Tasse conto corrente 2014: Renzi vara la patrimoniale mascherata

da , il

    Tasse conto corrente 2014: Renzi vara la patrimoniale mascherata

    Scattano delle nuove tasse sul conto corrente 2014. Il Governo Renzi ha varato quella che a tutti gli effetti possiamo definire come la patrimoniale mascherata. L’aliquota sulle rendite finanziarie salirà dal 20 al 26%. Infatti il ministro Padoan e il Premier vogliono riportare la tassazione italiana sui livelli europei, in modo da regolamentare il settore e alleggerire quello che dovrebbe essere il carico fiscale per le famiglie e per le imprese. Chi ha trascorso molto tempo a cercare di utilizzare i tassi più remunerativi potrebbe anche ricavarne un danno, a partire dall’1 luglio, quando scatterà questa tassa aumentata sulle rendite finanziarie.

    Già altri provvedimenti sono stati presi in questo senso. Basti ricordare l’aumento dei bolli del 2011 e l’incremento delle aliquote dal 12,5 al 20% nel 2012. E poi ancora l’incremento dell’imposta di bollo dallo 0,15 allo 0,20%. Tutti e tre questi aumenti, se presi complessivamente, formano una vera e propria patrimoniale.

    Le cifre

    Secondo le prime stime, il rincaro per un conto corrente medio sarà di circa un euro all’anno. Il tasso di interesse medio applicato ai conti correnti corrisponde a circa 15,5 euro l’anno, anche perché questi prodotti finanziari non vengono usati per gli investimenti. Con la tassazione aumentata dal 20 al 26%, a partire dall’1 luglio, si avranno 0,93 euro in più all’anno. Se si hanno giacenze più alte, i costi tendono a salire. Per un conto corrente tra 10.000 e 50.000 euro, si dovrebbero pagare 2,3 euro in più l’anno. Fino a 250.000 euro, 26,1 euro; oltre questo limite si può arrivare anche a 169,2 euro l’anno in più.

    Che cosa fare

    In molti si chiedono che cosa fare di fronte ad una situazione di aumento di questo genere, che sicuramente, in tempi di crisi, si configura come impopolare. Ci sono delle alternative? Conviene vendere i titoli o ritirare le somme versate? Gli esperti assicurano che tutto dipende anche dall’entità e dalla natura degli investimenti. Ad esempio, per quanto riguarda i titoli, se i costi di transazione sono bassi, si potrebbero vendere entro giugno, pagando così il 20% di tasse, e poi ricomprarli dopo l’1 luglio. Per ciò che concerne i conti deposito, la scelta potrebbe essere quella di ritirare in anticipo l’importo versato. Non sempre tutto ciò è possibile, perché ci possono essere conti vincolati e, in questo caso, se si ritira l’importo prima del limite, si possono perdere tutti gli interessi maturati.