Perché si dice ‘tallone d’Achille’?

Molti dei modi di dire che usiamo quotidianamente hanno un'origine, storica, assai interessante: 'tallone d'Achille' è una di queste, utilizzata spesso nell'italiano corrente per indicare la parte vulnerabile di una persona, di una macchina o di un sistema di difesa

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    Perché si dice ‘tallone d’Achille’?

    Vi siete mai chiesti perché si dice ‘tallone d’Achille? Come molti dei modi dire più usati in italiano, anche questo nasconde un’origine – storico-mitologica – assai interessante. Achille, infatti, soprannominato piè veloce, è il protagonista dell’Iliade, il poema epico di Omero che racconta l’ultimo anno della guerra di Troia. La sua ira è celeberrima, ed è l’argomento principale dell’opera. Chi conosce l’Iliade, dunque, sa che l’invincibile guerriero fu ucciso da una freccia avvelenata che lo colpì proprio al tallone destro, l’unico punto mortale rispetto al resto del corpo. Per questo, quando si vuole indicare il punto debole di una persona o di qualcosa, si fa riferimeno al tallone del celebre eroe della mitologia greca.

    Molte delle frasi idiomatiche che utilizziamo quotidianamente in italiano hanno origine dalla storia, nel caso del perché si dice ‘tallone d’Achille’ dalla mitologia greca. Ma chi era Achille?

    Achille, un eroe e un semi-dio

    Achille è l’eroe greco protagonista dell’Iliade, celeberrimo (e complesso) poema epico di Omero che la tradizione fa risalire al 750 avanti Cristo. Era un semidio, poiché era figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia, in Tessaglia, e di Teti che era, invece, una ninfa marina di natura immortale. Secondo la mitologia greca, Achille era invincibile: sua madre, infatti, quando era piccolino, lo immerse tenendolo per il tallone nelle acque del fiume Stige, uno dei fiumi che scorrevano negli Inferi col potere di dare l’invulnerabilità. L’eroe divenne, così, al pari degli dei, invincibile ed inattaccabile ad eccezione di un punto: il tallone.

    L’ira di Achille

    Educato all’arte della guerra, Achille crebbe con l’amico fraterno Patroclo che, durante la guerra di Troia, perse la vita per mano di Ettore, figlio di Ecuba e del re troiano Priamo. Il dolore per la perdita dell’amico, condusse Achille ad un’ira incontrollabile, che lo spinse a cercare l’assassino per sfidarlo poi a duello. L’eroe vendicò l’amico uccidendo Ettore, non prima che quest’ultimo gli predicesse una morte imminente. Prima della fine della guerra sarà Paride, secondogenito del re, a vendicare la morte del fratello. In che modo? Colpendolo con una freccia avvelenata al tallone destro, l’unica parte del corpo di Achille non immersa nelle acque dello Stige.

    Perché si dice ‘tallone d’Achille’?

    Perché si dice ‘tallone d’Achille’ dunque, è presto spiegato: benché la vicenda non compaia nel mito greco ma è successiva (è presente, infatti, nell’Achilleide, un poema epico incompiuto di Papinio Stazio che racconta di Achille, della sua adolescenza e della sua educazione fino alla morte nella guerra di Troia), fa riferimento al ‘rito’ con cui la madre Teti lo volle rendere al pari degli dei. Venuto a conoscenza del suo punto debole, Paride uccise Achille colpendolo al tallone, l’unica parte rimasta scoperta dall’armatura, ed unico punto non immerso nelle acque dello Stige. Con questo modo di dire, perciò, si intende la parte vulnerabile, il punto debole, di una persona, di una struttura, o di un qualsiasi sistema di difesa.