Tema Umberto Eco per la prima prova dell’esame di Maturità 2016

Tema Umberto Eco per la prima prova dell’esame di Maturità 2016

L'importanza della letteratura e la sua funzione nell'aver contribuito a formare la lingua

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    Umberto Eco è l’autore scelto per l’analisi del testo della prima prova dell’esame di maturità 2016. La lingua è libera, “va dove vuole”, ma “è sensibile alla letteratura”, così scriveva l’intellettuale scomparso a febbraio nel testo, “Su alcune funzioni della letteratura”. Ai maturandi viene chiesto di commentare l’alto valore di un “bene immateriale” quale la letteratura nella sua importante funzione di aver contribuito a “formare la lingua” grazie ad autori come Dante, Manzoni, Svevo e Moravia.

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    ‘SULLA LETTERATURA’ DI UMBERTO ECO

    Umberto Eco, “Su alcune funzioni della letteratura”, in “Sulla letteratura”, IV edizione Tascabili Bompiani, Milano 2016

    «Siamo circondati di poteri immateriali, che non si limitano a quelli che chiamiamo valori spirituali, come una dottrina religiosa. [ ... ] E tra questi poteri annovererei anche quello della tradizione letteraria. vale a dire del complesso di testi che l’umanità ha prodotto e produce non per fini pratici (come tenere registri, annotare leggi e formule scientifiche, verbalizzare sedute o provvedere orari ferroviari) ma piuttosto gratia sui, per amore di se stessi – e che si leggono per diletto, elevazione spirituale, allargamento delle conoscenze, magari per puro passatempo, senza che nessuno ci obblighi a farlo (se solo prescinde dagli obblighi scolastici). [...]
    A che cosa serve questo bene immateriale che è la letteratura? [...]
    La letteratura tiene anzitutto in esercizio la lingua come patrimonio collettivo. La lingua, per definizione va dove essa vuole, nessun decreto dall’alto, né da parte della politica, né da parte dell’accademia, può fermare il suo cammino e farla deviare verso situazioni che si pretendano ottimali. [...]
    La lingua va dove vuole ma è sensibile ai suggerimenti della letteratura. Senza Dante non ci sarebbe stato un italiano unificato. [...]
    E se qualcuno oggi lamenta il trionfo di un italiano medio diffusosi attraverso la televisione, non dimentichiamo che l’appello a un italiano medio, nella sua forma più nobile, è passato attraverso la prosa piana e accettabile di Manzoni e poi di Svevo o di Moravia.
    La letteratura, contribuendo a formare la lingua, crea identità e comunità. Ho parlato prima di Dante, ma pensiamo a cosa sarebbe stata la civiltà greca senza Omero, l’identità tedesca senza la traduzione della Bibbia fatta da Lutero, la lingua russa senza Puškin.

    [...]
    La lettura delle opere letterarie ci obbliga a un esercizio della fedeltà e del rispetto nella libertà dell’interpretazione.
    C’è una pericolosa eresia critica, tipica dei nostri giorni, per cui di un’opera letteraria si può fare quello che si vuole, leggendovi quanto i nostri più incontrollabili impulsi ci suggeriscono. Non è vero. Le opere letterarie ci invitano alla libertà dell’interpretazione perché ci propongono un discorso dai molti piani di lettura e ci pongono di fronte alle ambiguità e del linguaggio e della vita. Ma per poter procedere in questo gioco, per cui ogni generazione legge le opere letterarie in modo diverso, occorre essere mossi da un profondo rispetto verso quella che io ho altrove chiamato tentazione del testo.»

    “Sulla letteratura” è una raccolta di saggi di Umberto Eco (Alessandria 1932-Milano 2016) pubblicata nel 2002 l testi sono stati scritti tra il 1990 e il 2002 (in occasione di conferenze, incontri, prefazioni ad altre pubblicazioni) ad eccezione di “Le sporcizie della forma”, scritto originariamente nel 1954 e de “Il mito americano di tre generazioni antiamericane, del 1980.

    1. Comprensione del testo
    Riassumi brevemente il contenuto del testo.

    2. Analisi del testo
    2.l Analizza l’aspetto stilistico, lessicale e sintattico del testo.
    2.2 «E se qualcuno oggi lamenta il trionfo di un italiano medio diffusosi attraverso la televisione, non dimentichiamo che l’appello a un italiano medio, nella sua forma più nobile, è passato attraverso la prosa piana e accettabile di Manzoni e poi di Svevo o di Moravia». Spiega il significato e la valenza di tale affermazione dell’autore nel testo.

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