Curriculum per l’estero: come farlo per trovare lavoro

Curriculum per l’estero: come farlo per trovare lavoro
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    Curriculum per l’estero: come farlo per trovare lavoro

    Sono tanti gli italiani che hanno già provveduto a trasferirsi all’estero o che hanno in progetto di lasciare il Paese alla ricerca di migliori occasioni di lavoro e di vita che talvolta solo l’estero è in grado di offrire. Oggi dunque ci rivolgiamo a tutti quegli italiani che stanno meditando su questa scelta e che sono forse alle prese con la stesura del curriculum per l’estero. Ecco come farlo per trovare lavoro.

    Stando al parere di Mildred Talabi, consulente e autrice del libro Sette chiavi per un CV vincente, scrivere un curriculum richiede un tempo medio di circa 30 secondi. Ma vediamo nel dettaglio alcuni consigli che è forse utile tenere bene a mente nella stesura del curriculum vita per l’estero.

    L’inglese è ovviamente indispensabile per lavorare all’estero ma Isabelle Lhuillier, responsabile Career service dell’Università Bocconi, consiglia anche di utilizzare la lingua locale se i futuri datori di lavoro la richiedono. Nel presentarsi, il linguaggio deve essere corretto anche nella terminologia di riferimento: vanno tradotti secondo il sistema a cui ci si presenta, soprattutto se anglosassone, anche i titoli di studio e le votazioni. Secondo un sondaggio dell’albionica Università di Kent, conviene poi controllare due volte spelling e grammatica: in più della metà dei casi un CV verrebbe scartato a prima vista per colpa dei refusi. Attenzione anche alla nazione a cui si invia il curriculum perché una stessa lingua può differenziarsi, come l’inglese americano dal british e lo spagnolo iberico da quello messicano: se possibile, fate controllare il CV da una persona madrelingua.

    Secondo l’Università di Kent la presenza di una lettera porterebbe il 10% di attenzione in più. “Un’introduzione ben fatta è come fascetta pubblicitaria sul retro del libro: invoglia il reclutatore a leggere il resto del CV”, spiega la Talabi al Guardian. “In non più di due o tre frasi bisogna dire chi si è, cosa si è raggiunto e quali sono le proprie qualità”. Nella maggior parte dei casi queste informazioni si scrivono nel corpo della mail con allegato il CV vero e proprio; in altri, invece, una breve introduzione precede la descrizione della propria carriera nello stesso documento.

    È fondamentale che chi legge possa vedere a colpo d’occhio la carriera e le qualità del candidato per questo sono “vietati” i CV che superano le due facciate di un foglio A4. In caso contrario 20 documenti su 100 finiscono nel cestino.

    “Evitare il modello europeo, è troppo lungo e si fatica a trovare le informazioni rilevanti”, è questo quanto spiegano i consiglieri della Bocconi, e non solo loro. Meglio utilizzarlo solo se espressamente richiesto, come in genere avviene nelle agenzie istituzionali dell’Ue.
    La tipologia più utilizzata rimane quella cronologica, che illustra dalla più recente alla più vecchia le esperienze di lavoro e di formazione: “È la migliore opzione per un giovane che non ha molte esperienze alle spalle”, spiega Lhuillier del Career service. “Il formato skilled-based, che mette per prime le competenze subordinando studi e simili, è di tipo americano ed è più adatto a chi ha avuto diverse esperienze di lavoro”, mettendo in evidenza i risultati raggiunti.

    Tra i trucchi per presentarsi al meglio Hava Gabor, ungherese con alle spalle esperienze di lavoro in Italia e Singapore e di tutor nella stesura di CV, consiglia di osservare ancora una volta lo Stato di destinazione; in America, per esempio, non si indicano il sesso o l’età per evitare forme di discriminazione. È bene anche descrivere brevemente i precedenti datori di lavoro, che potrebbero essere sconosciuti al nuovo datore di lavoro: “Nel mio curriculum per Singapore, dopo aver scritto che ho lavorato per Unicredit, ho specificato Maggiore banca commerciale europea con 9.400 filiali; 157.000 dipendenti; operazioni in 22 Paesi”. Per quel che riguarda gli esami sostenuti all’università, è bene riportare solo quelli internazionali; meglio scrivere di aver fatto un Erasmus, invece, e indicare le esperienze all’estero. Dal punto di vsta della grammatica, evitare i “ma” e le frasi negative.

    Nella speranza che questi consigli possano esser stati d’aiuto nella stesura del vostro Cv, non resta che augurare in bocca al lupo e finger crossed per gli italiani in partenza.

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