San Gennaro, la storia: dal martirio al miracolo del sangue

Vissuto nella seconda metà del III secolo, San Gennaro è una figura molto amata sia dai cristiani che dagli ortodossi. Vescovo di Benevento e protettore di Napoli, è famoso in tutto il mondo per il miracolo della liquefazione del sangue

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    San Gennaro, la storia: dal martirio al miracolo del sangue

    San Gennaro è uno dei santi più amati e conosciuti del mondo: la sua storia, in cui primeggia il miracolo del sangue liquefatto, mescola elementi pagani (a cominciare dal nome, che deriva dal latino Ianuarius – consacrato a Giano – e veniva dato ai bambini nati a gennaio; e distingueva, nel caso di San Gennaro, la gens Ianuaria cui apparteneva) ma anche laici, visto che gli aristocratici ed i nobili dell’epoca ‘puntarono’ su di lui per fortificare la città contro guerre, fame e le pestilenze. Amatissimo a Napoli, di cui è patrono, fu vescovo di Benevento e martire cristiano. Morì il 19 settembre del 305 quando, durante le persecuzioni anti cristiane di Diocleziano, venne imprigionato e condannato alla decapitazione. Da allora, la storia di San Gennaro ha continuato ad appassionare credenti e non, grazie al culto sentitissimo che gli rendono i napoletani e al celeberrimo prodigio del sangue liquefatto.

    San Gennaro, breve biografia

    Le fonti che attestano la vita e le opere di San Gennaro sono diverse ma dato che risalgono ad almeno due secoli dalla nascita del santo, è difficile che siano del tutto attendibili. Tuttavia, da questi documenti si apprende che nacque (forse) a Napoli nel 272, fu eletto vescovo di Benevento (dov’era molto amato dai cristiani ma anche dai pagani, per lo zelo e la cura che impiegava nelle opere di carità) e subì il martirio durante le persecuzioni sotto Diocleziano.

    Il martirio

    Stando alle fonti pervenuteci, Gennaro, saputo dell’arresto del diacono Sosso (voluto da Dragonio, proconsole della Campania) si recò in carcere per portargli conforto. Ma Dragonio, informato dell’accaduto, lo fece arrestare insieme a due suoi compagni, Festo e Desiderio. Condannati a morire sbranati dai leoni, furono decapitati per volere del proconsole che accortosi delle simpatie che suscitavano nel popolo, cambiò decisione in merito alla loro morte: non più uccisi da belve fameliche ma condannati alla decapitazione. Era il 19 settembre del 305.

    San Gennaro, patrono di Napoli

    Secondo la tradizione, una nobildonna, Eusebia, raccolse in due ampolle il sangue del santo versato durante l’esecuzione, ampolle che furono successivamente consegnate al vescovo durante il trasporto delle reliquie da Pozzuoli alle catacombe di Napoli. Già all’epoca, come testimoniano le iscrizioni, i mosaici e i dipinti rinvenuti, il culto di San Gennaro era assai vivo tra le popolazioni campane tanto che, durante una violenta eruzione del Vesuvio nel 472, i napoletani corsero in massa alle catacombe per invocare l’intercessione del santo. Fu da allora che San Gennaro divenne il santo simbolo e protettore della città partenopea.

    Il miracolo del sangue liquefatto

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    Ma il culto di San Gennaro è legato in primis al miracolo del sangue. Secondo l’antico documento Chronicon Siculum , il 17 agosto del 1389 ebbe luogo la prima processione dopo il prodigio del ‘sangue del beato Gennaro, che era in un’ampolla e si liquefece come se nel giorno stesso fosse uscito dal corpo del Beato‘. Un miracolo che, ancora oggi, si ripete tre volte all’anno: il primo sabato di maggio, quando il busto ornato di paramenti e l’ampolla vengono portati in processione; il 19 settembre quando, a ricordo della decapitazione, sull’altare maggiore del Duomo si attende il prodigio davanti a migliaia di fedeli trepidanti; e il 16 dicembre, in memoria dell’eruzione del Vesuvio del 1631, bloccata proprio per intercessione del santo.

    La ‘funzione sociale’ di San Gennaro

    Come accennato in apertura, la figura di San Gennaro è importante sia da un punto di vista religioso che laico/sociale. A metà Cinquecento, ad esempio, quando gli Angioini assediarono Napoli – si moriva di peste e il Vesuvio eruttava in continuazione – un gruppo di laici e di prelati sottoscrisse un ‘patto‘ col santo partenopeo (consuetudine, questa, che ricorda l’origine della antiche divinità nazionali, dalla babilonese Marduk, all’ebraico Jahvè): se San Gennaro avesse fermato quelle disgrazie avrebbero, in suo onore, costruito una cappella. Poco dopo la guerra cessò, il vulcano smise di eruttare ed il gruppo mantenne la promessa: nel 1623, vicino al Duomo di Napoli, fu costruita la cappella in onore di San Gennaro.

    Il Tesoro di San Gennaro

    Nella cappella barocca che il gruppo di nobili napoletani fece costruire per il voto al loro santo, è custodito il Tesoro di San Gennaro, oltre 20mila capolavori raccolti in sette secoli di donazioni da parte di nobili, sovrani, pontefici e gente del popolo. Molti sono di antica manifattura partenopea, come la splendida mitra in pietre preziose tra le opere più grandi composte da smeraldi. La Mitra di San Gennaro (così come la sua veste) è simile a quella del dio mesopotamico Mitra, che proteggeva il territorio e rendeva fertile la terra e, in epoca precristiana, proteggeva Napoli dal Vesuvio.