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Debiti con Equitalia: pignorati e venduti all’asta anche gli animali domestici?

Debiti con Equitalia: pignorati e venduti all’asta anche gli animali domestici?
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    Debiti con Equitalia: pignorati e venduti all’asta anche gli animali domestici?

    Cani e gatti possono essere pignorati, messi all’asta come qualsiasi oggetto di proprietà in casi di debiti con Equitalia. La notizia torna di attualità dopo aver già scosso l’opinione pubblica lo scorso anno, riportata da vari quotidiani. Quando il 16 aprile 2013, un ufficiale giudiziario, intervistato dalla trasmissione Ballarò, ammise che si possono pignorare anche i cani, lo stupore fu globale, tra associazioni e ambienti animalisti e proprietari di piccoli animali domestici. Davvero Equitalia può pignorare cani e gatti a chi ha debiti? Tutto è ancora da chiarire, anche se al momento sembra proprio così.

    Già all’epoca della trasmissione di Rai Tre, ci furono proteste e sollevazioni da parte di animalisti e proprietari di piccoli animali domestici. Lo stesso funzionario intervistato, mandò una lettera alla redazione del programma per chiarire che, se in linea teorica era possibile pignorare cani e gatti, nella sua carriera non l’aveva mai fatto, evidenziando il vuoto normativo per “l’impignorabitità degli animali domestici non tenuti a scopo patrimoniale o lucrativo”.

    Vediamo cosa dice l’impianto normativo attuale e se qualcosa si sta muovendo. Gli animali domestici come cani e gatti vengono considerati al pari di una “res”, una cosa di proprietà delle famiglie, senza tener conto della funzione sociale ed emotiva che rivestono all’interno di un ambiente domestico. Chi ha un piccolo animale sa quanto rientri nella vita di una famiglia, ma la legge italiana non riconosce ancora la loro “sensibilità” come essere senzienti ed è qui l’inghippo normativo che farebbe scattare il pignoramento.

    Cani e gatti vengono riconosciuti a livello legislativo in relazione al padrone e non in sé. Anche le leggi sul maltrattamento puniscono il “sentimento per gli animali” e non i sentimenti degli animali. La legge all’articolo 544-ter del Codice Penale si rivolge alla sensibilità degli esseri umani nei confronti degli animali (un passo avanti rispetto alla vecchia normativa che tutelava il comune senso di pietà), ma non riconosce cani e gatti come essere senzienti. Da qui il passaggio a cose di proprietà che, al pari di una tv o un’automobile, possono essere pignorati in caso di debiti.

    In realtà, la situazione è più complessa ed è resa difficile dalla carenza di leggi chiare anche su questo aspetto. La procedura dichiara pignorabili tutte le cose del debitore, cioè beni che hanno una valutazione economica. Qui la prima difficoltà, ossia il dare valore economico a un animale domestico come un cane e un gatto, cosa che invece accade per gli animali da stalla come cavalli, mucche, pecore e simili.

    In più c’è la “ritorsione sull’affetto” da tenere in considerazione. Per legge, non si può pignorare qualcosa che porti a una ritorsione psicologica sul debitore, escludendo quindi tutti gli oggetti di valore emotivo, come le fedi nuziali.

    Pignorare un animale domestico sembra quindi molto difficile anche se non impossibile. A questo si aggiunge il disegno di legge presentato a Camera e Senato in cui si chiede la modifica del codice civile, in particolare del Titolo XV -bis del libro 1, riguardo gli animali domestici. “Art. 455-bis. – (Tutela giuridica degli animali). – Gli animali sono esseri senzienti”. “Art. 455-sexies. – (Disposizioni sul pignoramento). – Gli animali familiari sono impignorabili e non possono essere messi all’asta giudiziaria”: questo è il testo del disegno di legge. Che fine abbia fatto però ancora non è chiaro.

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