Le poesie di Natale d’autore più belle

Le poesie di Natale d’autore più belle
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1889

Le poesie di Natale piu belle

Le poesie di Natale più belle, quelle d’autore, quali sono? Andiamo a scoprirle insieme. Natale si avvicina, le idee regalo e soprattutto i soldi scarseggiano, quindi ecco che ci rifacciamo a strenne natalizie low cost, ma sempre di classe e d’effetto. E cosa c’è di meglio che regalare a Natale una bella poesia d’autore, proprio a tema natalizio? In realtà ora che ci pensiamo bene le poesie di Natale potrebbero avere diversi utilizzi, andiamo a vedere quali.
Prima di tutto, una bella poesia d’autore potrebbe essere un ottimo regalo di Natale, raffinato e poco dispendioso. Magari scritto in bella calligrafia su una carta particolare o su un cartoncino decorato a tema. Tuttavia potremmo scovare anche utilizzi. Per esempio potremmo usare le poesie di Natale come segnaposto personalizzato per i nostri invitati al pranzo di Natale.

Oppure potremmo declamarle durante il suddetto pranzo, magari nell’attesa fra una pietanza e l’altra. O ancora per una serata in famiglia a tema di Natale, magari dopo aver cantato le classiche carole di Natale, potrebbe partire una bella lettura di poesie. E infine potreste usarle per scrivere dei bigliettini d’auguri originali. Se continuate a seguirci nelle prossime pagine dell’articolo troverete le più belle poesie di Natale d’autore.

E’ Natale, di Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta in preghiera

E’ Natale ogni volta che sorridi/
a un fratello e gli tendi una mano./
E’ Natale ogni volta che rimani/
in silenzio per ascoltare l’altro./
E’ Natale ogni volta che non accetti/
quei principi che relegano gli oppressi/
ai margini della società./
E’ Natale ogni volta che speri/
con quelli che disperano/
nella povertà fisica e spirituale./
E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza./
E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri./

La Notte Santa, di Guido Gozzano

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!/
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei./
Presso quell’osteria potremo riposare,/
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei./
Il campanile scocca
lentamente le sei./
-Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?/
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?/
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;/
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe./
Il campanile scocca
lentamente le sette./
- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?/
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!/
- Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:/
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto./
Il campanile scocca/
lentamente le otto./
- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno/
avete per dormire? Non ci mandate altrove!/
- S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno/
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove./
Il campanile scocca/
lentamente le nove./
- Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!/
Pensate in quale stato e quanta strada feci!/
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella./
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…/
Il campanile scocca/
lentamente le dieci./
- Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?/
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?/
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame/
non amo la miscela dell’alta e bassa gente./
Il campanile scocca/
le undici lentamente./
La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?/
- Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!/
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…/
Maria già trascolora, divinamente affranta…/
Il campanile scocca/
La Mezzanotte Santa./

Il Magico Natale, di Gianni Rodari

S’io fossi il mago di Natale/
farei spuntare un albero di Natale/
in ogni casa, in ogni appartamento/
dalle piastrelle del pavimento,/
ma non l’alberello finto,/
di plastica, dipinto/
che vendono adesso all’Upim:/
un vero abete, un pino di montagna,/
con un po’ di vento vero/
impigliato tra i rami,/
che mandi profumo di resina/
in tutte le camere,/
e sui rami i magici frutti: regali per tutti./
Poi con la mia bacchetta me ne andrei/
a fare magie/
per tutte le vie./
In via Nazionale/
farei crescere un albero di Natale/
carico di bambole/
d’ogni qualità,/
che chiudono gli occhi/
e chiamano papà,/
camminano da sole,/
ballano il rock an’roll/
e fanno le capriole./
Chi le vuole, le prende:/
gratis, s’intende./
In piazza San Cosimato/
faccio crescere l’albero/
del cioccolato;/
in via del Tritone/
l’albero del panettone/
in viale Buozzi/
l’albero dei maritozzi,/
e in largo di Santa Susanna/
quello dei maritozzi con la panna./
Continuiamo la passeggiata?/
La magia è appena cominciata:/
dobbiamo scegliere il posto/
all’albero dei trenini:/
va bene piazza Mazzini?/
Quello degli aeroplani/
lo faccio in via dei Campani./
Ogni strada avrà un albero speciale/
e il giorno di Natale/
i bimbi faranno/
il giro di Roma/
a prendersi quel che vorranno./
Per ogni giocattolo/
colto dal suo ramo/
ne spunterà un altro/
dello stesso modello/
o anche più bello./
Per i grandi invece ci sarà/
magari in via Condotti/
l’albero delle scarpe e dei cappotti./
Tutto questo farei se fossi un mago./
Però non lo sono/
che posso fare?/
Non ho che auguri da regalare:/
di auguri ne ho tanti,/
scegliete quelli che volete,/
prendeteli tutti quanti./

Natale, di Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo con pupo siciliano

