Riassunto del primo capitolo de I promessi sposi

Riassunto del primo capitolo de I promessi sposi

Tra le opere più famose di Manzoni, è anche il romanzo più letto tra quelli in lingua italiana

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    Riassunto del primo capitolo de I promessi sposi

    Provando a fare un riassunto del primo capitolo de I promessi sposi, ci accorgiamo subito che Manzoni, oltre a descrivere dettagliatamente lo scenario in cui prenderà avvio la storia, introduce alcuni personaggi, don Abbondio in primis, che si riveleranno fondamentali per lo sviluppo della vicenda. Pubblicato tra il 1840 e il 1842, I promessi sposi è il primo esempio di romanzo storico italiano – è ambientato nella Lombardia del primo Seicento durante il dominio spagnolo – ed oltre ad essere una delle opere più importanti della letteratura di casa nostra, è il romanzo-simbolo del Romanticismo italiano. La vicenda, ovviamente strafamosa, è quella di due innamorati, Renzo e Lucia, che a causa di don Rodrigo (invaghito della ragazza e perciò intenzionato ad averla) incontreranno mille ostacoli prima di coronare il loro sogno d’amore. Per capire come inizia la storia, qual è lo scenario e quali sono i personaggi dell’opera, ecco dunque il riassunto, breve, del primo capitolo de I promessi sposi.

    Riassunto del primo capitolo de I promessi sposi

    E’ la sera del 7 Novembre del 1628 e, nei pressi del lago di Lecco, un prete, don Abbondio, sta tornando a casa dopo la consueta passeggiata quotidiana. Sta leggendo il suo breviario quando, vicino ad un tabernacolo posto ad un bivio, vede due uomini fermi: sono i bravi, il parroco lo intuisce da come sono abbigliati, e sono lì per lui. In preda all’agitazione don Abbondio accelera il passo, ma i due gli spiegano subito la loro ‘missione’: evitare che il prete celebri il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Come? Minacciandolo, ovviamente: ‘Questo matrimonio non s’ha da fare, gli urlano, né domani, né mai‘, è Don Rodrigo a volerlo e il parroco, terrorizzato dalle minacce e dal ‘mandante’, non può che obbedire.
    Riflettendo su come, durante la sua vita, si fosse sempre tenuto lontano da ogni contesa, don Abbondio riprende la strada in preda alla disperazione: sa benissimo di non potersi opporre a Don Rodrigo, tanto più che lui, né nobile, né coraggioso, ha intrapreso la strada della vocazione solo per comodo, per esser riverito e per non avere rogne. Angosciato e impaurito, don Abbondio giunge a casa dove la sua serva, Perpetua, intuisce subito che c’è qualcosa che non va: il parroco non vuole parlare, ma dietro le insistenze della donna (che giura di non dire niente a nessuno), finisce per confessare tutto.

    La cosa migliore da fare sarebbe parlare con l’arcivescovo ma don Abbondio non vuole, ha troppa paura e dopo aver chiesto, per l’ennesima volta, di mantenere il segreto, lascia Perpetua e corre a rifugiarsi in camera sua.

    I luoghi e i personaggi

    Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…‘ chi non conosce l’incipit del romanzo più famoso della letteratura italiana? Il primo capitolo de I promessi sposi, infatti, parte con una lunga descrizione geografica dei luoghi ove è ambientata la vicenda, dalle rive del lago di Como, al fiume Adda, dalla campagna lecchese, alla ‘stradicciola‘ del paese.

    Dopo una presentazione dettagliata del paesaggio Manzoni introduce, come in una sorta di ‘zoomata’ cinematografica, il primo personaggio del romanzo, don Abbondio. Manzoni lo descrive attraverso poche, ma efficaci, parole che ci danno subito l’idea di quale sia la sua personalità: ‘tornava bel bello‘, si guardava ‘oziosamente intorno‘, lasciandoci intuire come sia un uomo sostanzialmente bonario, senza troppi pensieri per la testa. In più, si capisce subito che si è fatto prete più per volere dei parenti che per vocazione religiosa, anche perché, appartenere al clero a quel tempo, era un modo semplice per godere di privilegi rimanendo lontano dai guai.

    I bravi, invece, gli scagnozzi di don Rodrigo, signorotto locale, malvagio e arrogante, sono descritti anche fisicamente: è dai dettagli del loro abbigliamento, infatti, dallo spadone e dai coltelli, che don Abbondio capisce chi sono. Di loro il Manzoni elenca anche le cosiddette ‘grida‘, ovvero gli editti con cui i governatori lombardi avevano tentato di metterli fuori legge, ma nonostante gli sforzi i bravi erano ancora lì, al servizio dei signori e delle loro attività illegali.

    L’ultimo personaggio che incontriamo, nel riassunto del primo capitolo de I promessi sposi, è Perpetua, la serva di don Abbondio anch’essa descritta dal Manzoni in poche, precise, battute: ha quarant’anni, non si è mai sposata, ed è molto devota al suo padrone, al quale offre consigli e (ottimi) suggerimenti. E’ un personaggio schietto, dotato di buon senso e rappresenta, lo si capisce subito, la ‘voce del popolo’.

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