Frasi storiche famose ma sbagliate

Frasi storiche famose ma sbagliate
da in Cultura, Divina Commedia, Letteratura, Libri
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20/06/2016 14:27

    Chissà quante volte ci è capitato di citare delle frasi storiche famose ignorando il fatto che fossero, in realtà, completamente sbagliate. Molte delle citazioni passate alla storia – quelle che spesso leggiamo postate sui social, riportate sulle copertine dei libri, appuntate sui quaderni o, addirittura, tatuate sulla pelle – sono il frutto di un’erronea interpretazione o, come nella maggior parte dei casi, il risultato di una storpiatura durata nel tempo: e se quelle non fossero le parole giuste? Tante, infatti, sono le frasi storiche celebri prese in prestito da teatro, cinema e musica, cosa che, evidentemente, ha contribuito a cambiarne il senso, attribuendole, spesso, anche alla persona sbagliata. Quali sono, dunque, le frasi famose ma totalmente sbagliate? Guardiamone insieme alcune, nelle prossime pagine.

    Cominciamo la nostra carrellata di frasi storiche in realtà sbagliate con una delle citazioni più famose della letteratura mondiale, quella pronunciata nella Divina Commedia da Virgilio allorché passa, insieme a Dante, davanti ad una lunga colonna di ignavi. In realtà il verso, che troviamo nel Canto III dell’Inferno, recita così: ‘Non ragioniam di loro, ma guarda e passa‘.

    Questa simpatica frase, attribuita erroneamente a Benjamin Franklin, scienziato e politico tra i Padri fondatori degli Stati Uniti, è in realtà di un inglese: l’attore e drammaturgo Christopher Bullock, vissuto tra la fine del Seicento e i primi del Settecento.

    Tra le frasi storiche più celebri in assoluto, questa, attribuita a Galilei davanti al Tribunale dell’Inquisizione, non fu, in realtà, mai pronunciata dallo scienziato. Le parole, infatti, di cui non v’è traccia nei documenti del processo, gli furono attribuite da Giuseppe Baretti autore, nel 1757, di un’antologia scritta in difesa di Galilei. La frase, così, difende l’onore dello scienziato, costretto all’abiura ma consapevole della veridicità delle proprie teorie.

    Questa frase, non proprio felicissima, è stata attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo, moglie di Luigi XVI, in risposta al popolo francese che, affamato, reclamava cibo. In realtà la sovrana non pronunciò mai queste parole: fu la storiografia successiva ad attribuirgliele, dopo che Jean-Jacques Rousseau, nelle Confessioni, aveva attribuito la frase ad una (non specificata) principessa. Ma per ragioni storico-temporali, non fu Maria Antonietta l’autrice di questa frase: l’episodio raccontato da Rousseau, infatti, è del 1741, la sovrana, invece, nacque nel 1755 e si trasferì in Francia nel 1770.

    L’investigatore più famoso della letteratura, uscito dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, non ha mai pronunciato questa frase: il suo creatore, infatti, non l’ha mai scritta. Sono state le trasposizioni teatrali e cinematografiche successive a ‘storpiare’ lo scambio di battute tra Sherlock e il suo assistente: nel racconto dal titolo ‘L’uomo deforme‘, infatti, è presente un dialogo in cui Watson esclama ‘Semplice!’ e Holmes risponde ‘Elementare’, divenuto, nel tempo, una sorta di marchio distintivo della celebre coppia letteraria.

    Il messaggio radiofonico lanciato da Apollo 13, a 55 ore dal lancio, e trasmesso al centro di controllo di Houston, fu, in realtà questo: ‘Okay, Houston, we’ve had a problem here‘, ossia ‘Okay Houston, abbiamo avuto un problema qui‘, in riferimento all’esplosione di uno dei serbatoi di ossigeno che costrinse gli astronauti a trasferirsi nel modulo lunare e a utilizzarlo per rientrare sulla Terra. Perciò nessuno tra James Lovell, Jack Swigert e Fred Haise pronunciò questa frase, resa ancor più celebre da Tom Hanks, nel film del 1995 intitolato proprio Apollo 13.

    Rimanendo in tema di missioni spaziali, Neil Armstrong, il primo astronauta a mettere piede sulla Luna, sostenne, per tutta la vita di aver detto ‘Un piccolo passo per UN uomo, un grande balzo per l’Umanità‘, riferendo a se stesso quell’articolo ‘un’. Tuttavia, quanti videro lo storico sbarco in televisione – e furono milioni – sostennero che quell’articolo in realtà non ci fosse e che la parola ‘uomo’ si riferisse non già all’astronauta ma all’Umanità intera. Comunque siano andate le cose, la frase suonò così epica da entrare immediatamente nella storia.

    Da sempre attribuita al padre della politica della non violenza, Mahatma Gandhi, la massima in realtà sarebbe di Nicholas Klein, un sindacalista americano che, nel 1914, davanti ad una folla di lavoratori, disse: ‘Prima ti ignorano. Poi ti ridicolizzano. Quindi ti attaccano e vogliono bruciarti. E poi ti costruiscono monumenti‘.

    Tra le frasi storiche celebri non poteva mancare quella che riassume l’opera più importante di Niccolò Macchiavelli, Il Principe. In realtà la frase, di cui non v’è traccia nel trattato, è una sorta di interpretazione ‘a posteriori’ dell’atteggiamento pratico e utilitaristico espresso dal filosofo rinascimentale che, nella suddetta opera, invece, scrive: ‘Nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi … si guarda al fine … I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati‘.

    Molti ritengono che a pronunciare questa frase, rimasta nella storia, non sia stato Iosif Stalin ma Winston Churchill durante la Conferenza di Potsdam del 1945. La stessa frase è presente anche in un romanzo del 1956 di Erich Maria Remarque, dal titolo ‘L’obelisco nero‘.

    Stando al racconto, poetico, dello storico greco Cassio Dione, Cesare, pugnalato a morte, pronunciò queste parole riconoscendo tra i suoi assassini il figlio Bruto. Dione, in realtà, riprese la frase da Svetonio il quale, a sua volta, la riportò come opinione di altri storici. Lo scrittore romano, infatti, racconta che, morendo, Cesare non parlò affatto, ma cadde sotto i colpi del pugnale emettendo solo un gemito.

    Concludiamo la nostra carrellata di frasi storiche famose ma sbagliate, con una massima attribuita ad Arthur Schopenhauer, presente nella raccolta di scritti Parerga e paralipomena. In realtà è lo stesso filosofo tedesco a sottolineare, nell’opera, il fatto la frase non sia sua: si tratta, infatti, di una citazione tratta dal racconto ‘El doncel de Don Enrique el doliente‘, dello scrittore spagnolo Mariano José de Larra.

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