Vincent Van Gogh, dalla ‘Notte stellata’ all’orecchio: 11 cose che nessuno sa

Vincent Van Gogh, dalla 'Notte stellata' all'orecchio: ecco le 11 cose che nessuno sa sul grande pittore olandese.

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    Vincent Van Gogh, dalla ‘Notte stellata’ al mistero dell’orecchio: ecco le 11 cose che nessuno sa. Vincent Van Gogh, genio indiscusso della pittura e simbolo di un’arte unica, un’arte che, pur al di fuori di qualsiasi canone estetico, ha influenzato tutta la pittura successiva. Tra le personalità artistiche più affascinanti di sempre, le sue opere, però, trovarono fortuna solo dopo la sua morte, a 37 anni per una ferita d’arma da fuoco, raggiungendo negli anni un valore artistico (ed economico) inestimabile. ‘Non posso farci niente se le mie opere non si vendono, si legge in una lettera all’amato fratello Theo, ma verrà il giorno in cui si vedrà che valgono più del prezzo del colore che ci metto, e della mia stessa vita‘. Una vita ancora oggi avvolta nel mistero, a cominciare dalle malattie che lo perseguitarono, fino al bizzarro uso dei pennelli e del colore e all’enigma che avvolge, ancora oggi, la sua morte. Fu suicidio o omicidio? Questa e tante altre curiosità sulla vita del grande pittore nelle pagine seguenti: sfogliatele con noi.

    L’orecchio mutilato

    Chi tagliò l’orecchio a Van Gogh? La versione ufficiale racconta che fu il pittore stesso ad automutilarsi, un gesto questo che confermerebbe la sua conclamata follia. Tuttavia, il fatto che l’orecchio non fu tagliato di netto ma fu asportata solo una parte del lobo sinistro, indurrebbe a pensare che a compiere il gesto possa esser stato qualcun altro, forse Gauguin, con cui Van Gogh visse per qualche tempo e col quale litigava frequentemente. Molti storici, infatti, ritengono che il pittore olandese abbia raccontato di essersi automutilato solo per coprire Gauguin e convincerlo, così, a rimanere con lui. La faccenda è ancora oggi avvolta nel mistero ma non ha impedito all’artista tedesco Diemut Strebe di realizzare un’opera, ‘Sugababe‘, che altro non è se non la ‘replica vivente dell’orecchio sinistro di Vincent Van Gogh‘. Una vera e propria clonazione artistica, realizzata grazie al dna di Lieuwe van Gogh, pronipote di Theo e dunque familiare del pittore.

    Quasi 900 opere realizzate poco prima di morire

    Van Gogh iniziò a dipingere piuttosto tardi, all’età di 27 anni – prima, infatti, pensava di diventare maestro o avvocato, ma non certamente un artista. Capì che la pittura era la sua strada intorno al 1881 quando, al fratello Theo, scriveva ‘sono molto felice quando dipingo e posso dirlo dopo non aver fatto altro nell’ultimo anno. La mia vera carriera nella pittura sta iniziando ora. Non pensi che dovrei seguire questa passione?‘. Poco prima della morte, una decina di anni dopo, Van Gogh realizzò circa 900 dipinti e più di mille disegni, con una media di due opere a settimana. Visse ed operò pochissimo ma fu un pittore tra i più prolifici, forse perché afflitto da una forma di ipergrafia che lo portava a dipingere in maniera quasi maniacale.

    Le candele

    Sembra che Van Gogh amasse dipingere di notte e che per questo indossasse un cappello di paglia con alcune candele incastrate tra le tese. ‘Spesso ho l’impressione che la notte sia molto più viva e riccamente colorata del giorno‘, scrisse in una lettera al fratello Theo, e molti hanno raccontato di averlo visto spesso lavorare con quello strano copricapo sulla testa.

    Una tomba con il suo stesso nome

    Il piccolo Vincent crebbe vedendo, vicino alla chiesa della cittadina di Zundert dove nacque, una lapide con scritto il suo nome: era la tomba del fratellino maggiore, Vincent Willem Van Gogh, nato morto esattamente un anno prima della nascita del pittore.

    Il mistero della ‘Notte stellata’

    E’ uno dei capolavori più affascinanti e misteriosi di tutta la storia dell’arte, dipinto da Van Gogh nel giugno del 1889, durante il suo ricovero al Saint Paul de Mausole. Dimesso dall’ospedale di Arles, infatti – dopo la faccenda dell’orecchio – il pittore non sentiva però di essersi ripreso completamente e chiese, per questo, di essere ricoverato all’ospedale psichiatrico nei pressi di Saint Rémy. Proprio qui, durante la degenza, dipinse alcuni dei suoi capolavori più grandi, tra i quali ‘Notte stellata’ al centro, peraltro, di un recente studio ‘matematico’ che ha dimostrato come Van Gogh, nonostante non avesse alcuna cognizione in materia, abbia visualizzato, e tradotto sulla tela, uno dei concetti più difficili della fluidodinamica: quello del ‘flusso turbolento’. Altra curiosità: Van Gogh giudicò il dipinto un totale fallimento, ‘non gli diceva niente‘, sostenne il fratello, il quale provò a venderlo senza, però, riuscirci mai.

