tanto di pagina Facebook che racconta il degrado della città durante il mese di agosto. I gallipolini si sono fatti sentire anche dall’autorità cittadine, con una manifestazione sotto il Comune, indossando una maglia bianca, per chiedere il ripristino della legalità e sicurezza. L’esempio di Gallipoli è solo l’ultimo: da Venezia a Firenze, passando per Barcellona, i danni del turismo selvaggio in Italia e nel mondo sono ormai sotto gli occhi di tutti.

    Anche l’estate di Venezia è stata costellata di vicende che hanno visto protagonisti negativi i tanti turisti, soprattutto stranieri, che affollano i canali della splendida laguna. Chi ha fatto il bagno con tanto di tuffi nei canali, chi orinava nei cestini dei rifiuti, auto e moto nelle zone pedonali, fino a una coppia beccata ad amoreggiare nei pressi del Ponte degli Scalzi.

    Stessa cosa a Firenze, altra meta amatissima dai turisti di tutto il mondo. Anche qui le scene di degrado si sono moltiplicate, tra ubriachi che bivaccano per le strade del centro, giovani e non che fanno sesso per le vie della città, firme e graffiti sui monumenti e le case della città, le fontane trasformate in docce comuni, fino al turista che si è spogliato in una sala degli Uffizi.

    A proposito di nudità, le foto dei tre ragazzi italiani che a Barcellona si sono denudati in un market, uscendo come mamma li ha fatti per le vie del quartiere di Barceloneta, hanno fatto il giro del web. Anche in questo caso gli abitanti si sono ribellati, chiedendo più sicurezza e controllo nei periodi in cui la città è invasa dai turisti. In molti hanno additato come causa principale il turismo low cost: grazie all’abbassamento dei prezzi, sempre più persone hanno la possibilità di raggiungere le mete più ambite, aumentando in percentuale il rischio di situazioni di degrado.

    Il turismo low cost è sicuramente una delle cause, ma non è la sola. Come a Barcellona, anche in molte località turistiche nostrane gli stessi esercenti e abitanti cercano di sfruttare l’invasione di turisti. Spuntano così appartamenti in affitto in nero, con costi bassi (danneggiando così chi di turismo vive e lo fa con professionalità), bar che propongono drink e superalcolici a prezzi bassi per accaparrarsi i più giovani, costi di gelati, caffè e cappuccini che salgono invece alle stelle, arrivando a pagare cifre assurde per un cono gelato. A rincarare la dose, la situazione delle strutture turistiche nostrane. Nel Paese più bello del mondo, il turismo si è sviluppato più con iniziative private che secondo una logica professionale: a partire dai primi anni Duemila, il panorama delle strutture turistiche è migliorato, si è dato una veste più coerente con modelli di sviluppo, ma senza una politica di pianificazione degna di questo nome e con infrastrutture ancora carenti.

    Non è solo l’Italia e l’Europa a subire i danni del turismo selvaggio. L’allarme è arrivato anche dalle più note località del mondo, anche le più impervie. Il Nepal ha dovuto dichiarare guerra alla spazzatura che i turisti lasciano lungo le vie per salire sull’Everest: la situazione era talmente critica che nel 2013 il governo ha messo l’obbligo di ripulire le vette, riportando a valle, oltre ai propri rifiuti, almeno 8 kg di spazzatura trovata lungo le vie. Oggi, per accedere alle vette più alte del mondo, viene richiesta una cauzione di circa 2.900 euro che verrà ridata solo alla riconsegna della spazzatura.

    Altro sito alle prese con il turismo di massa è Machu Picchu. Con l’aumento dei turisti, il delicato sito archeologico deve fare i conti con la proliferazione di operatori turistici irregolari che non permettono il controllo degli ingressi. Questo porta a un aumento della produzione di rifiuti, abbandonati per le vie del sito, i terreni si erodono a velocità maggiore e portano conseguenze devastanti per la popolazione locale, con le piogge che non incontrano più resistenza.

    Il turismo low cost è una piccola grande rivoluzione per la nostra società. L’abbassamento dei costi ha infatti permesso a più persone di poter viaggiare, aumentando il volume di turisti tradizionali a cui si sono aggiunti anche i “nuovi” turisti provenienti dalle economie emergenti. Basti pensare alla Cina dove la crescita economica ha permesso a milioni di cinesi di varcare i confini nazionali: gli ultimi dati relativi ai visti richiesti per l’Italia, relativi ai primi cinque mesi del 2014 sono stati 145mila, di cui 121.100 (l’82,4%) per turismo. Un aumento del 42,4% solo rispetto all’anno passato.

    Più mobilità, più turisti, più possibilità per più persone di conoscere il mondo: quella che dovrebbe essere una delle rivoluzioni più positive per la crescita del genere umano si sta trasformando in un incubo. La maleducazione, quel senso di onnipotenza che fa pensare al turista medio che tutto gli è dovuto, ma soprattutto la mancanza di rispetto per le normali regole civili, il tutto moltiplicato per milioni di volte: a ciò si aggiunge una mancata pianificazione professionale del turismo, soprattutto in località delicate per il loro ecosistema e le opere d’arte, e i soliti sciacalli che cercano di sfruttare ogni occasione senza pensare alle conseguenze.

    La vera soluzione, oltre a un turismo sempre più professionale ed ecologico, è semplice e banale: i turisti, devono essere educati e rispettosi dei luoghi, delle persone, delle opere d’arte e delle abitudini. Solo con la cultura e il rispetto il turismo diventerà una miniera d’oro per tutti.