Paesi dove è vietato morire

Paesi dove è vietato morire
da in Curiosità, Storie pazzesche
Ultimo aggiornamento: Martedì 10/11/2015 12:15

    Esistono sparsi nel mondo dei luoghi precisi dove è espressamente e categoricamente vietato morire. Siete curiosi di conoscere le città dove c’è il divieto assoluto di morire? Se la vostra risposta è sì, allora non perdete altro tempo e proseguite la lettura sfogliando le pagine seguenti. Anche se vi sembra assurdo, è tutto vero. Nel mondo, quindi, al momento, ci sono dieci posti dove è vietato morire. E ben due paesi si trovano addirittura proprio in Italia. Andiamo a scoprire dove sono.

    L’isola Itsukushima si trova in Giappone e ospita meno di 1800 abitanti. Fin dal 1878 è vietato nascere e morire. Secondo la religione shintoista si tratta infatti di un’isola sacra. Le donne incinte o le persone anziane o malate devono dunque lasciare il luogo sacro, e infatti qui non ci sono né reparti ospedalieri di maternità né cimiteri.

    Biritiba Mirim si trova vicino a San Paolo in Brasile e dal 2005 è vietato morire perché non c’è spazio per allargare il cimitero locale e la cremazione è proibita per non rovinare la particolare composizione dei terreni locali . Sul sito del comune si legge l’ordinanza che recita: ”I cittadini dovranno prendersi cura della propria salute, allo scopo di non morire. Altrimenti saranno sanzionati”.

    Dal 1950 non è consentito morire a Longyearbyen, l’insediamento più popoloso delle isole Svalbard, arcipelago a nord della Norvegia. Il motivo è che a causa della temperatura troppo bassa tipica della località, non avviene la decomposizione dei cadaveri. Gli anziani di Longyearbyen, che conta circa 2mila abitanti, in caso di malore vengono trasportati in aereo al più vicino ospedale, a circa 2 ore di distanza.

    Gli Ateniesi decisero che dal 426/5 a.C. nessuno avrebbe più potuto nascere o morire a Delo. Purificarono l’isola aprendo tutte le tombe dei morti e seppellirono le ossa in una fossa comune nella vicina isola di Renea, dove poi vennero esiliati anche gli abitanti rimasti senza patria.

    Nel 1999 il sindaco di Lanjarón, un paesino dell’Andalusia con 4mila abitanti ha stabilito per legge che nel suo paese la morte è proibita perché il governo non aveva provveduto ad ampliare il cimitero, ormai pieno.

    Nel 2000 anche il questo paese della Francia il sindaco ha deciso di proibire ai cittadini di morire. L’ordinanza del primo cittadino, motivata dal fatto che non c’era più posto nel cimitero comunale, fu l’unica risposta possibile all’assurda sentenza che vietava di costruire un nuovo cimitero perché ”avrebbe guastato la bellezza del sito prescelto”.

    Nel 2007 a Cugnaux, vicino Tolosa il sindaco ha pregato tutti i cittadini che non disponessero già di una sepoltura di andare a morire altrove perché nei due cimiteri già esistenti non c’erano più tombe libere. In seguito il ministero della Difesa ha permesso la costruzione di un terzo cimitero nei pressi di una caserma.

    Restiamo in Francia, a Sarpourenx, dove il sindaco del villaggio nel sud della Francia nel 2008 ha emanato il decreto di divieto di morte all’interno del comune, dopo che un tribunale aveva impedito di ampliare quello esistente.

    A Falciano del Massico c’è il divieto di morire perché il paesino in provincia di Caserta con 4mila abitanti dal 1964 non ha un cimitero. Anche quello appartente al comune limitrofo di Carinola è ormai saturo.

    Il comune di Sellia, piccolo borgo medievale vicino Catanzaro, sta facendo di tutto per combattere lo spopolamento. Il sindaco ha emanato un’ordinanza in cui si vieta di morire e si invitano i cittadini (il 60% dei 500 abitanti è ultra65enne) a occuparsi della propria salute, con incentivi per che rispetterà l’ordinanza e sanzioni per chi dimostrerà disinteresse.

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