Scrittrici italiane del Novecento: le più famose

Da Sibilla Aleramo a Dacia Maraini: la letteratura italiana declinata al femminile

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    Quali sono le scrittrici italiane del Novecento più famose? Le figure femminili della letteratura, dell’arte e della storia d’Italia spesso hanno avuto pochissima voce nel corso dei secoli: ad esse era preclusa la possibilità di accedere al sapere e, ad eccezione di nobili, religiose o sante, le donne del passato difficilmente sono riuscite ad esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti, la propria visione della vita – se lo hanno fatto, la loro testimonianza è sopravvissuta al tempo solo grazie agli scritti (diari, lettere, appunti) che molte di loro hanno lasciato in eredità al mondo. La maggior parte della produzione femminile del passato è venuta alla luce solo nel Novecento, quando l’emancipazione femminile ha permesso alle donne di accedere alla cultura: attraverso poesie, racconti e romanzi, molte di quelle personalità creative – diventate poi le più importanti scrittrici italiane del XX secolo – hanno espresso, ognuna col suo stile, ognuna col suo linguaggio, idee, sentimenti, battaglie e soddisfazioni, creando opere d’arte entrate a pieno titolo nella storia della letteratura italiana.

    Le scrittrici italiane del Novecento, la prima generazione: Sibilla Aleramo

    Il Novecento italiano, ricco di mutamenti politici e sociali, è caratterizzato, dal punto di vista della letteratura femminile, da tre generazioni di scrittrici, tutte impegnate nella ricerca di una propria identità culturale. La prima, tra fine Ottocento e primo Novecento, è segnata dalla nascita delle prime idee di emancipazione femminile: tutte autodidatte, le scrittrici italiane del primo Novecento utilizzano la scrittura come un percorso per affermare la propria consapevolezza culturale. Non si tratta di ribellione ma di desiderio di rivalsa, rappresentato, ad esempio, da Sibilla Aleramo (1876-1960), autrice del romanzo autobiografico Una donna (1906), tra i primi libri femministi italiani.

    , sia in formato digitale che cartaceo.

    Le scrittrici italiane del Novecento, la seconda generazione: Anna Banti

    E’ quella delle scrittrici nate all’inizio del XX secolo, giovanissime agli albori dell’emancipazionismo e adulte durante il Fascismo. In un clima di grande isolamento (la dittatura di Mussolini aveva provocato una chiusura culturale che sembrava aver cancellato i progressi della generazione precedente) le scrittrici italiane di metà Novecento hanno costruito la loro identità culturale non più da autodidatte ma influenzate da scelte politiche e (spesso) da una vita itinerante. Il loro lavoro letterario è sperimentale, non più forme autobiografiche ma contaminazione tra generi e rielaborazioni di lessico e di stile. Un esempio? Anna Banti (1895-1985) che con Artemisia si cimenta nel romanzo storico in cui i fatti ufficiali sono ‘contaminati’ da commenti e digressioni dell’autrice che si muove abilmente tra memoria, storia ed invenzione.

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    Scrittrici italiane del Novecento, la terza generazione: Dacia Maraini

    Le scrittrici italiane del secondo Novecento rispecchiano le lotte per l’emancipazione rilanciate dai movimenti femministi degli anni Sessanta e Settanta; c’è un nuovo modo di interpretare la realtà femminile, che si traduce nei romanzi cosiddetti ‘neofemministi‘: non più la lotta per conquistare i diritti civili, ma la denuncia di ciò che veniva interpretato come forme di esclusione della donna – la coppia e la famiglia, visti come ‘luoghi di spersonalizzazione dell’io femminile’. Ma chi sono le scrittrici italiane più famose del Novecento? Guardiamole brevemente, nelle prossime pagine.

    Grazia Deledda (1871-1936)

    Vincitrice del Nobel per la Letteratura nel 1962, Grazia Deledda mantiene, in tutte le sue opere, un legame molto forte con la sua terra d’origine: i suoi romanzi, infatti, descrivono la realtà sociale e culturale della Sardegna del primo Novecento. Definita ‘verista’ per l’ambientazione e per i personaggi che animano i suoi racconti, è in realtà difficilmente collocabile: a renderla originale, per stile e per contenuto, è proprio il suo essere sarda ed il fatto di ricorrere molto spesso all’uso della sua lingua in molti dei suoi romanzi più famosi, tra i quali

    del 1913 e

    del 1920, entrambi disponibili su Amazon.

    Matilde Serao (1856-1927)

    All’alba del XX secolo, era (ancora) piuttosto disdicevole che una donna potesse dedicarsi alla scrittura, ma ciò non ha impedito a Matilde Serao di essere la prima donna italiana a fondare e dirigere un quotidiano, Il Mattino. Associata a scrittori come Verga e Capuana, anche la Serao si inserisce nella corrente verista di fine Ottocento: accanto a quella di giornalista, infatti, svolse anche attività di narratrice, producendo una quarantina di volumi (tra romanzi e novelle) in cui rievoca la misera vita napoletana alternata alle passioni e alle ambizioni della società borghese. Tra le sue opere principali, Piccole anime (1883), All’erta, sentinella! (1889) e Il paese di Cuccagna (1890).

