Dante Alighieri: le frasi celebri del Sommo Poeta

Dante Alighieri: le frasi celebri del Sommo Poeta
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20/06/2016 11:52

    Dante Alighieri: quali sono le frasi celebri del Sommo Poeta? Considerato il padre della lingua italiana, Dante è senza dubbio uno dei rappresentati più illustri della letteratura di casa nostra. Autore della Divina Commedia, uno dei capolavori più grandi (e straordinariamente originali) di sempre, è anche tra quelli più ‘gettonati’ per la prima prova scritta agli (ormai imminenti) esami di maturità 2015. E’ probabile, infatti, che tra gli argomenti previsti per il tema d’italiano, ci sia una traccia che riguardi l’illustre scrittore visto che, proprio quest’anno, ricorre il 750esimo anniversario dalla nascita: il padre della Divina Commedia, infatti, è nato tra il 22 maggio e il 13 giugno del 1265. La sua immensa opera, che comprende, oltre ad un’infinità di liriche dedicate all’amore, anche trattati di politica, di retorica e di filosofia, spazia talmente tanto all’interno dello scibile umano da segnare profondamente non solo tutta la letteratura italiana successiva, ma anche la stessa cultura occidentale, dall’arte alla filosofia, dalla poesia alla storia. E’, per questo motivo, piuttosto difficile fare una selezione delle frasi più celebri: noi ci abbiamo provato, scegliendone alcune tratte dalle sue opere più famose. Guardiamole insieme, nelle prossime pagine.

    ‘Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia, quand’ella altrui saluta, / ch’ogne lingua devèn, tremando, muta, / e li occhi no l’ardiscon di guardare…’ (incipit del sonetto tratto dal XXVI capitolo della Vita Nova) E’ uno degli esempi più chiari del ‘dolce stil novo‘, il movimento poetico italiano che tende, utilizzando il volgare, verso un’espressione nobile e raffinata dei pensieri.

    ‘Nel mezzo del cammin di nostra vita, / mi ritrovai per una selva oscura / ché la dritta via era smarrita…’ (incipit del Canto I dell’Inferno) E’ stato proprio il celeberrimo incipit da cui prende avvio la Divina Commedia a fornire qualche elemento per stabilire, sebbene approssimativamente, la data di nascita di Dante Alighieri: visto che il poeta considerava la metà della vita dell’uomo il trentacinquesimo anno d’età – e visto che l’immaginario viaggio nell’oltretomba avviene attorno al 1300 – è stato facile dedurne la nascita nell’anno 1265.

    ‘Niente dà più dolore che il ricordare i momenti felici nell’infelicità’ (Canto V dell’Inferno) Dante nacque da una nobile famiglia fiorentina legata alla corrente dei guelfi che, in contrapposizione ai ghibellini favorevoli alla supremazia dell’imperatore, lottavano a favore del potere pontificio.

    ‘Amor, ch’a nullo amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte, / che, come vedi, ancor non m’abbandona.’ (Canto V dell’Inferno) Dante si sposò a vent’anni con Gemma Donati, una giovane donna alla quale però non dedicò mai alcun verso. Questo ha indotto a pensare che forse il loro non fu un matrimonio felice, benché dall’unione nacquero tre figli, Jacopo, Pietro e Antonia.

    ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’ (Canto XXXIII del Paradiso) Secondo alcuni studiosi, la Beatrice decantata da Dante è, in realtà, esistita davvero: si tratta di una certa Beatrice Portinari, giovanissima sposa di Simone de’ Bardi, rampollo di una ricchissima famiglia fiorentina. E’ la prima donna a lasciare una traccia indelebile nella letteratura italiana: a lei Dante dedica la Vita Nova, mentre nella Divina Commedia diventa il simbolo di Fede per eccellenza, nonché accompagnatrice del poeta nel Paradiso.

    ‘Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza’ (Canto XXVI dell’Inferno) Il 10 marzo del 1302 il tribunale di Firenze condanna Dante alla pena dell’esilio. Papa Bonifacio VIII, infatti, temendo il poeta che, com’è noto, faceva parte dei guelfi bianchi – quelli cioè che, pur sostenendo il Papa, non precludevano la possibilità del ritorno dell’imperatore – lo fece trasferire a Roma in veste di ambasciatore. In realtà questo fu solo il pretesto per organizzare una sorta di processo-farsa al quale però il poeta preferì sottrarsi. La pena, per questo, fu commutata nell’esilio perpetuo.

    ‘Uomini siate, e non pecore matte’ (Canto V del Paradiso) Dante morì a Ravenna il 14 settembre del 1321. Fu celebrato fin da subito (in primis dai figli Jacopo e Pietro) come grande poeta e filosofo: l’enorme affresco umano e drammatico tracciato così straordinariamente bene nella Divina Commedia, infatti, gli aveva portato l’ammirazione di molti suoi contemporanei, primo fra tutti Giovanni Boccaccio. Fu proprio quest’ultimo, infatti, a dare un sostanziale contributo alla diffusione dell’opera e della figura umana del Sommo Poeta grazie all’opera dal titolo Trattatello in laude di Dante.

    ‘Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero, / ché ‘l velo è ora ben tanto sottile, / certo che ‘l trapassar dentro è leggero’ (Canto VIII del Purgatorio) La fama della Commedia dantesca e, di conseguenza, quella dell’autore, varcò ben presto anche i confini dell’Italia: nella seconda metà del XIV secolo, infatti, il nome di Dante cominciò a circolare in Inghilterra grazie a Geoffrey Chaucher che durante un soggiorno in Italia entrò in contatto con la cultura letteraria di casa nostra. Lo scrittore, benché ispirato, nei Canterbury Tales, al Decameron boccaccesco, rimase molto colpito dalla poesia di Dante, tanto da definirlo ‘il grande poeta dell’Italia‘.

    ‘Orribil furon li peccati miei; / ma la bontà infinita ha sì gran braccia, / che prende ciò che si rivolge a lei’ (Canto III del Purgatorio) Anche al di fuori del contesto letterario il pubblico ha imparato a conoscere la figura di Dante, grazie ad una serie di iniziative che spaziano dal cinema al fumetto, dalla televisione ai manga giapponesi, dai videogiochi alle monete. Anche la pittura, ovviamente, ha celebrato il Sommo Poeta: Gustave Dorè, ad esempio, grandissimo illustratore francese, è noto soprattutto per le splendide illustrazioni che descrivono, quasi fosse davvero realtà, l’inquietante, quanto straordinario, oltretomba dantesco.

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