Pensioni statali novità 2014: Renzi pensa alla sua riforma

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    Pensioni statali novità 2014: Renzi pensa alla sua riforma

    Novità per le pensioni. Già il Governo era intervenuto sugli statali. Adesso vuole “rivoluzionare” il sistema, arrivando a dei pensionamenti flessibili. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti intende trovare gli strumenti adeguati alle differenti situazioni. Il ministro ha detto che si deve fare una distinzione fra esodati e situazioni particolari, come quelle di chi, ad esempio, ha perso il lavoro in età avanzata, ma non tale da poter accedere alla pensione. Per questo un cambiamento nel senso della flessibilità andrebbe ad incidere sulle norme stabilite dalla legge Fornero.

    Poletti ha fatto il punto anche sulle risorse per la cassintegrazione in deroga, spiegando che sono stati stanziati 800 milioni di euro e contemporaneamente si è cercato di trovare nuove fonti e altre risorse finanziarie, in particolare ulteriori 600 milioni di euro.

    Le novità riguardano anche i dirigenti, che potranno usufruire del pensionamento d’ufficio, a patto che abbiano più di 62 anni e che abbiano raggiunto il limite massimo dei contributi, che consiste in 41 anni e 6 mesi per le donne e in un anno in più per gli uomini. Le nuove norme si rivolgono anche agli insegnanti esodati per mezzo della legge Fornero.

    Tante sono le novità introdotte con la modifica effettuata nel corso del primo passaggio in Parlamento del decreto che riguarda la riforma della Pubblica Amministrazione. In particolare si punta ad un rinnovamento della staffetta generazionale, che dovrebbe risultare maggiormente semplice e più efficace.

    La pensione d’ufficio

    In generale non sarà possibile raggiungere i 66 anni per la pensione di vecchiaia. I dirigenti statali potranno andare in pensione d’ufficio a partire dai 62 anni, secondo la decisione della Commissione Affari Costituzionali della Camera. Per andare oltre questa età bisognerà specificare una motivazione “con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi”. Inizialmente si pensava ad un’eccezione per i medici e i professori universitari (in questi casi l’età prevista era di 68 anni). Successivamente con un emendamento sono stati rivisti i limiti di età, eliminando il tetto dei 68 anni e comunque facendo restare le soglie previste per gli altri dipendenti pubblici, pari a 62 anni. In questo modo anche i dirigenti potranno essere pensionati con quattro anni di anticipo rispetto alle norme previste dalla legge Fornero. Sono stati eliminati i benefici per le vittime del terrorismo.

    Gli insegnanti “quota 96”

    Il testo iniziale aveva previsto delle novità anche per gli insegnanti che, a causa della riforma Fornero, non hanno potuto rivolgersi alla pensione. Si tratta di 4.000 docenti che dovevano andare in pensione due anni fa, ma che, a causa di un errore nella legge, non hanno potuto farlo perché sono stati cambiati i requisiti. Si era pensato che nel momento in cui il nuovo decreto sarebbe diventato legge, anche questi lavoratori avrebbero potuto effettuare la richiesta di andare in pensione a partire dall’1 settembre. I professori della cosiddetta “quota 96”, dopo aver presentato la domanda, avrebbero dovuto attendere al massimo 15 giorni per ottenere una risposta da parte dell’Inps. L’istituto avrebbe dovuto effettuare un monitoraggio delle richieste e assegnare un numero in base all’età anagrafica e all’anzianità contributiva. Se le richieste avessero superato il numero di 4.000, quelle in più non sarebbero state prese in considerazione. Questa possibilità è stata cancellata dal testo di legge con un emendamento successivo. Lo ha annunciato lo stesso ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. Il tutto è stato ratificato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

    La mobilità

    Nuove regole anche per quanto riguarda la mobilità dei dipendenti pubblici, che potranno essere trasferiti da un ufficio ad un altro anche senza una motivazione adeguata. Un emendamento specifico annulla quanto prevede il Codice Civile, che spiega che per uno spostamento di questo genere sono necessaria “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”. Con l’entrata in vigore della nuova legge non sarà necessario giustificare il trasferimento, a patto che quest’ultimo avvenga entro i 50 chilometri di distanza.