Perché si dice ‘bufala’?

Perché si dice ‘bufala’?

Non solo mozzarella, il termina indica un'affermazione falsa o inverosimile

da in Cultura, Lingua italiana
    Perché si dice ‘bufala’?

    E’ una delle metafore più simpatiche della lingua italiana, ma sapete perché si dice ‘bufala’? Con questa espressione si indica generalmente un qualcosa di falso o di inverosimile, un ‘bidone‘ per dirla in altro modo, un qualcosa di artefatto che, in certi casi, si prefigura addirittura come una truffa, un imbroglio. Ma perché proprio ‘bufala’? Come spesso accade, non sempre si riesce a spiegare il perché, nel suo percorso ‘evolutivo’, una parola assuma un determinato significato – le ipotesi sono tante e molte davvero suggestive. Volete saperne di più? Continuate a leggere.

    Perché si dice ‘bufala’? Intanto, dal punto di vista etimologico, la parola deriva dal tardo latino bufălus derivato, a sua volta, dal latino classico bubălus, diretto risultato del greco antico βούβαλος (boubalos). Secondo gli studiosi più autorevoli, Tullio De Mauro in primis, il termine ha assunto il senso di ‘qualcosa di falso‘ nella tradizione romanesca quando, con la parola ‘bufalo‘ si indicava una persona gretta e ignorante. Questo probabilmente perché in passato i pastori trascinavano buoi e bufali dall’anello che avevano al naso: il perché si dice ‘bufala’, dunque, potrebbe derivare proprio dal ‘menare per il naso come una bufala‘ – solo gli stolti, i creduloni, i ‘bufali‘, appunto, si lasciano prendere per il naso, credendo ciecamente a ciò che gli si dice, falsità/bufale comprese.

    Il perché si dice ‘bufala’ però ha una spiegazione ancora più interessante: secondo alcuni, infatti, potrebbe derivare da tipiche feste toscane, le ‘bufalate‘, che nel Cinquecento allietavano, tra giochi e pali, parecchie città italiane. Si trattava di feste cavalleresche in cui si organizzavano giostre e mascherate e dove, manco a dirlo, le bufale la facevano da padrone. Da questa tradizione popolare, la ‘bufala‘ avrebbe assunto il significato di ‘burla‘, ‘scherzo‘ e poi, in senso lato, anche di ‘notizia inventata‘ per schernire o prendere in giro.

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    Un’altra suggestiva spiegazione, sul perché si dice ‘bufala’, è quella che ci regala Stefano Bartezzaghi: lo scrittore e giornalista milanese, infatti, fa ricorso alle antiche pratiche venatorie quando, per mimetizzarsi, i cacciatori indossavano degli strani costumi, i ‘bufali‘, usati soprattutto nelle forme (illegali) di uccellagione: come il cacciatore si traveste da ‘bufalo‘ per non dare nell’occhio, così una notizia falsa, una ‘bufala‘, si traveste da notizia vera per essere avvalorata.

    In più, da geniale enigmista qual è, Bartezzaghi svela anche una curiosa coincidenza: ‘bufala‘ è anche l’anagramma di ‘fabula‘ che, in latino, ha diversi significati: non solo ‘trama‘, ‘intreccio‘, ‘storia‘, ma anche ‘frottola‘ e ‘diceria‘. Interessante, non trovate?

    Una spiegazione altrettanto suggestiva, infine, è quella che rimanda all’espressione ‘pescare a bufala‘, in riferimento ad un tipo di pesca difficile – quella con due imbarcazioni a vela, le tartane, che tirano una sola rete – che se mal eseguita ha dei pessimi risultati. E’ solo una delle possibili interpretazioni ma, stando a questa ipotesi, il perché si dice ‘bufala’ deriverebbe da ‘buffa‘, ovvero, ‘folata di vento’; in senso figurato, dunque, le due espressioni potrebbero corrispondere laddove il termine ‘buffa’ s’intende come qualcosa senza una base solida, qualcosa di infondato e, perciò, sicuramente falso. Nell’evoluzione della lingua (ma, lo ripetiamo, benché affascinate è solo una supposizione), il termine si sarebbe trasformato assumendo un significato traslato, perdendo una ‘f’ e acquisendo la sillaba ‘la’.

    Prima di concludere il nostro breve ragionamento sul perché si dice ‘bufala’, ecco qualche ‘falsità’ storica che, per parecchio tempo, molti hanno creduto vera. A cominciare dai Protocolli dei Savi di Sion, celeberrimo falso documentale creato ad hoc per inasprire l’astio verso gli ebrei. Pubblicato ai primi del Novecento ebbe, nonostante l’immediato discredito, grande successo presso gli ambienti antisemiti, poiché documentava di una fantomatica cospirazione ebraica che aveva, come obiettivo, la conquista del mondo.
    Altra grande bufala è quella passata alla storia come la Burla di Fortsas, un falso catalogo di libri rari messi all’asta che, nel 1840, coinvolse librai, collezionisti e bibliotecari di tutta Europa.
    L’Uomo di Piltdown, invece, fu una clamorosa burla archeologica iniziata nel 1912 con la scoperta di alcuni resti umani attribuiti ad un essere preistorico. I resti furono dichiarati falsi parecchi anni dopo, esattamente nel ’53.

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