Testamenti più strani e ultime volontà bizzarre di gente famosa e non

Testamenti più strani e ultime volontà bizzarre di gente famosa e non
da in Curiosità, Storie pazzesche, Testamento
Ultimo aggiornamento: Martedì 22/11/2016 16:28

    I testamenti più strani sono il risultato delle ultime volontà di gente di spirito e quasi sempre amante del divertimento. In genere quando l’argomento di cui si parla sono testamenti e desideri in punti di morte, una buona parte di persone si impegna a fare gesti scaramantici perché pensare alla morte non piace un granché. Ma qui abbiamo raccolto una serie testamenti strani, ossia di ultimi desideri davvero bizzarri con i quali sicuramente riusciremo a strapparvi un sorriso. Ecco di seguito una antologia delle ultime volontà più bizzarre dette in punto di morte o scritte nei testamenti di gente famosa e non.

    Nel suo testamento, l’avvocato TM Zink dell’Iowa, morto nel 1930, espresse il desiderio che i suoi 35mila dollari servissero a finanziare la creazione di una biblioteca che non contenesse opere di donne, tanto era il disprezzo nei loro confronti. La figlia di Zink, che in eredità ebbe 5 dollari soltanto, vinse una causa legale e la biblioteca non fu costruita.

    Il 24enne Angelo Pantoja Medina ha chiesto di stare in piedi durante il proprio funerale, indossando un berretto degli Yankees di New York e gli occhiali da sole. Così è stato ‘imbalsamato’ in piedi per una veglia di tre giorni a casa di sua madre, a San Juan, prima di essere seppellito.

    Samuel Bratt morì nel 1960 e lasciò 330mila sterline di eredità alla moglie, a patto che lei esaudisse il suo ultimo desiderio: fumare cinque sigari al giorno. In questo modo l’uomo voleva vendicarsi del divieto a cui fu costretto da lei in vita.

    Robin Gibb dei Bee Gees ha voluto che la bara durante il suo funerale fosse trainata da quattro cavalli neri su una carrozza di vetro per tutta Thame, il paese dell’Oxfordshire dove è stato seppellito.

    Tupac, il rapper americano morto nel 1996 in un attentato lo aveva cantato in Black Jesus l”’ultimo desiderio, fumatevi le mie ceneri”, e i suoi amici lo hanno accontentato.

    Lo scrittore e giornalista Hunter S. Thompson aveva progettato il suo funerale nel dettaglio. Quando morì nel 2005, con il contributo finanziario di Johnny Depp (suo grande amico), le ceneri di Thompson furono sparate nella stratosfera con un cannone lungo quasi cinquanta metri. Il tutto accompagnato da balletto di luci e fuochi di artificio.

    Luigi Pirandello chiese di non essere accompagnato da nessuno in un carro d’infima classe, inoltre scrisse: ”Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipa­zioni. Morto, non mi si vesta. Mi s’av­volga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso”.

    I resti di Gene Roddenbery, creatore di Star Trek, furono tumulati nello shuttle Columbia perché il suo ultimo desiderio era farsi un giro nello spazio, l’ultimo giro.

    Nel 1841, il poeta Heinrich Heine sposò Eugenie Mirat, una donna rozza e ignorante che di mestiere faceva l’impiegata. Heine decise nel testamento di lasciare la sua intera tenuta alla donna, ma solo a condizione che lei si risposasse. Il motivo è semplice: ”Perché allora ci sarà almeno un uomo che rimpiangerà la mia morte”, scrisse il poeta tedesco morto poi nel 1856.

    Charles Dickens chiese espressamente di avere un funerale anonimo e privato, in cui la gente non avrebbe dovuto indossare ”cappello nero e altre rivoltanti assurdità”. Ma in barba al suo volere, allo scrittore vennero riservate esequie di Stato.

    Virgilio, il grande poeta romano famoso per l’Eneide, aveva lasciato istruzioni che la sua opera venisse distrutta dandogli fuoco perrché ne aveva completato solo 12 libri (contro i 24 dei poemi epici di Omero) ed era dunque incompleta. Grazie a un gruppo di amici che riuscì a convincerlo di cambiare testamento il volume non fu bruciato.

    Il celebre premio Nobel, onorificenza attribuita annualmente a chi si è distinto in diversi campi del sapere, venne istituito per volontà testamentaria. L’industriale svedese Alfred Nobel (1833-1896) lasciò scritto che tutto il suo capitale venisse investito dagli esecutori testamentari da lui nominati e che gli interessi annuali maturati venissero distribuiti in forma di premio a coloro che avessero apportato qualcosa di positivo per l’umanità.

    Il com­positore tedesco Georg Friedrich Handel lasciò 600 sterline per costruire una sta­tua in suo onore da mettere nell’abbazia di We­stminster.

    Giuseppe Garibaldi non amava la religione e per evitare di ”essere preso” in punto di morte, precisò nel suo testamento: ”Trovandomi in pie­na ragione oggi non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzando e scellerato d’un prete che considero atroce nemico del ge­nere umano e dell’Italia in partico­lare”.

    George Bernard Shaw espresse, come ultimo desiderio, di impiegare il suo patrimonio per inventare un nuovo alfabeto, mi­gliore di quello impiegato per le sue opere. Ma a intascare i sol­di sono stati il British Museum e altre istituzioni pubbliche inglesi dopo aver giudicato l’impresa impossbile.

    1835

    PIÙ POPOLARI