Le frasi più belle di Martin Luther King

Le frasi più belle di Martin Luther King
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Ultimo aggiornamento: Domenica 26/06/2016 20:17

    Quali sono le frasi più belle di Martin Luther King? Il grande leader dei diritti civili, Premio Nobel per la Pace nel 1964, ci ha lasciato un’infinità di frasi celeberrime, entrate a pieno titolo nella storia politica e culturale del Ventesimo secolo. Impegnato fin da giovanissimo a difendere la pace e i diritti degli emarginati, Martin Luther King è stato il primo americano a teorizzare la lotta non violenta, esponendosi da subito affinché la società statunitense abbattesse ogni sorta di pregiudizio etnico e razziale. L’impegno civile e la grande passione che accompagnarono il suo lavoro hanno fatto sì che negli anni si ricordasse come il ‘redentore dalla faccia nera‘, l’eroe degli emarginati che predicava la pace e l’amore, strumenti alternativi sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta scelta da altri attivisti di colore. La sua opera, instancabile e appassionata, fu bruscamente interrotta il 4 aprile del 1968 quando, sul balcone di un motel di Memphis, fu raggiunto da un proiettile sparato da un fucile di precisione. Simbolo indiscusso della lotta americana per la giustizia e l’uguaglianza razziale, Martin Luther King è ricordato, ancora oggi, per le celeberrime frasi pronunciate nel corso dei suoi numerosi discorsi: noi ve ne vogliamo proporre alcune, quelle più belle, quelle che, grazie al profondo valore che possiedono, hanno contribuito a cambiare le sorti della società americana, e non solo.

    Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.

    Nato ad Atlanta nel 1929, Martin Luther King è stato un pastore protestante, un politico ed un attivista impegnato nelle lotta a favore dei diritti civili.

    E’ sempre il momento giusto per fare quello che è giusto.

    Profondamente influenzato dall’opera di Gandhi, di cui fu studioso appassionato, Martin Luther King decide, dopo essere diventato pastore protestante, di rimanere al Sud, in Alabama: qui, dove la situazione razziale è tra le più drammatiche, inizia la sua straordinaria attività contro il pregiudizio e la segregazione.

    La più grande tragedia di questi tempi, non è nel clamore chiassoso dei cattivi, ma nel silenzio spaventoso delle persone oneste.

    La non violenza è il ‘motore’ fondamentale nella lotta intrapresa da King che, all’indomani dell’arresto di Rosa Parks – che si era rifiutata di cedere il suo posto, sull’autobus, ad un bianco – decide di cominciare ad agire.

    Se avremo aiutato una sola persona a sperare, non saremo vissuti invano.

    E lo fa organizzando uno spettacolare boicottaggio, nei confronti dei mezzi pubblici, che coinvolge i neri d’America: per quasi 400 giorni l’amministrazione locale è in ginocchio, mentre la protesta pacifica fa immediatamente il giro del mondo.

    Io ho un sogno, che i miei bambini vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per il loro carattere.

    Tra le frasi più belle di Martin Luther King questa è certamente una delle più famose: è stata pronunciata il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, durante la ‘marcia per il lavoro e la libertà’. Di fronte ad oltre 200mila persone, King pronuncia il suo discorso più famoso, rimasto scolpito nell’immaginario collettivo mondiale.

    Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.

    Attraverso l’opera non violenta di Martin Luther King i neri d’America prendono coscienza della loro condizione, comprendendo la necessità, più che mai doverosa, di reagire.

    Solo quando è buio riusciamo a vedere le stelle.

    La situazione fatica a cambiare, benché Martin Luther King, a dispetto delle intimidazioni, degli arresti e delle minacce, continui senza sosta la sua battaglia.

    I sogni non sempre si realizzano. Ma non perché siano troppo grandi o impossibili. Perché noi smettiamo di crederci.

    Il 1963 è l’anno più importante di tutta la campagna politica e civile di Martin Luther King: è un periodo lunghissimo, durante il quale, tra momenti di violenza e di repressione, vengono organizzati marce, sit in e spettacolari proteste pacifiche.

    Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.

    Nel 1964 riceve il Premio Nobel per la Pace ed appare sulla copertina del Time come uomo dell’anno.

    L’amore è l’unica forza capace di trasformare un nemico in amico.

    Negli anni successivi però si accorge che molti neri tendono verso forme di lotta molto più aggressive e violente – è il periodo delle cosiddette Black Panters – mentre l’FBI comincia a controllarlo. Il suo ultimo discorso ha luogo a Memphis, il 3 aprile del 1968. Poche ore dopo, non ancora quarantenne, cade sotto i colpi di un cecchino che gli spara con un fucile di precisione.

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