Sant’Antonio da Padova, frasi celebri e biografia

Il 13 giugno si festeggia Sant'Antonio da Padova, amato e venerato in tutto il mondo e protettore della famiglia, del matrimonio, dei viaggiatori e degli animali. Conosciuto come il 'santo dei miracoli', nacque nel 1115 a Lisbona, ma è a Padova, sede dell'omonima Basilica, che sono conservate le sue spoglie.

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    Sant’Antonio da Padova, frasi celebri e biografia

    Photo by Stefano Bolognini/CC BY

    Il 13 giugno si festeggia Sant’Antonio da Padova, le cui frasi celebri, i miracoli e le preghiere lo hanno reso uno dei santi più conosciuti e venerati della Chiesa cattolica. La sua biografia ci svela che nacque a Lisbona nel 1115 e, fin dall’adolescenza mostrò di voler vivere appieno il messaggio del Vangelo. Francescano prima e missionario poi, la vita di Sant’Antonio si distinse soprattutto per i numerosi viaggi, vivendo prima in Portogallo e poi tra la Francia e l’Italia. Qui, a Padova, visse fino alla morte, avvenuta a soli 36 anni per le gravi condizioni di salute dovute ai suoi continui ed estenuanti viaggi. La città veneta, sede dell’omonima (e celeberrima) Basilica, accoglie ogni anno migliaia di pellegrini che, soprattutto in occasione della sua festa, accorrono per venerare il ‘santo dei miracoli’. In occasione del 13 giugno, dunque, ecco una breve selezione delle frasi celebri di Sant’Antonio, aforismi tratti da preghiere e sermoni che hanno reso il mistico portoghese una delle figure più affascinanti e famose della religione cattolica.

    Nato da una famiglia di nobili origini, Fernando Martins de Bulhões (questo il suo vero nome) decise di aderire all’ordine dei frati minori quando, a Coimbra, nel monastero di Santa Croce dove si era stabilito, giunsero i corpi martirizzati di alcuni francescani. Decise di seguire il medesimo ideale e dopo aver cambiato il suo nome in Antonio, partì alla volta del Marocco. A causa delle precarie condizioni di salute fu presto costretto a far ritorno in patria ma la nave su cui viaggiava – pare a causa di una tempesta – fu costretta a fermarsi in Sicilia. La biografia di Sant’Antonio ci racconta che, in questo modo, iniziò la sua ‘avventura’ in Italia, decidendo di risalire la Penisola per conoscere San Francesco d’Assisi.

    L’incontro col ‘poverello’ si rivelò fondamentale per la missione apostolica di Antonio che, spinto dall’ideale missionario, cominciò a viaggiare per tutta Italia, fondando una scuola per istruire i francescani e scrivendo numerosi sermoni, sia religiosi che di argomento morale. Le frasi celebri di Sant’Antonio da Padova sono tratte proprio dalle sue opere, in cui critica i vizi e i peccati dell’uomo, esaltando, al contempo, virtù come l’ascetismo, l’astinenza e la mortificazione dei desideri carnali.

    Sant’Antonio da Padova, il ‘santo dei miracoli’

    Secondo la biografia ufficiale, Sant’Antonio visse a Padova l’ultimo periodo della sua vita, dal 1229 fino alla morte, nel 1231. Appena un anno dopo, grazie ai miracoli compiuti ed alla devozione sempre più crescente, fu canonizzato da papa Gregorio IX e nel 1256 proclamato patrono e protettore di Padova.

    Non solo autore di opere importanti, di frasi celebri e di preghiere, la biografia di Sant’Antonio da Padova ci svela una figura mistica famosa anche per i numerosi miracoli compiuti, nei confronti dei bambini, verso i quali ebbe sempre particolare predilezione (celebre, a tal proposito, il miracolo del neonato che parla e che svela al padre, tormentato dal sospetto del tradimento, di essere lui il proprio genitore) e verso gli atei convertiti: famoso, infatti, l’episodio con il tiranno Ezzelino da Romano che, dopo aver compiuto una strage a Verona, si convertì davanti al Santo dopo che lo stesso lo aveva duramente redarguito.

    Non solo. Sant’Antonio da Padova è anche protettore dei viaggi, della famiglia, delle case, degli animali, dei poveri e degli oppressi ed è patrono, oltre che del capoluogo veneto, anche di diverse città italiane, Ceglie Messapica (Br), Foggia e Lamezia Terme, solo per citarne alcune.

    Ma ecco, in occasione del 13 giugno, una breve selezione delle frasi celebri di Sant’Antonio:

    ‘La natura ha posto davanti alla lingua come due porte, cioè i denti e le labbra, per indicare che la parola non deve uscire se non con grande cautela’.

    ‘La pazienza è il baluardo dell’anima, e la presidia e difende da ogni perturbazione’.

    ‘Ciò che gustiamo nella contemplazione di Dio si accenda di calore nell’amore del prossimo. Solo così il nostro volto risplenderà come il sole’.

    ‘Domina la sapienza colui che non l’attribuisce a se stesso, ma a Dio, e che vive in conformità a ciò che predica’.

    ‘Lo Spirito del Signore è lo spirito di povertà. I forti sono i poveri, che non vacillano né nella prosperità né nelle avversità’.

    ‘Quando prosperità mondane e piaceri ti arridono, non lasciarti incantare, non prenderne diletto; entrano in noi blandamente, ma quando li abbiamo dentro ci mordono come serpenti’.

    ‘Raramente si ricorra al rimprovero, e ciò solo in caso di necessità e dopo aver corretto noi stessi’.

    ‘Come le folgori si sprigionano dalle nubi, così dai santi predicatori emanano opere meravigliose. Scoccano le folgori quando dai predicatori balenano i miracoli; ritornano le folgori quando i predicatori non attribuiscono le loro forti gesta a se stessi, ma alla grazia di Dio’.

    ‘Lago di miseria e di lurido fango è il mondo. Il lago è una massa d’acqua che ristagna, non defluisce. Le acque corrotte del mondo sono superbia, lussuria, bramosia di denaro, e mai defluiscono, anzi di giorno in giorno s’accresce il loro livello’.

    Anche se non proprio tra le frasi celebri di Sant’Antonio da Padova vale la pena citare, infine, anche questa breve orazione dialettale che il folklore tipico abruzzese dedica proprio al santo portoghese. Secondo la tradizione, infatti, Sant’Antonio è ‘padrone di 13 cose e può fare 13 grazie’, per ottenere le quali basta recitare in silenzio, e per 13 volte, la seguente orazione:

    Sand’Andonie de Paduve Che dde Paduve aveniste; Tridece grazij’a Ddl’cerchiste, Tutt’a ttridece l’aviste. Facète ‘na grazij’a mmé, Pe’ le cinghe piaghe de Ggesù Criste.