Teorie del complotto più famose (rivelatesi vere)

Teorie del complotto più famose (rivelatesi vere)
    Teorie del complotto più famose (rivelatesi vere)

    E se le teorie del complotto più famose fossero tutte vere? Sono molte le cospirazioni ben ardite, riuscite e mantenute celate agli occhi delle persone comuni, che non si sono accorte di nulla. Ebbene, se il complottismo fa proseliti, lo dobbiamo anche alla tecnologia e alla sua diffusione. Le teorie complottiste diffuse nel mondo trovano infatti una eco formidabile in Rete, ed è principalmente sul Web che si svezzano i teorici del complotto. Ed è sempre grazie al Web che si trovano informazioni dettagliate su avvenimenti storici, scandali e desecretazioni di documenti Top secret che ci possono aiutare a capire la verità su alcuni fatti, che ormai sono entrati nei libri di storia. Segue una spiegazione delle teorie del complotto più famose che si sono rivelate drammaticamente vere.

    Gli Stati Uniti d’America usarono l’inesistente incidente del Golfo del Tonchino per attaccare arbitrariamente il Vietnam del Nord. Lo scontro aeronavale tra un cacciatorpediniere statunitense ed alcune torpediniere nordvietnamite, che si crede sia avvenuto il 2 agosto 1964, al quale seguì un attacco il 4 agosto 1964, in realtà non avvenne. In parole povere fu una notizia totalmente inventata dai servizi di intellience Usa per giustificare l’attacco in Vietnam. Il presidente Lyndon B. Johnson si appellò al Congresso che approvò la “Risoluzione del Golfo del Tonchino”, che autorizzava gli Usa a fare la guerra contro il Vietnam del Nord, ma senza dichiarare guerra in maniera ufficiale. I primi bombardamenti iniziarono il 2 marzo 1965, lo sbarco sulla costa del Vietnam del Sud iniziò l’8 marzo 1965. Sul Vietnam vennero sganciate 7 milioni di tonnellate di bombe, una quantità di esplosivo tre volte maggiore rispetto a quello utilizzato durante tutta la Seconda guerra mondiale. La causa scatenante della Guerra dei Diecimila giorni, la più lunga nella storia degli Stati Uniti, che costò 200 miliardi di dollari ai contribuenti USA, la vita di 58 mila americani e di tre milioni di vietnamiti, è stata dunque totalmente inventata. E a proposito dei depistaggi e delle falsificazioni operate in questa occasione, l’agente Matthew Aid durante un’intervista al New York Times, ha ammesso che tale vicenda ricorda da vicino la mistificazione operata dalla Casa Bianca per giustificare la guerra in Iraq.

    Tra il 1932 e il 1972 a Tuskegee, in Alabama, il Public Health Service, il dipartimento di salute pubblica degli Stati Uniti, condusse uno studio clinico sulla sifilide, reclutando 399 ignari uomini afroamericani malati, ma anche 201 uomini sani, ai quali invece la malattia fu indotta. Gli esperimenti sarebbero serviti a capire l’evoluzione della malattia senza trattamento, anche nella speranza di giustificare le profilassi in esecuzione sulla popolazione nera. Sebbene già nel 1940 fosse stata provata l’efficacia della penicillina come cura della malattia, i medici, incredibilmente, proseguirono nel programma di studio, mantenendo allo scuro di tutto i malati. Gli studiosi erano consapevoli del disastro sanitario e sociale che stavano provocando. Sette anni dopo, nel 1947, la penicillina era ormai diventata la cura universale per la sifilide, ma gli studiosi continuarono il loro esperimento, impedendo anche agli altri neri della città di sottoporsi al trattamento che li avrebbe fatti guarire. Questo fu fatto per evitare la chiusura dello studio di Tuskegee, che avvenne solo nel 1972, quando una fuga di notizie portò alla ribalta nazionale il delirante progetto occulto. L’eredità del programma di ricerca fu la morte per sifilide di numerosi uomini, che intanto avevano trasmesso la malattia alle proprie donne (attraverso i rapporti sessuali), e la nascita di bambini con sifilide congenita. Vale la pena segnalare che un esperimento simile fu condotto dal PHS su detenuti, soldati, e pazienti di un ospedale psichiatrico in Guatemala: qui i pazienti sono stati infettati deliberatamente, per poi essere trattati con antibiotici.

