Le parole inventate da Gabriele D’Annunzio

Le parole inventate da Gabriele D’Annunzio

Molti dei termini che usiamo quotidianamente sono frutto della 'fantasia linguistica' del Vate

da in Cultura, Lingua italiana
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    Le parole inventate da Gabriele D’Annunzio

    Quali sono le parole inventate da Gabriele D’Annunzio? Che fosse un cultore dell’italiano è fuori discussione, ma che molti termini e espressioni di uso quotidiano siano frutto della ‘fantasia linguistica’ del Vate non è (forse) cosa risaputa. Per il poeta abruzzese, infatti, l’uso di termini aulici ed estremamente sofisticati, spesso anche eccessivo, significava cura dell’espressione linguistica e grande rispetto per la lingua italiana, quella stessa lingua che attraverso la sua opera, si è arricchita di un sacco di termini nuovi, entrati ormai a pieno titolo nel nostro linguaggio giornaliero.

    Forse non tutti sanno che l’italiano è ricco di parole inventate da Gabriele D’Annunzio. Simbolo del Decadentismo, autore di opere come Il piacere ed una serie infinita di versi e di poesie, D’Annunzio è stato, infatti, anche onomaturgo, ovvero ‘inventore‘ di parole mai esistite prima nel vocabolario italiano. A lui si devono termini come ‘velivolo‘, ‘scudetto‘, tramezzino‘, ma anche nomi propri di persona come ‘Ornella‘, utilizzato per indicare la protagonista di una delle sue tragedie. Ma andiamo con ordine e vediamo un po’ più da vicino le 10 parole italiane inventate da Gabriele D’Annunzio.

    Come tutti sanno, la fusoliera è la parte principale dell’aereo, quella cioè che contiene i passeggeri, l’equipaggio e il carico. In realtà questa parola fu usata per la prima volta dal Vate allorché scriveva, nel romanzo del 1910 Forse che sì, forse che no, ‘… immaginò di ritrovarsi nella lunga fusoliera che formava il corpo del suo congegno dedàleo tra i due vasti trapezii costrutti di frassino di acciaio e di tela, a, dietro il ventaglio tremendo dei cilindri irti d’alette, di là dai quali girava una forza indicibile come l’aria: l’elica dalle curvature divine’.

    Cosa c’entra D’Annunzio con Saiwa, noto marchio di biscotti, è presto detto visto che questa parola, in realtà un acronimo, è stata suggerita dal poeta grande estimatore dei famosi dolcetti. La ditta, nata a Genova nel 1900 come piccola pasticceria, era specializzata soprattutto in wafer che il proprietario aveva imparato durante un viaggio in Inghilterra. Quando nel 1922 la bottega, ormai diventata un’industria di prodotti da forno, necessitava di una sede e di un nome nuovi, ecco che il Vate suggerisce Saiwa, Società Accomandita Industria Wafer e Affini.

    Tra le parole inventate da Gabriele D’Annunzio, tra l’altro esperto aviatore, c’è anche velivolo, ovvero ‘che va e par volare con le vele’. Questo, infatti, è il significato attribuito a questo termine che, essendo un ‘vocabolo di aurea latinità’ (velivolus) era particolarmente adatto, secondo il poeta, ad indicare il nuovo mezzo di trasporto. Ecco come D’Annunzio motivò, nel 1910, la scelta di questa parola: ‘è leggera, fluida, rapida; non imbroglia la lingua e non allega i denti; di facile pronunzia, avendo una certa somiglianza fònica col comune veicolo, può essere adottata dai colti e dagli incolti‘.

    Così D’Annunzio chiamò quelle fettine di pane imburrate e farcite di acciughe durante una visita al caffè Mulassano di Torino, dove i gustosi ‘panini’ erano una specialità. ‘Ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini’, pare abbia esclamato, offrendo così un corrispettivo italiano del termine inglese ‘sandwich‘. Il riferimento (molto probabilmente) è a ‘tramezzo‘ parola che, secondo la definizione del vocabolario indica ‘l’elemento situato in mezzo a due o più altri elementi’.

    Ebbene sì, anche ‘scudetto‘ è tra le parole inventate da Gabriele D’Annunzio. Il simbolo, un piccolo triangolo tricolore che, dal 1925, viene applicato sulle maglie della squadra vincitrice del Campionato italiano di calcio, deriva proprio dal triangolino (appunto lo scudetto) che il poeta aveva fatto applicare sulla divisa indossata dagli italiani durante una partita di calcio nel periodo dell’occupazione di Fiume. Il Vate, infatti, era anche un grande appassionato di sport.

    Non solo sostantivi o aggettivi, D’Annunzio fu anche ‘inventore‘ di nomi propri di persona, nello specifico, di genere femminile. Il nome Ornella, infatti, è frutto della fantasia linguistica del Vate che lo coniò per la protagonista de ‘La figlia di Iorio‘, tragedia in tre atti rappresentata, per la prima volta, nel 1904. In realtà, secondo le testimonianze dell’epoca (e del Dizionario Storico dei Nomi italiani), risultava l’esistenza di una persona con questo nome già nel 1900 e, con molta probabilità, D’Annunzio lo sapeva.

    Rimanendo in tema di nomi femminili, anche ‘automobile‘ è una parola uscita dalla verve creativa del Vate. Quando fu inventata, infatti, era definita quasi ovunque al maschile, così come in Italia, almeno fino al 1926. Quell’anno, infatti, D’Annunzio, che rappresentava un’autorità nell’ambito della lingua italiana, pronunciò queste parole: ‘automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza’.

    Con questa espressione si indica, dal 1921, il militare italiano caduto durante la Prima Guerra Mondiale, rimasto sconosciuto e sepolto presso l’Altare della Patria a Roma. Secondo alcuni fu proprio D’Annunzio a coniare questa espressione ma non vi sono, a riguardo, testimonianze precise. Ciò che si sa con certezza, invece, è che fu proprio il poeta abruzzese a scegliere, tra le salme senza identità recuperate dai campi di battaglia, quella che sarebbe diventata il simbolo del Milite ignoto, ovvero di tutti i caduti nel conflitto rimasti, purtroppo, senza identità.

    Anche ‘vigili del fuoco‘ è una delle parole inventate da Gabriele D’Annunzio che, come nel caso di ‘velivolo‘ attinse all’immensa ricchezza del latino: il termine, infatti, si ispira ai vigiles dell’antica Roma. In origine, come del resto ancora adesso, il corpo addetto al servizio antincendio, ovvero i pompieri, derivava il suo nome da quello francese, pompiers, ma nel 1938, dietro iniziativa di D’Annunzio si abbandonò il francesismo a favore del più italiano ‘vigile del fuoco‘.

    La nostra carrellata di parole inventate da Gabriele D’Annunzio termina con La Rinascente, espressione che ancora oggi indica una famosa catena di negozi. Risale alla fine dell’Ottocento, l’apertura, ad opera dei fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi, del primo negozio in Italia di abiti precofenzionati che, distrutto da un incendio nel 1917, fu ribattezzato proprio dal Vate con il nome (di buon auspicio) Rinascente.

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