‘Libri distillati’: quando la cultura diventa ‘bignami’

‘Libri distillati’: quando la cultura diventa ‘bignami’

Polemiche sulla collana 'Distillati' di Centauria, i classici della letteratura in versione 'concentrata'

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    ‘Libri distillati’: quando la cultura diventa ‘bignami’

    Libri distillati‘: i grandi classici della letteratura ‘tagliati’ per chi non ha il tempo di leggere. E’ questo lo spirito dell’insolita (forse discutibile) iniziativa di Centauria (del gruppo RCS) che ha lanciato, a dicembre 2015, una collana di bestseller in versione ‘bignami’: il meglio della narrativa italiana ed internazionale proposta in meno della metà delle pagine originali, romanzi ridotti all’osso a favore di chi, per mancanza di tempo, non può permettersi di leggere un libro per intero. Un’operazione editoriale che prevede l’uscita mensile di due libri, due romanzi ‘distillati‘ (non ‘riassunti’) che promettono di colmare le lacune culturali di chi vorrebbe approfondire le proprie conoscenze ma non ha la possibilità di farlo. Ma i ritmi di vita di oggi sono davvero così frenetici da impedire a chi ha voglia di farlo di dedicarsi al piacere della lettura? Ma soprattutto, in un Paese come l’Italia dove, stando agli ultimi dati Istat, la maggior parte della popolazione è composta da ‘non lettori’, è davvero necessario ridurre i grandi classici della narrativa alla stregua di ‘surrogati della letteratura’?

    I ‘libri distillati‘, dunque, non sono riassunti né compendi (vogliono ‘puntare al cuore del romanzo‘, si legge in rete) ma per i difensori della lettura il risultato non cambia: i (mini)volumi proposti da Centuria – che prevede un’uscita mensile di due bestseller, per gennaio Venuto al mondo, di Margaret Mazzantini (200 pagine, invece delle 540 dell’originale) e Uomini che odiano le donne, di Stieg Larsson (240 invece di 688) – offrono la versione ‘accorciata’ di libri che hanno fatto la storia della letteratura, e mentre c’è chi vede l’iniziativa orientata ad attirare chi, con i libri, non ha alcuna confidenza, c’è anche chi grida allo scandalo, definendo la trovata ‘abominevole’, ‘idiota’, semplicemente commerciale.

    In realtà l’Editoria italiana non è nuova a progetti del genere: rendere ‘tascabile‘ ed alla portata di tutti il sapere è un’iniziativa che, fin dal 1931 con i celeberrimi ‘bignami‘, ha coinvolto studenti e lettori di ogni età. Quella dei ‘libri distillati‘ però, bestseller ‘tagliati’ ad hoc per fornire cultura a chi non ha tempo (e forse neanche voglia) di leggere, è un’iniziativa che nasce considerando la tipologia del ‘non lettore’ italiano, colui che non legge (per pigrizia o per mancanza di abitudine) ma che non vuole farsi cogliere impreparato quando la conversazione si sposta sul culturale: quando, tra una pizza ed un aperitivo, il discorso scivola sull’ultimo libro di Paolo Giordano, ecco che arriva in aiuto il ‘distillato’.
    Ironia a parte, non c’è nulla di male nel tenersi informati leggendo i ‘libri distillati‘, è solo un po’ triste rinunciare a priori alla lettura (completa) di un romanzo: è come leggere un libro giallo arrivando subito al colpevole. Significa rinunciare ad un piacere che astrae la mente e stimola l’immaginazione, significa non concedersi uno spazio intimo contro la freneticità dei nostri tempi.

    Significa rinunciare ad una sana abitudine che ci arricchisce e ci migliora. Perciò, vien da pensare, meglio leggere un solo libro ma per intero, che ubriacarsi di ‘distillati’.

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