Diritto e Fiabe: quando la legge si spiega con le favole

Diritto e Fiabe: quando la legge si spiega con le favole
da in Cultura, Fiabe, Giustizia
Ultimo aggiornamento: Martedì 04/08/2015 11:23

    Spiegare la legge in modo semplice e, perché no, divertente: questo l’intento di Diritto e Fiabe, il sito web – con relativa pagina Facebook – che spiega il diritto attraverso i personaggi più amati delle fiabe Disney. L’idea, bizzarra e alquanto originale, è partita da uno studente dell’Università di Pisa alle prese con gli esami di Diritto Privato che, per stemperare l’ansia e lo stress dello studio, ha creato un profilo su Facebook in cui spiegava, con ironia e spirito goliardico, alcune delle leggi con le quali aveva a che fare. Immediati i consensi di studenti e docenti che hanno spinto il ragazzo a creare, sulla scia della pagina social, un portale web in cui si trovano pillole di Diritto Privato e Commerciale e le spiegazioni di articoli, reati e concetti giuridici. L’intento è quello di inserire, un po’ alla volta, le spiegazioni di tutti gli istituti giuridici italiani ed anche internazionali, mentre il filo conduttore, come dicevamo, sono le fiabe dei cartoni Disney. Qualche esempio? Sfogliate le pagine che seguono.

    Biaggio, il protagonista del cartone Lilly e il Vagabondo, vive libero ed è senza padrone. E’ un randagio e per il Diritto Internazionale è un apolide, ossia, come spiegato dalla convenzione di New York del 1954, ‘una persona che nessuno Stato, in base al proprio ordinamento giuridico, considera come proprio cittadino‘.

    Il crudele ed avaro Sceriffo di Nottingham, principale antagonista di Robin Hood, è il personaggio Disney che meglio rappresenta la fattispecie criminosa spiegata nell’art 314 del Codice Penale – ‘il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria‘ – quella cioè che commette il reato, punito con la reclusione, di peculato.

    Biancaneve, essendo orfana ed extracomunitaria – proviene, infatti, da un ‘paese molto, molto lontano’ – per sposarsi con il principe ha bisogno, in base all’articolo 116 del Codice Civile, di ‘una dichiarazione di autorità competente del proprio paese dalla quale non risulti che vi siano delle condizioni ostative per il matrimonio‘. Con la legge n.94 del 15 luglio 2009, inoltre, gli stranieri in procinto di sposarsi, devono possedere un valido permesso di soggiorno, affinché il matrimonio possa celebrarsi conformemente alle leggi italiane.

    Qual è la differenza tra i due istituti? Il primo tutela un’opera d’arte, una canzone, un libro, in modo tale che nessuno, tranne il titolare dell’idea, possa riprodurre quella determinata cosa; il secondo, invece, salvaguardia il logo.

    Ciò che succede a Villa DeMon allorché Pongo e Peggy arrivano, infuriati, per recuperare i loro cuccioli, spiega la differenza, principale, tra prescrizione e decadenza. I due, infatti, entrando nella casa, interrompono il diritto non esercitato di Crudelia ad abitare nelle sua dimora (prescrizione) e, al contempo, acquisiscono il diritto per il riconoscimento dei cuccioli rapiti (decadenza).

    Quando Mushu si rivolge al cavallo di Mulan dandogli della ‘mucca’, commette un reato di ingiuria, offende, cioè, ‘l’onore e il decoro di una persona presente‘.

    Quando Grimilde decide di eliminare la figliastra Biancaneve, ingaggiando un cacciatore perché compia ‘lo sporco lavoro’ al suo posto, esercita a piene mani il cosiddetto ‘mandato’, un contratto vero e proprio attraverso il quale ‘il mandatario (cacciatore) assume l’obbligo di compiere uno o più atti giuridici nell’interesse, o per conto, del mandante (Grimilde).

    Secondo l’articolo 230 bis del Codice Civile, Cenerentola non è schiavizzata dalla matrigna e dalle sorellastre ma, essendo una loro parente, fa parte di un’impresa familiare vera e propria. Mentre le prime, però, sono i familiari-imprenditori – coloro, cioè, che decidono su tutto – la povera Cenerentola è solo una collaboratrice: partecipa agli utili senza un tornaconto proporzionato al lavoro compiuto (in altre parole, fa la fame) e non ha alcun potere decisionale rispetto all’andamento dell’impresa.

    Come tutti sanno, i protagonisti di una delle favole più famose dei fratelli Grimm, Hansel e Gretel, vivono in condizioni di quasi povertà, insieme alla matrigna e al padre falegname. Non avendo abbastanza per sopravvivere la donna convince il marito a lasciare i bambini nel bosco, compiendo, di fatto, il reato di abbandono di minore. La decisione dei genitori, inoltre, conferma il fatto che i due non sono in grado di mantenere la prole, assicurando ai figli, come detta l’articolo 315 bis del Codice Civile, ‘il diritto ad essere mantenuti, educati, istruiti ed assistiti moralmente dai genitori‘.

    Aladdin, costretto dal perfido Jafar a recuperare la Lampada magica dispersa in una caverna, è nella situazione giuridica tipica di chi trova una ‘qualsiasi cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare di essere proprietario‘. Da un punto di vista legale, però, Aladdin non diventa proprietario della Lampada, essendo stata ‘commissionata’ da Jafar che la vuole per il valore storico e artistico che possiede. Il ragazzo, tuttavia, la tiene per sé, incorrendo così nel reato di ‘appropriazione di cose smarrite‘.

    Le pagine social in cui sono spiegati, attraverso i personaggi dei cartoni e delle favole, alcuni dei principi che regolano il sistema giuridico italiano, sono arricchite da una serie di immagini-composizioni, tutte accompagnate da una breve didascalia che ne spiega, brevemente (ed ironicamente) il contenuto.

    Il riferimento è all’articolo 74 del Codice Civile che regola la parentela, in quanto ‘vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite‘.

    Questa immagine, invece, ironizza sulla tutela della vecchiaia, legittimata dall’articolo 25 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

    Con questa immagine, tratta dal cartone ‘La carica dei 101‘, si spiega il comportamento del debitore nei confronti del creditore: l’articolo cui rimanda l’immagine, infatti, è l’1176 del Codice Civile, in base al quale ‘nell’adempiere l’obbligazione, il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia‘.

    Qui, invece, il riferimento è all’articolo 612, del Codice Penale, per cui ‘Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa con la multa‘ o, in caso di minaccia grave, anche con la pena della reclusione.

    La legge cui fa riferimento Bambi è la n.219, quella cioè che elimina qualsiasi forma di discriminazione tra figli legittimi e figli naturali (ossia, quelli nati fuori dal matrimonio).

    Ecco un’immagine in cui Grimilde, matrigna di Biancaneve, spalanca la finestra: un ottimo pretesto per ironizzare sul pagamento delle tasse.

    E che dire di Bianca e Bernie e della loro convivenza ‘more uxorio‘? Si tratta della situazione in cui due persone vivono come se formassero una famiglia, situazione, però, non ancora sufficientemente regolamentata dalla Costituzione italiana.

    Le simpatiche didascalie che accompagnano le foto-composizioni che spiegano con ironia – attraverso i personaggi delle favole Disney – alcuni principi del sistema giuridico italiano, testimoniano il grande estro creativo dell’inventore del sito in questione.

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