    Il colore giallo

    Van Gogh amava questo colore in maniera particolare – ‘com’è bello il giallo!‘, scriveva intorno al 1880 – tanto che, in molti dei suoi quadri, predomina nettamente sugli altri. Sembra, però, che la sua non fosse una semplice predilezione ma una sorta di difetto visivo: Van Gogh, cioè, ‘vedeva giallo’ a causa dell’abuso di assenzio e di farmaci per curare l’epilessia. Tuttavia, il giallo cromo dei suoi quadri è diventato una sorta di ‘firma pittorica’ dell’artista che, dai ‘Girasoli‘ alla ‘Stanza di Arles‘, ne caratterizza alcuni dei capolavori più belli. Nel corso del tempo, però, il giallo brillante è sbiadito lasciando spazio ad un colore molto più scuro, e riportarlo al suo antico splendore, dicono gli esperti, non è, purtroppo, possibile: gli interventi, infatti, rischierebbero di rovinare irrimediabilmente i capolavori.

    ‘Van Gogh? Era sporco e scontroso’

    Van Gogh? Era sporco, vestito male, scontroso, non era per niente gentile e sembrava malato. Lo chiamavano pazzo‘. Così parlava Jeanne Calment a proposito del pittore olandese: la donna, morta nel 1997 all’età di 122 anni, visse ad Arles ed ebbe modo, per questo, di incontrare più volte Van Gogh, del quale non aveva, evidentemente, un’ottima opinione.

    Van Gogh e la vita contadina

    Van Gogh dimostrò sempre un grande attaccamento alla vita contadina e alla sua terra: tra il 1881 e il 1885, infatti, realizzò diversi disegni raffiguranti la classe operaia dell’epoca. Non a caso il suo primo, ed anche più grande, quadro, ‘I mangiatori di patate‘, è stato dipinto proprio in quegli anni.

    La morte: suicidio o omicidio?

    Stando a quanto scritto in un libro del 2011 dal titolo ‘Van Gogh: The Life‘, firmato Steven Naifeh e Gregory White Smith, il pittore olandese non si è suicidato ma è morto per mano di un ragazzo del posto. Secondo questa ipotesi, dunque, peraltro mai accolta dalla maggior parte degli storici dell’arte, Van Gogh sarebbe stato assassinato. La tesi troverebbe conferma anche nel fatto che sulle sue mani non sono mai stati trovati segni o bruciature. Oltre al fatto che l’arma non fu mai ritrovata, a sostegno delle ipotesi dei due biografi, anche le dichiarazioni dello stesso pittore che affermò, in varie occasioni, di essere contro il suicidio.

    Il mistero della fotografia

    Nonostante Van Gogh ci abbia lasciato un’infinità di ritratti, sono pochissime le foto che ritraggono il pittore così com’era in realtà. A parte un paio di scatti in cui appare giovanissimo, è questa foto di gruppo – scoperta recentemente da alcuni studiosi francesi – a suscitare grande curiosità: se davvero quel signore barbuto intento a fumare la pipa fosse il grande pittore olandese, avremmo l’unico scatto in cui Van Gogh compare in età matura, dopo cioè esser diventato un artista (insieme a lui ci sarebbe anche l’amico Gauguin, l’ultimo a destra). Tuttavia, non amando molto farsi fotografare, ed avendo a disposizione soltanto dei dipinti che ritraggono il suo volto, è difficile stabilire con certezza se si tratti o meno dell’autore della ‘Notte stellata’. Per il momento, prevale l’opinione degli esperti del Van Gogh Museum di Amsterdam: l’uomo in questione non è Vincent Van Gogh semplicemente perché non gli somiglia.

    Le malattie

    Il legame tra malattia e genialità pittorica di Van Gogh ha affascinato, da sempre, la maggior parte degli studiosi, non solo gli storici dell’arte, ma anche psichiatri e psicologi che, analizzando le tele del pittore, hanno cercato di classificare i suoi disturbi in base ai soggetti rappresentati. Il risultato? Una trentina di diagnosi diverse, dalla schizofrenia al disturbo bipolare, dalla sifilide all’epilessia, dall’avvelenamento da ingestione di vernici all’abuso di assenzio.