Natale. Guardo il presepe scolpito,/
dove sono i pastori appena giunti/
alla povera stalla di Betlemme./
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti/
salutano il potente Re del mondo./
Pace nella finzione e nel silenzio/
delle figure di legno: ecco i vecchi/
del villaggio e la stella che risplende,/
e l’asinello di colore azzurro./
Pace nel cuore di Cristo in eterno;/
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo./
Anche con Cristo e sono venti secoli/
il fratello si scaglia sul fratello./
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino/
che morirà poi in croce fra due ladri?/

A Gesù Bambino, di Umberto Saba

Umberto Saba con canarini

La notte è scesa/
e brilla la cometa/
che ha segnato il cammino./
Sono davanti a Te, Santo Bambino!/
Tu, Re dell’universo,/
ci hai insegnato/
che tutte le creature sono uguali,/
che le distingue solo la bontà,/
tesoro immenso,/
dato al povero e al ricco./
Gesù, fa’ ch’io sia buono,/
che in cuore non abbia che dolcezza./
Fa’ che il tuo dono/
s’accresca in me ogni giorno/
e intorno lo diffonda,/
nel Tuo nome.

Re Magi, di Gabriele d’Annunzio

Una luce vermiglia/
risplende nella pia/
notte e si spande via/
per miglia e miglia e miglia./
O nova meraviglia!/
O fiore di Maria!/
Passa la melodia/
e la terra s’ingiglia./
Cantano tra il fischiare/
del vento per le forre,/
i biondi angeli in coro;/
ed ecco Baldassarre/
Gaspare e Melchiorre,/
con mirra, incenso ed oro.

Sogno di Natale, di Luigi Pirandello

Luigi Pirandello macchina da scrivere

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo,/
lassù; innanzi a un Presepe,/
laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena;/
eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori…/
E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini,/
eran deserte nella rigida notte./
E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie,da questa casa a quella,/
per godere della raccolta festa degli altri;/
mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:/
- Buon Natale -

La Befana, di Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana/
vien dai monti a notte fonda./
Come è stanca! La circonda/
neve, gelo e tramontana./
Viene viene la Befana./
Ha le mani al petto in Croce,/
e la neve è il suo mantello/
ed il gelo il suo pannello/
ed il vento la sua voce./
Ha le mani al petto in croce./
E s’accosta piano piano/
alla villa, al casolare,/
a guardare, ad ascoltare/
or più presso or più lontano./
Piano piano, piano piano./
Che c’è dentro questa villa?/
Uno stropiccìo leggero./
Tutto è cheto, tutto è nero./
Un lumino passa e brilla./
Che c’è dentro questa villa?/
Guarda e guarda…tre lettini/
con tre bimbi a nanna, buoni./
guarda e guarda…ai capitoni/
c’è tre calze lunghe e fini./
Oh! tre calze e tre lettini./
Il lumino brilla e scende,/
e ne scricchiolan le scale;/
il lumino brilla e sale,/
e ne palpitan le tende./
Chi mai sale? Chi mai scende?/
Co’ suoi doni mamma è scesa,/
sale con il suo sorriso./
Il lumino le arde in viso/
come lampada di chiesa./
Co’ suoi doni mamma è scesa./
La Befana alla finestra/
sente e vede, e s’allontana./
Passa con la tramontana,/
passa per la via maestra,/
trema ogni uscio, ogni finestra./
E che c’è nel casolare?/
Un sospiro lungo e fioco./
Qualche lucciola di fuoco/
brilla ancor nel focolare./
Ma che c’è nel casolare?/
Guarda e guarda… tre strapunti/
con tre bimbi a nanna, buoni./
Tra la cenere e i carboni/
c’è tre zoccoli consunti./
Oh! tre scarpe e tre strapunti…/
E la mamma veglia e fila/
sospirando e singhiozzando,/
e rimira a quando a quando/
oh! quei tre zoccoli in fila…/
Veglia e piange, piange e fila./
La Befana vede e sente;/
fugge al monte, ch’è l’aurora./
Quella mamma piange ancora/
su quei bimbi senza niente./
La Befana vede e sente./
La Befana sta sul monte./
Ciò che vede è ciò che vide:/
c’è chi piange e c’è chi ride;/
essa ha nuvoli alla fronte,/
mentre sta sull’aspro monte.

Natale, di Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti anziano

Non ho voglia di tuffarmi/
in un gomitolo di strade/
Ho tanta stanchezza/
sulle spalle/
Lasciatemi così/
come una cosa posata/
in un angolo/
e dimenticata/
Qui non si sente altro/
che il caldo buono/
Sto con le quattro/
capriole di fumo/
del focolare

Natale, di Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II papa

Bambino Gesù asciuga le lacrime dei fanciulli!/
Accarezza il malato e l’anziano!/
Spinge gli uomini a deporre le armi/
e a stringersi in un universale abbraccio di Pace

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