Ed era prima di tutto scrittore, Scaldati, tessitore di una Drammaturgia animata da eventi, archetipi, maschere, pause, suoni, naufragi, voci e vocali. Sfaldando il racconto in favore dell’evocazione, oltre la rappresentazione. Un teatro, il suo, in cui convivono “spettacolo e macerie”, laddove, come bene spiego il critico Matteo Palumbo , lo spettacolo “ abbellisce i fallimenti, le sconfitte, le perdite che il passato consegna alla vita e sottrae il peso di questa angoscia allo sguardo pigro dello spettatore...
artribune.com | 17 Giugno 2013