    Alda Merini (1931-2009)

    Alda Merini è considerata una delle voci poetiche più importanti del Novecento. Nei suoi componimenti, che risentono di quel disagio psichico che, oltre a tormentarla tutta la vita, la costrinse, a periodi alternati, a lunghi soggiorni in cliniche psichiatriche, ricorrono temi erotici misti a quelli spirituali, un intreccio questo che ha caratterizzato tutta la sua produzione letteraria. Autrice di raccolte in versi come La Terra Santa (1984), opere in prosa a carattere autobiografico come L’altra verità. Diario di una diversa (1986), vinse, con La vita facile il Premio Viareggio 1996, mentre nel 2001 ottenne dal Pen Club (l’associazione internazionale di poeti, saggisti e romanzieri) la candidatura al Nobel per la Letteratura.

    Anna Maria Ortese (1914-1998)

    Anche Anna Maria Ortese, forse ancora troppo poco conosciuta rispetto alla validità della sua opera, rientra tra le scrittrici italiane più famose del Novecento. La sua vita, sia privata che professionale, fu piena di solitudine, umiliazione e lutti: osteggiata dai critici dell’epoca (che non compresero la grandezza delle sue prime opere), fu al contrario stimata dagli editori, benché sfuggisse salotti, circoli letterari e ‘connotazioni’ editoriali. Autrice di romanzi come

    (1965), Il porto di Toledo (1975) ed una serie infinita di racconti (alcuni raccolti nel volume

    , la Ortese è una delle poche ‘voci letterarie’ italiane ad aver saputo praticare, ad altissimi livelli, la professione di scrittrice, giornalista ed inviata: le sue opere, infatti, raccontano l’Italia del suo tempo, con le sue miserie e le sue contraddizioni, muovendosi con occhio critico tra saggistica, documentazione realistica e polemica morale.

    Natalia Ginzburg (1916-1991)

    La scrittura, intesa come luogo ideale per esprimere se stessi si scontra con lo stile e la sensibilità creativa di Natalia Ginzburg che, con le sue opere, ha cercato di tenersi lontana dai canoni tipici della letteratura femminile. Nelle sue opere utilizza molto la prima persona plurale, quasi a snobbare la parola ‘io’ in quanto incapace di esprimere il dolore di una nazione colpita dalla guerra. La Ginzburg non amava il genere autobiografico né gli scritti di memoria, benché entrambi presenti (in modo velato) in uno dei suoi libri più celebri,

    , vincitore del Premio Strega 1963, in cui racconta la storia della sua famiglia, nella Torino tra gli anni Trenta e Cinquanta.

    Lalla Romano (1906-2001)

    Tra le scrittrici italiane del Novecento non possiamo non citare anche Lalla Romano, poetessa, narratrice, pittrice e critica d’arte che, con una sensibilità squisitamente femminile, ha attraversato il XX secolo in modo riservato e lontana dai clamori intellettuali dei salotti italiani. I suoi romanzi rivelano, secondo la critica, i vizi e i difetti della borghesia italiana mentre le poesie, alle quali si dedicò soprattutto agli esordi della sua attività letteraria, sono molto più intimiste e vicine alla liricità dei classici Greci. La sua prima opera narrativa è

    (1951), un romanzo diviso in cinque parti che racconta i sogni di cinque personaggi imparentati tra loro. Con

    , romanzo che affronta il tema del rapporto madre-figlio, vinse il Premio Strega 1969.

    Dacia Maraini

    Dacia Maraini, classe 1936, è attualmente una delle voci più significative della narrativa italiana contemporanea. Scrittrice poliedrica e donna di grande fascino, è stata a lungo compagna di Alberto Moravia, con cui ha condiviso la passione per la scrittura, la prosa e i viaggi intorno al mondo. Suoi, alcuni dei più grandi successi letterari dei nostri tempi:

    , vincitore del Premio Campiello 1990, ambientato nella Sicilia del Settecento;

    , finalista al Premio Strega 1993, in cui racconta la sua infanzia, nel periodo in cui visse presso i nonni materni, in Sicilia; e

    , una raccolta di racconti ispirati alle storie, tipiche dei nostri tempi, di violenza, stupri e dolore, vincitore del Premio Strega 1999.

    Susanna Tamaro

    Nata a trieste nel 1957, Susanna Tamaro ha lavorato per anni come autrice e curatrice di diversi programmi scientifici. Nel 1989 esordisce in letteratura con

    , pubblicando nel giro di pochi anni, altri due romanzi (

    e

    ) passati quasi del tutto inosservati. Il successo arriva nel 1994 quando, con

    , raggiunge la consacrazione a livello internazionale. Scritto in forma epistolare (è incentrato sulle confessioni di un’anziana signora alla nipote) il romanzo è accolto con freddezza dalla critica ma ottiene grande riscontro di pubblico: con oltre 16 milioni di copie vendute in tutto il mondo è stato inserito fra i 150 ‘Grandi Libri‘ che hanno segnato la storia d’Italia.