Peppino Impastato, le frasi famose

Peppino Impastato, le frasi famose
da in Cultura, Mafia
Ultimo aggiornamento: Venerdì 18/11/2016 18:46

    peppino impastato, frasi celebri

    A trentotto anni dalla sua morte, vorremmo ricordare Peppino Impastato attraverso le sue frasi famose, citazioni celebri che raccontano il coraggio di un uomo deciso a dire no alla criminalità organizzata. La vita di Peppino Impastato, così come la sua morte, si intrecciano con uno dei periodi più neri della storia sociale e politica di casa nostra: il suo corpo, infatti, fu ritrovato la mattina del 9 maggio del 1978 quando l’Italia intera assisteva incredula ad un altro storico ritrovamento, quello del corpo di Aldo Moro, ucciso dalla Brigate Rosse dopo 55 giorni di sequestro. Di fronte ad un dramma così eclatante, com’era il caso Moro, la tragedia di Peppino Impastato passò inevitabilmente in secondo piano, e lo stesso attentato (che si voleva far passare per suicidio) subì, oltre che tempi giudiziari lunghissimi, anche diversi tentativi di depistaggio. Per anni i suoi familiari, la madre Felicia – la cui storia è stata raccontata in un film per la tv con Lunetta Savino nel ruolo della protagonista – il fratello Giovanni e tutti i suoi amici, si sono battuti per ristabilire la verità e raccontare alla nazione intera chi fosse davvero quest’uomo, nato in una famiglia di mafiosi ma deciso a combattere quel mondo criminale. Non solo la famiglia, a custodire la memoria di Peppino Impastato c’è anche un museo, un’istituzione antimafia che conserva – tra libri, documenti, registrazioni audio e visive – tutto ciò che il Centro ‘Impastato’ di Palermo ha raccolto sul giornalista ucciso da Cosa Nostra. Come dicevamo, noi di Nanopress, vorremmo ricordare Peppino Impastato attraverso alcune frasi famose: nelle prossime pagine, sfogliatele con noi.

    Peppino Impastato, frasi

    ‘Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni’. Peppino Impastato nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio del 1948. La sua famiglia è legata da sempre, da parte del padre, alla realtà di Cosa Nostra che Peppino, fin dalla nascita, conosce molto bene.

    Peppino Impastato, ucciso dalla mafia

    ‘Lunga è la notte / e senza tempo. / Il cielo gonfio di pioggia / non consente agli occhi / di vedere le stelle. / Non sarà il gelido vento / a riportare la luce, / né il canto del gallo, / né il pianto di un bimbo. / Troppo lunga è la notte, / senza tempo, / infinita’. (da Amore non ne avremo) Non solo frasi famose, Peppino Impastato scrisse anche diverse poesie: dai suoi scritti è evidente la voglia di combattere quella realtà criminale che, da sempre, aveva condizionato la sua vita e quella di tanti altri giovani come lui.

    Peppino Impastato, frasi famose

    ‘La mafia uccide, il silenzio pure’. La svolta, nella percezione della realtà mafiosa che circondava Peppino, avviene quando il boss Tano Badalamenti rientra a Cinisi perché espulso dagli Stati Uniti a causa della sua attività illegale.

    peppino impastato, giornalista e attivista siciliano

    ‘Parto militare: è quel periodo, per altro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni in continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione’. (da Appunti personali)

    Peppino Impastato, frasi

    ‘Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!’ Tra le frasi famose di Peppino Impastato, questa è senz’altro la più celebre ed è tratta da un articolo sul giornale L’idea socialista. La sua opera di ‘rieducazione’ contro la criminalità organizzata fu portata avanti anche grazie a Radio Aut – un’emittente libera e autofinanziata – con cui denuncia gli atti mafiosi di Cinisi e di Badalamenti, chiamato ironicamente ‘Tano seduto’.

    Peppino Impastato, ucciso dalla mafia

    ‘Appartiene al tuo sorriso / l’ansia dell’uomo che muore, / al suo sguardo confuso / chiede un po’ d’attenzione’. Peppino Impastato muore, vittima di un attentato, il 9 maggio del 1978, poco prima di sapere l’esito delle elezioni comunali per le quali si era candidato nella lista di Democrazia Proletaria. L’attentato venne inscenato in modo tale che sembrasse un suicidio, sia per depistare le indagini che per distruggere l’immagine di Peppino. Furono, come dicevamo, i familiari a far riaprire l’inchiesta, attraverso una serie di documenti che ne confermavano la matrice mafiosa.

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