Duccio Forzano a NanoPress: ‘Come Rocky Balboa, il mio ballo scomposto della felicità’ [INTERVISTA]

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    Duccio Forzano a NanoPress: ‘Come Rocky Balboa, il mio ballo scomposto della felicità’ [INTERVISTA]

    Come Rocky Balboa è il primo romanzo di Duccio Forzano, celebre regista televisivo, che per la prima volta indossa i panni dello scrittore e accompagna il lettore in un lungo viaggio attraverso la sua vita, dall’infanzia fino all’età adulta. Edito da Longanesi, Come Rocky Balboa è un racconto denso, a tratti crudo, che sviscera senza censure il tormentato rapporto di Forzano con la madre e narra le piccole e grandi sconfitte della propria vita senza dimenticare due ingredienti fondamentali: ottimismo e positività.

    New entry nella categoria scrittori, Duccio Forzano ha alle spalle una densa carriera televisiva e non solo. Decine i programmi TV di cui ha firmato la regia: Che Tempo Che Fa, Festival di Sanremo, Vieni Via Con Me, diMartedì, Che Fuori Tempo Che Fa, Rischiatutto, Dieci Cose, Politics e Dance Dance Dance, per citarne alcuni.

    Come Rocky Balboa è un romanzo autobiografico. Quanto tempo c’è voluto per riuscire a mettere nero su bianco la Sua storia?

    Quello che è uscito è la metà di ciò che ho scritto e ci sono voluti circa due anni.

    Ci sono state censure, ha tagliato cose che ha voluto tenere per sé?

    No. I tagli che ho apportato li ho fatti per una questione di lunghezza. Alla fine si è compresso qualcosa, ma era giusto che fosse così.

    La scrittura ha avuto un effetto catartico?

    Tutte le volte che ho raccontato qualche episodio della mia vita, mi dicevano: ‘è una storia da raccontare, che può servire alle persone per capire che non bisogna mollare’. Un po’ mi sentivo lusingato, un po’ non ci credevo; invece, alla fine, scrivere mi è servito. Ho avuto dei dubbi se tenere o meno il nome del protagonista, poi, consultandomi con gli editori, abbiamo deciso di tenerlo. Per un’autobiografia forse 56 anni sono pochi, ma di cose me ne sono capitate talmente tante che mi hanno permesso di farlo. Non credevo di essere in grado di scriverlo, devo dire che la Longanesi mi ha molto spronato. Adesso sono contento, anche se non mi sono abituato ancora a vedere il libro esposto in libreria.

    In ‘Come Rocky Balboa’ scrive: ‘La colpa è solo mia, migliorare la mia vita dipende solo da me”: una grande consapevolezza e, allo stesso tempo, una grande forza.

    Continuo a pensare e ad avere questa filosofia, che crescendo si accentua. Le conseguenze negative o positive che ognuno subisce, le subisce perché ha compiuto delle azioni. Credo che bisognerebbe interrogarsi. Ho fatto un sacco di errori nella mia vita, a volte anche consapevoli. A volte si commette un errore, pur consapevoli di sbagliare, e poi si devono accettare le conseguenze.

    Nel libro pone l’accento sul riscatto. Nonostante le difficoltà e le piccole o grandi sconfitte della vita, il messaggio che passa è comunque positivo.

    Credo nella legge dell’attrazione. Io, ad esempio, a volte provo a fare questo esperimento: in macchina mi innervosisco tantissimo, però mi dico di essere più tollerante, più sorridente. Solo il fatto di provare a farlo, è un grosso passo in avanti e questo fa sì che uno ci lavori. Mio padre mi diceva sempre: ‘Quando ti capitano gli spiccioli in tasca, mettili in una scatola, poi un giorno ti ritroverai un gruzzoletto utile per comprare qualcosa’. All’inizio sembrava una cosa stupida, poi ho capito che è vero. Mettendo da parte qualcosa dentro se stessi, giorno dopo giorno, poi te la ritrovi e diventa naturale, come se facesse parte del duo DNA.

