Muro della gentilezza: dall’Iran a Bologna, la solidarietà è virale

Un modo solidale di riciclare ciò che non si usa più

da , il

    Muro della gentilezza: dall’Iran a Bologna, la solidarietà è virale

    Wall of kindness, ovvero Muro della gentilezza: si tratta di una iniziativa caritatevole partita dall’Iran che in poco tempo ha oltrepassato i confini nazionali diffondendosi in tutto il mondo, e arrivando anche in Italia. Il messaggio è semplice: se hai qualcosa, qualsiasi oggetto, che non ti serve più, puoi appenderlo per aiutare altre persone che invece ne hanno bisogno. Dall’abbigliamento ai giocattoli al cibo, tutto può essere riciclato e donato agli altri, in una sorta di beneficenza senza denaro.

    Pare che il primo muro della solidarietà sia stato realizzato a Mashhad, una città nel nord dell’Iran. I primi esemplari erano piuttosto semplici, composti da ganci e da un cartello recante la scritta ”Se non ti serve, lascialo appeso. Se ne hai bisogno, prendilo”. Il successo dell’iniziativa è stato enorme, tanto che un po’ in tutto il mondo abbiamo assistito alla nascita di questi muri della gentilezza.

    Anche in Italia abbiamo i ”nostri” muri solidali, ad esempio abbiamo visto a Parma la creazione di ben due muri della gentilezza, il primo è sorto nel quartiere popolare e multietnico dell’Oltretorrente, ma siccome violava il regolamento comunale, ha avuto vita breve, perché è stato rimosso. Un altro muro poi è sorto poco dopo in borgo delle Colonne, nel cuore del centro storico, dove su alcuni fili stesi la gente ha appeso di tutto, dai vestiti, ai cd al cibo da donare ai bisognosi.

    Di recente anche a Bologna è nato un nuovo muro della bontà, stavolta nei pressi di un asilo nido (La Trottola), dove i bimbi più piccoli imparano fin da subito a capire quanto sia importante la condivisione, la solidarietà e aiutare il prossimo. Dal Comune plaudono l’iniziativa ”Tutti i cittadini sono invitati sono a donare qualcosa che magari non serve più (impacchettata, perché non sia sciupata dalle intemperie). Chi ne ha realmente bisogno può liberamente scegliere di portare a casa, per i propri bambini, un dono, nell’ottica della riduzione degli sprechi, della condivisione civica e della promozione sociale”.