11 cose che nessuno sa sull’arte: dai ‘colori’ dell’antica Grecia alle piramidi d’Egitto

11 cose che nessuno sa sull’arte: dai ‘colori’ dell’antica Grecia alle piramidi d’Egitto
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 30/05/2016 10:03

    piramidi di giza

    Quali sono le 11 cose che nessuno sa sull’arte? A dispetto di quanto si crede, alcune delle opere che hanno fatto la storia dell’arte e dell’archeologia non sono (o meglio, non erano) esattamente così come le vediamo o le percepiamo oggi. Molti capolavori artistici, infatti – manufatti, dipinti, sculture – hanno subito nel corso del tempo così tanti cambiamenti da risultare, ai nostri occhi, completamente diversi rispetto a com’erano all’origine. Allo stesso modo, alcuni dei quadri più famosi di sempre svelano, guardandoli un po’ più da vicino, ‘anomalie’ o un ‘linguaggio‘ che racconta abitudini, mentalità e tendenze ideologiche dell’epoca cui appartengono. Volete saperne di più? Sfogliate le pagine che seguono: ecco le 11 cose che nessuno sa sull’arte.

    cose che nessuno sa sull'arte, statue greche colorate

    Ebbene sì: le statue dell’antica Grecia erano colorate. A dispetto di ciò che ammiriamo oggi (grande armonia e candore delle forme), esse erano, originariamente colorate. Moltissime opere, però, ci sono giunte prive delle loro caratteristiche cromatiche, molto meno resistenti al tempo rispetto al marmo di cui sono fatte. Furono gli artisti rinascimentali che, per imitarne il candore – rompendo con una tradizione (quella medievale) che privilegiava una scultura policroma – cominciarono a realizzare sculture bianche, usanza poi andata avanti per secoli, rivendicando fedeltà ad un modello originariamente caratterizzato da colori sgargianti.

    piramidi di giza

    Sembra incredibile ma le piramidi d’Egitto erano originariamente bianche, lisce e luccicanti: ciò che vediamo oggi, infatti, è solo lo ‘scheletro‘ interno. Questi mastodontici monumenti erano originariamente ricoperti di calcare e di oro ed apparivano, all’epoca, come dei giganteschi blocchi luccicanti, visibili a chilometri di distanza.

    gesù cristo nell'arte

    Che Gesù sia uno dei soggetti preferiti dagli artisti (soprattutto medievali e rinascimentali) non c’è dubbio, ma sulle fattezze con cui è rappresentato c’è un bel po’ da discutere. Tra le 5 cose che nessuno sa sull’arte, c’è anche quella che ‘svela’ le reali sembianze del Messia: un uomo basso di statura, con i capelli ricci, gli occhi scuri e la barba folta. Un tipico mediorientale, insomma, completamente diverso dal Gesù rappresentato da Michelangelo o da Leonardo, con le fattezze occidentali usate, successivamente, come tratti somatici ufficiali.

    Monnalisa, Leonardo da Vinci

    Tra le 5 cose che nessuno sa sull’arte, c’è anche una curiosità che riguarda uno dei quadri più celebri di sempre: la Gioconda di Leonardo. La Monna Lisa dipinta dal maestro è, infatti, priva di sopracciglia. Perché? Secondo alcuni, perché la depilazione del volto era, all’epoca, molto in voga; secondo altri a causa di un restauro fatto male.

    Edvard Munch, L'urlo

    Molti studiosi ritengono che i colori del celeberrimo quadro di Munch, dipinto nel 1893, in particolare il rosso del cielo, furono ispirati dall’eruzione del vulcano Kracatoa, in Indonesia, avvenuta una decina di anni prima. La nube di cenere sprigionata dall’eruzione, aveva provocato splendidi tramonti di un rosso brillante che, per diversi mesi, colorarono i cieli di tutto il mondo – l’energia emessa dal vulcano, infatti, sembra fosse quattro volte superiore a quella emessa dalla bomba atomica più potente mai sperimentata dall’uomo.

    Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista

    Caravaggio firmò uno dei suoi quadri più belli, la Decollazione di San Giovanni Battista, in modo davvero curioso. Per apporre il suo nome, il pittore utilizzò il rivolo di sangue, dal quale fece partire la firma, che schizza dalla testa del santo. Questo particolare, insieme alle dimensioni dell’opera (un olio su tela di 3 e passa metri per 5) rendono il dipinto unico nel suo genere.

    Raffaello, Ritratto di Maddalena Strozzi

    A parere di alcuni studiosi, la pittura italiana del Quattrocento/Cinquecento è caratterizzata da una sorta di ‘linguaggio degli anelli‘ che permette di stabilire lo stato civile dei soggetti ritratti. Ad esempio, la presenza di due anelli (l’uno con rubino, l’altro con smeraldo) confermerebbe la condizione di ‘sposato’ del personaggio ritratto. Ne Il ritratto di Maddalena Strozzi, ad esempio, Raffaello ha dipinto la donna con le mani bene in vista: all’indice porta un anello con smeraldo, all’anulare uno con rubino, segno del matrimonio avvenuto con Agnolo Doni, anch’esso dipinto con i medesimi anelli. Se i soggetti ritratti, invece, erano vedovi, gli anelli dipinti erano solo con smeraldi, mentre sia rubino che smeraldo appaiono (insieme) nelle opere che ritraggono pontefici o prelati.

    david choe, artista

    Forse non tutti lo conoscono ma David Choe è uno dei pittori più famosi degli Stati Uniti. Specializzato in graffiti, è l’autore del murales dipinto davanti alla sede californiana di Facebook. Fu l’allora amministratore delegato a commissionargli l’opera quando, nel 2005, il social era ancora poco conosciuto. Il compenso fu di qualche azione al posto del contante, che il lungimirante artista accettò, ritrovandosi oggi con una quotazione in borsa di oltre 200 milioni di dollari.

    American Gothic, di Grant Wood

    Grant Wood è l’autore di questo quadro, dal titolo Gotico Americano, considerato l’icona dell’arte statunitense del primo Novecento. Il dipinto ritrae una coppia di contadini, padre e figlia, che incarnano l’uomo e la donna del Midwest, ritratti secondo i loro ruoli tradizionali. Tra le 11 cose che nessuno sa sull’arte (probabilmente) c’è anche questa, ovvero che come modello per l’uomo, Wood non scelse un agricoltore, ma un certo Byron McKeeby, che di mestiere faceva il dentista.

    graffiti rupestri

    Secondo uno studio condotto da un team di archeologi con a capo Dean Snow, della Pennsylvania State University, i graffiti rupestri di alcuni siti scoperti tra Francia e Spagna, sarebbero opere di donne. Analizzando e confrontando la lunghezza delle impronte lasciate sulle pareti, gli studiosi hanno stabilito che la maggior parte di esse appartengono a mani femminili. Che i primi pittori della storia fossero donne? Stando a questa ricerca, a quanto pare sì.

    Parlando ancora delle 11 cose che nessuno sa sull’arte, Jackson Pollock, tra i maggiori esponenti dell’espressionismo astratto, usava per i suoi quadri i materiali più diversi (cicche di sigaretta, frammenti di vetro, sabbia) ai quali mischiava smalti di uso industriale: non solo i suoi dipinti sono tra i più quotati di sempre, ma in questo modo si opponeva, come più volte ebbe a dire, all’estetica borghese del primo Novecento: alle tavolozze e ai pennelli, ripeteva, ‘preferisco cazzuole e coltelli’ e, al posto dei colori, impasti di sabbia, vetri rotti e materiali di diverso tipo.

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