    Dedica ampio spazio al rapporto con Sua madre. E’ stato difficile raccontare vicende private?

    Sì, è stato difficile, ma anche liberatorio. Ho anche detto a mia madre che avrei scritto questo libro. Lei non mi ha dato grosse risposte, però è consapevole del fatto che nella vita, a volte, bisogna prendere delle decisioni. Poi si può anche sbagliare, ma in quel momento è l’unica via d’uscita per un essere umano. Non ci sono alternative. Per quanto mi riguarda, scrivere mi ha aiutato a liberarmi.

    duccio forzano e gigi marzullo

    A un certo punto dice: ‘Dentro di me, nel mio profondo, so che ti voglio bene, mamma’.

    E’ la verità. Tutti nasciamo dalla pancia della mamma e, nel bene e nel male, abbiamo più di un cordone ombelicale, abbiamo qualcosa che ci lega, che va al di là. Non si può non voler bene alla propria madre, anche se ha fatto cose discutibili.

    Nel libro scrive: ‘Il ballo scomposto della mia felicità’. Cosa significa?

    E’ una sensazione bellissima. Quando ho scritto questa frase avevo l’immagine di un film di Kevin Costner, Balla coi Lupi, in cui Costner, da solo, balla felice e scomposto attorno a un falò. Quella è una liberazione. Io sono un pezzo di legno, per me ballare è impossibile, eppure è accaduto. Nel libro l’ho compresso un po’, ma c’è anche quello. Lì racconto che accendo i fari della macchina in una piazzola buia, li lascio accesi e comincio a ballare in mezzo a questi fasci di luce, tirando su la polvere e creando un effetto bellissimo di sospensione, con me che ci passo intorno. In modo scomposto, gridando, perché sei felice di una notizia che aspettavi da tanto tempo.

    Come Rocky Balboa avrà un seguito?

    Credo che ogni autore, anche se io sono un pivello in questo campo, quando scrive qualcosa di inventato si ispira a un fatto reale. Non so se l’editore sarà così matto da farmene scrivere un altro, sicuramente mi piacerebbe ispirarmi sempre a qualcosa di reale, ma mi piacerebbe cambiare genere e non parlare più di me.

    E’ il regista di Politics, il talk show di Rai 3 condotto da Gianluca Semprini e chiuso lo scorso 16 dicembre. Cosa ne pensa del discorso di commiato di Semprini?

    Credo che Gianluca non abbia detto cose sbagliate. Ha fatto bene a dire quello che ha detto perché è la pura verità. Ha dato tutto e tutti abbiamo dato il massimo, l’esperimento non ha avuto il tempo di crescere, di maturare e ci saranno altre occasioni per cercare di rinnovarsi. Politics poteva essere una possibilità, il pubblico non lo ha premiato, ma gli esperimenti hanno bisogno di tempo. Mi ricordo che nel 2005, quando sono arrivato a Che tempo che fa, il programma non era quello che è oggi. Ha avuto bisogno di tempo perché faceva il 5% ed è arrivato a fare ascolti clamorosi, è cresciuto, il gruppo si è unito. Le sperimentazioni e i nuovi lavori necessitano di tempo, quindi sono assolutamente a fianco a Gianluca.

    Ha detto addio a Che Tempo Che Fa, ma questa stagione televisiva è stata densa: ultimo, ma non ultimo, Dance Dance Dance, in partenza mercoledì 21 dicembre su Fox Life. Dalle anteprime ci dobbiamo aspettare uno show di grande impatto.

    In realtà, non ho grossi meriti quando ci sono mezzi così pesanti che fanno sicuramente la differenza. Grande merito va al coreografo e ai suoi assistenti, io mi limito a cercare di valorizzare al massimo ciò che loro mettono in scena. Il direttore della fotografia sta facendo un grosso lavoro e io e il mio staff cerchiamo di valorizzare al massimo ciò che queste coreografie immerse nella realtà aumentata mostreranno.