    La CIA ha davvero eseguito esperimenti segreti di controllo mentale sui cittadini americani, dal 1950 fino al 1973. A testimonianza di ciò, nel 1995 fu addirittura il presidente Bill Clinton ha fornire al popolo delle scuse formali a nome del governo degli Stati Uniti. In sostanza, la CIA ha somministrato droghe, ha usato strumenti elettronici, l’ipnosi, sieri della verità, messaggi subliminali, deprivazione sensoriale, abusi verbali e sessuali, nonchè torture varie, per condurre esperimenti sul comportamento umano. Il progetto prevedeva che alcuni programmi venissero subappaltati a diverse istituzioni, comprese le università, ospedali, carceri, e aziende farmaceutiche: 80 in tutto. Il progetto MKULTRA della CIA aveva come scopo quello di influenzare e controllare il comportamento delle persone tramite il controllo mentale. Nel 1975 il progetto divenne pubblico ad opera del Congresso degli Stati Uniti attraverso la Church Committee e la commissione Rockefeller. Scoprire la verità fu difficile perchè il direttore della CIA, Richard Helms, aveva ordinato la distruzione di tutti i documenti riguardanti l’operazione, due anni prima. Nonostante tutto, nemmeno una persona è stata consegnata alla giustizia. Per completare il quadro, voglio ricordare che Theodore Kaczynski, alias Unabomber, fu uno dei ‘soggetti’ del progetto. Anche lui fu sottoposto agli esperimenti di controllo mentale, mentre era studente ad Harvard, alla fine del 1950.

    L’operazione Northwoods fu un piano concepito nel 1962 da alti dirigenti del Ministero della Difesa statunitense, e firmato dal generale Lyman Lemnitzer, allora capo degli stati maggiori riuniti, per indurre l’opinione pubblica a sostenere un attacco militare contro la Cuba di Fidel Castro. Il presidente Kennedy, però, respinse il piano, che prevedeva una serie di azioni terrroristiche mirate a fare vittime nella popolazione civile americana, organizzate da entità governative USA, ma sotto mentite spoglie di nazionalisti cubani. Lyman Lemnitzer aveva già fabbricato finte prove circa la responsabilità di Fidel Castro e dei rifugiati cubani nelle azioni terroristiche. Il piano prevedeva anche attacchi terroristici contro obiettivi all’interno del territorio nazionale degli Stati Uniti (americani innocenti uccisi per le strade, barche con profughi in fuga da Cuba affondate in alto mare, aerei dirottati). I primi documenti del piano furono pubblicati nel 1997 ad opera del John F. Kennedy Assassination Records Review Board; gli allegati furono pubblicati nel 1998 dal National Security Archive.

    La guerra alle droghe, proclamata da Ronald Reagan all’inizio degli anni Ottanta sembrava giustificarsi alla luce della enorme diffusione del crack, e dei suoi danni distruttivi. Ma all’epoca, il primo sponsor in assoluto del commercio della droga, cocaina e crack, era proprio la CIA, sotto la direzione dello stesso presidente Reagan. Già si sapeva, fin dallo scandalo dell’Irangate, che la CIA, e in particolare la cellula di Oliver North, direttamente connessa alla Casa Bianca, aveva finanziato i ribelli anticomunisti affidando loro una parte del flusso della cocaina che, dalla Colombia, passava agli Stati Uniti.

    Se ne parla nel rapporto della commissione Kerry (1989). Nel 1996, poi, Gary Webb pubblicò su un quotidiano della Silicon Valley, il San José Mercury News, una serie di articoli che riferivano dei risultati di un anno di ricerche: il titolo dell’inchiesta è The Dark Alliance. Per portare a termine questa ricerca, Webb aveva viaggiato e intervistato molti personaggi, ma si era basato soprattutto sulle carte giudiziarie pubblicate a proposito di affari in corso o recenti, in Usa e in Nicaragua. Fu così che apprese come la CIA proteggesse una rete di trafficanti nicaraguensi che facevano arrivare la cocaina dalla Colombia a South-Central, Los Angeles. Da segnalare che il 10 dicembre del 2004 Webb venne trovato morto e si disse che si trattava di suicidio, ma le circostanze sospette non furono mai chiarite: in testa, infatti, gli vennero trovati due proiettili.

    Alla fine del 1940, in piena Guerra Fredda, la CIA lanciò un progetto top secret denominato Operazione Mockingbird. L’obiettivo era quello di influenzare e controllare i principali media. Nel progetto era previsto anche l’assunzione di giornalisti e reporter direttamente dalla CIA. Gli architetti di questo piano furono Frank Wisner, Allen Dulles, Richard Helms, e Philip Graham (editore del Washington Post). In sostanza si è provveduto ad arruolare interi organi di informazione americani a diventare spie e i giornalisti furono trasformati in propagandisti. Gli agenti infiltrati risultavano anche tra gli elenchi dei giornalisti di ABC, NBC, CBS, Time, Newsweek, Associated Press, United Press International (UPI), Reuters, Hearst Quotidiani, Scripps-Howard, Copley News Service. Dal 1950 la CIA ha piazzato i suoi uomini nell’imprenditoria nazionale, nei media e nelle università. Alcuni sostengono che questa attività sia in corso ancora oggi.

