Avere in serbo o servo? Qual è la forma corretta

E' un'espressione molto usata nella lingua italiana, ma da dove deriva? E, soprattutto, si dice 'in serbo' o 'in servo'?

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    Avere in serbo o servo? Qual è la forma corretta

    Ecco un’altra espressione che usiamo spessissimo: ma qual è la forma corretta, avere in serbo o servo? Sia nell’italiano scritto che in quello parlato – che sia colloquiale o un po’ più forbito – ‘avere in serbo’ (o servo?) è un modo di dire assai utilizzato. Significa, come sappiamo, ‘custodire‘, ‘mettere da parte‘ e si usa quando vogliamo enfatizzare il fatto di voler preservare, o mettere in un posto sicuro, opportuno, qualcosa. Ma da dove deriva questa espressione? E, soprattutto, è meglio dire ‘avere in serbo‘ o è corretto anche ‘in servo‘?

    Prima di spiegare brevemente perché si dice ‘avere in serbo‘ – e se è corretto anche ‘servo‘ – è bene specificare che il termine non indica, in questo caso, un abitante o un nativo della Serbia o la lingua parlata dai serbi, ma deriva dal verbo serbare, che significa, come spiega Treccani ‘mettere, tenere da parte una cosa, soprattutto per servirsene in un momento più opportuno’. Allo stesso modo, dunque, indica anche l’atto del ‘conservare’, del ‘mantenere‘, con ‘riferimento ai sentimenti che si nutrono verso altre persone’ (ad esempio serbare rancore) o del ‘conservarsi‘ mantenendo fede a certi valori (serbarsi fedele).

    Ragionando su ‘avere o tenere in serbo‘, quindi, il termine ‘serbo‘ non è altro che un sostantivo maschile derivante dal verbo serbare, mentre ‘servo‘ (che nella medesima espressione non è corretto) è anch’esso un sostantivo maschile che può avere, però, anche valore di aggettivo. Che vuol dire?

    Servo deriva dal latino servus e significa sia ‘schiavo‘ che (inteso come aggettivo) ‘sottomesso‘. Nel primo caso, spiega Treccani, si riferisce a ‘chi svolge umili servizî alle dipendenze di una persona o di una famiglia, e spec. chi attende ai lavori di casa’; nel secondo, ‘a chi è pronto a conformarsi (cioè asseconda) alla volontà altrui, spec. dei potenti, per viltà, interesse e sim.’.

    Se ‘serbo‘ deriva dal verbo serbare e rimanda a qualcosa che è stato messo da parte o conservato e ‘servo‘ è colui che è sottomesso, schiavo, il dubbio tra avere in serbo o servo è presto risolto: la forma giusta è la prima, cioè ‘avere in serbo‘ mentre la seconda (con la medesima accezione) è errata.

    L’espressione ‘avere in serbo‘ (e non in servo) infine, ha un corrispettivo anche in inglese, un’espressione idiomatica che si riferisce sia ad un oggetto (tenere in serbo nel senso di riporre, mettere a posto) che ad un’idea (nel senso di conservare, preservare): have (something) set aside (avere o tenere in serbo qualcosa), have (something) in store (riferito ad un’idea: I have a surprise in store for you – Ho una sorpresa in serbo per te)