Ne, né o ne’? Come si scrive secondo l’Accademia della Crusca

E' uno dei dubbi più ricorrenti dell'Italiano, quello tra ne, né e ne'. Tutte e tre le forme sono corrette, ma scegliere la variante giusta dipende dal contesto e dalla funzione che diamo a questa particella

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    Ne, né o ne’? Come si scrive secondo l’Accademia della Crusca

    Qual è la forma giusta tra ne, né e ne’? A spiegarci come si scrive correttamente è l’Accademia della Crusca, l’istituzione italiana per eccellenza che studia la nostra lingua e i fenomeni (grammaticali e sintattici) che la riguardano. In questo caso, ci troviamo di fronte ad una particella, il monosillabo ne, assai ricorrente nella lingua scritta, il cui significato cambia, però, in base all’accento o all’apostrofo. Intanto, è bene sottolineare subito che la forma accentata (con l’accento grave) è sbagliata, dato che le regole sull’accentazione richiedono, per i monosillabi, sempre l’accento acuto (la forma giusta, quindi, è ). E poi, che tutte e tre le varianti sono corrette, ma il modo di scegliere l’una, l’altra o l’altra ancora, dipende dal contesto e dal valore (ovvero, dalla funzione) che diamo alla particella. Ma vediamo un po’ più da vicino, quando (e come) si scrive ne, né o ne’, in base alle spiegazioni che ci dà l’Accademia della Crusca.

    E’ un altro dubbio grammaticale ricorrente quello tra ne, né e ne’ e per capire bene come si scrive, ci conviene guardare a ciò che dice, a proposito, l’Accademia della Crusca.

    Ne, né e ne’ sono degli omonimi, ovvero delle particelle graficamente identiche, il cui significato, nelle lingua scritta, è distinto dall’apostrofo e dalla presenza, o meno, dell’accento.

    ‘L’accento, spiega l’Accademia della Crusca, si indica solo nei casi in cui occorra disambiguare il monosillabo per l’esistenza di un omografo’, e il quesito su come si scrive questa particella, se ne, né o ne’, è uno dei casi più comuni:

    è congiunzione, ne è pronome o avverbio, ne’ vale per la preposizione articolata maschile plurale nei, ormai antiquata’ (è il caso, ad esempio, dei maschili plurali a’, de’, co’ –> ai, dei, coi). Spieghiamolo meglio.

    Si scrive ne, né o ne’, in base al contesto e al significato che diamo a questa particella. Ne, senza accento grafico, ha due diverse funzioni:

    - come pronome dimostrativo: ‘ho letto questo libro, cosa ne pensi?’, ‘vado in palestra da un mese e già ne ho tratto giovamento’, utilizzato, cioè, al posto di forme come di ciò o da questo;

    - come avverbio di luogo: ‘Lucia si è chiusa in casa e non ne vuole più uscire’, con valore di allontanamento da un luogo o da una situazione;

    - con valore partitivo: ‘vorrei delle mele, ce ne sono ancora?’

    - in alcuni casi, ne è usato per rafforzare il significato di alcuni verbi intransitivi, quando si trovano con i pronomi personali mi, ti, si, ci, vi: ‘se ne andò subito dopo il pranzo’.

    La forma , invece, è una congiunzione negativa che deriva dal latino nec. Può essere usata:

    - per unire due proposizioni negative: ‘non l’ho visto né sentito’;

    - per unire più elementi che, nella frase, hanno la stessa funzione sintattica: ‘non ha detto né sì né no’;

    - nella lingua poetica può essere utilizzate per legare una proposizione positiva ed una negativa: ‘Né più mai toccherò le sacre sponde’.

    Per capire se (e come) si scrive ne, né o ne’, quindi, è bene ricordarsi che:

    - se è particella pronominale (cioè sostituisce un nome) non vuole l’accento, la forma corretta è ne;

    - se assume il valore di congiunzione correlativa, la forma corretta è ;

    - se sostituisce la preposizione articolata maschile plurale nei, la forma corretta (sebbene antiquata) è ne’, con l’apostrofo.

    Come si scrive, dunque, ne, né o ne’ è presto detto, bisogna prestare attenzione al contesto di cui si parla e alla funzione (ovvero, al significato semantico) che vogliamo attribuire a questa particella.