    COINTELPRO, acronimo che sta per Counter Intelligence Program, era un progetto occulto dell’FBI messo in pratica tra il 1956 e il 1971, anno in cui tutto venne palesato dai Citizens Committee to Investigate the FBI (Comitato di cittadini per investigare sull’FBI). Fecero irruzione in un ufficio dell’FBI stessa e riuscirono a far avere alla stampa un nutrito numero di documenti riservati. Il programma prevedeva attività di infiltrazione e controspionaggio per sabotare dall’interno alcune organizzazioni politiche nazionali, per screditarle e diffamarle. L’obiettivo del COINTELPRO, che faceva capo a J. Edgar Hoover, era dunque stroncare la crescita dei movimenti dei diritti civili, soprattutto di sinistra, e afroamericani, senza badare ai metodi. Furono prese di mira organizzazioni come le Pantere Nere, i Weather Underground, il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America (CPUSA), il Partito dei Lavoratori Socialisti (Socialist Workers Party), il Movimento degli Indiani d’America (American Indian Movement), nonché personaggi illustri, come Martin Luther King, attivisti e giornalisti di fama, critici della guerra in Vietnam. Per raggiungere gli scopi del programma venne organizzata una vera e propria guerra psicologica. I metodi comprendevano la calunnia, l’uso di documenti falsi e diffusione di false notizie nei media, vessazioni, ingiusta detenzione e, secondo alcuni, intimidazioni e, al bisogno, violenze e uccisioni. Tattiche simili, e forse più sofisticate, sono ancora oggi utilizzate, incluso il monitoraggio dell’NSA.

    Con Operazione Biancaneve viene indicato un progetto della Chiesa di Scientology volto a eliminare documenti compromettenti riguardo Scientology stessa e il suo fondatore L. Ron Hubbard. Questo progetto, che risale agli anni settanta, includeva una serie di infiltrazioni, intercettazioni telefoniche e furti di documenti dagli uffici del governo, dalle ambasciate, dai consolati, e in particolare dal Servizio Entrate Fiscali degli Stati Uniti. Le azioni vennero effettuate dagli stessi membri. In seguito a questi eventi prese il via l’Operazione Freakout, che portò il governo ad investigare sulla Chiesa di Scientology.

    Wikileaks ha pubblicato il progetto di negoziato segreto chiamato TPP (Trans-Pacific Partnership). Il TPP è il più grande trattato economico mai realizzato, con effetti ad ampio raggio sui farmaci, editori, servizi internet, libertà civili e brevetti biologici, che comprende le nazioni che rappresentano oltre il 40 per cento del PIL mondiale: Stati Uniti, Canada, Australia, Messico, Giappone, Cile, Malesia, Singapore, Perù, Nuova Zelanda, Vietnam e Brunei. Il fatto che il TPP non veda al momento la presenza dei paesi europei non deve trarre in inganno, perché il Trans Pacific Partnership spiana la strada ad un altro accordo di portata globale, il TTIP (partenariato transatlantico per gli investimenti), patto segreto tra USA e Unione Europea che ha l’intento di promuovere un mercato transatlantico libero, specie per gli Usa. Parallelamente si lavora al Trattato sugli Scambi nei Servizi (TISA -Trade in Services Agreement) che coinvolge cinquanta paesi, tra cui gli USA, l’UE e la Svizzera, e riguarda il 68,2% degli scambi mondiali nel settore dei servizi. L’accordo mira alla chiusura o alla privatizzazione di qualsiasi forma di servizi forniti dal settore pubblico, compresi la sanità, l’istruzione, i trasporti, e altri servizi vitali per i cittadini. Persino i fondi pensione statali sarebbero proibiti, in quanto considerati monopoli.

    Il governo statunitense spia illegalmente i propri cittadini, il Grande Fratello esiste, e non è una trasmissione televisiva. Ricordate il Datagate? E’ il recente scandalo globale per i programmi di intercettazione dell’Nsa statunitense svelati da Edward Snowden (i sistemi Prism e Muscular americani, ma non solo). Ai primi di giugno del 2014, il Washington Post ha riferito che quasi il 90% dei dati che vengono raccolti dai programmi di sorveglianza della NSA, sia da parte degli utenti di Internet senza alcun legame con attività terroristiche. Secondo l’American Civil Liberties Union, questa attività è in palese violazione della Costituzione. L’ACLU sta portando avanti una causa contro la NSA, sostenendo che la raccolta di dati indiscriminata viola il Quarto Emendamento (diritto alla privacy) nonché il Primo Emendamento (libertà di parola e di associazione). L’attività di tecnocontrollo e spionaggio digitali messe in atto dalla National Security Agency (NSA) americana sono ancora al centro delle confessioni di Edward Snowden, che anche recentemente ha aggiunto nuovi dettagli alla vicenda.

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