Le poesie di Natale d’autore più belle

Quali sono le poesie di Natale d'autore più belle? Da Ungaretti a Pascoli, una carrellata di versi che i poeti più illustri della letteratura italiana hanno dedicato alla festa di Natale.

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    Le poesie di Natale più belle, quelle d’autore, quali sono? Andiamo a scoprirle insieme. Natale si avvicina, le idee regalo e soprattutto i soldi scarseggiano, quindi ecco che ci rifacciamo a strenne natalizie low cost, ma sempre di classe e d’effetto. E cosa c’è di meglio che regalare a Natale una bella poesia d’autore, proprio a tema natalizio? In realtà ora che ci pensiamo bene le poesie di Natale potrebbero avere diversi utilizzi, andiamo a vedere quali.

    Prima di tutto, una bella poesia d’autore potrebbe essere un ottimo regalo di Natale, raffinato e poco dispendioso. Magari scritto in bella calligrafia su una carta particolare o su un cartoncino decorato a tema. Tuttavia potremmo scovare anche utilizzi. Per esempio potremmo usare le poesie di Natale come segnaposto personalizzato per i nostri invitati al pranzo di Natale.

    Oppure potremmo declamarle durante il suddetto pranzo, magari nell’attesa fra una pietanza e l’altra. O ancora per una serata in famiglia a tema di Natale, magari dopo aver cantato le classiche carole di Natale, potrebbe partire una bella lettura di poesie. E infine potreste usarle per scrivere dei bigliettini d’auguri originali. Se continuate a seguirci nelle prossime pagine dell’articolo troverete le più belle poesie di Natale d’autore.

    E’ Natale, di Madre Teresa di Calcutta

    E’ Natale ogni volta che sorridi/

    a un fratello e gli tendi una mano./

    E’ Natale ogni volta che rimani/

    in silenzio per ascoltare l’altro./

    E’ Natale ogni volta che non accetti/

    quei principi che relegano gli oppressi/

    ai margini della società./

    E’ Natale ogni volta che speri/

    con quelli che disperano/

    nella povertà fisica e spirituale./

    E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza./

    E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri./

    La Notte Santa, di Guido Gozzano

    - Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!/

    Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei./

    Presso quell’osteria potremo riposare,/

    ché troppo stanco sono e troppo stanca sei./

    Il campanile scocca

    lentamente le sei./

    -Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?/

    Un po’ di posto per me e per Giuseppe?/

    - Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;/

    son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe./

    Il campanile scocca

    lentamente le sette./

    - Oste del Moro, avete un rifugio per noi?/

    Mia moglie più non regge ed io son così rotto!/

    - Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:/

    Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto./

    Il campanile scocca/

    lentamente le otto./

    - O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno/

    avete per dormire? Non ci mandate altrove!/

    - S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno/

    d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove./

    Il campanile scocca/

    lentamente le nove./

    - Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!/

    Pensate in quale stato e quanta strada feci!/

    - Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella./

    Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…/

    Il campanile scocca/

    lentamente le dieci./

    - Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?/

    Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?/

    L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame/

    non amo la miscela dell’alta e bassa gente./

    Il campanile scocca/

    le undici lentamente./

    La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?/

    - Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!/

    Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…/

    Maria già trascolora, divinamente affranta…/

    Il campanile scocca/

    La Mezzanotte Santa./

    Il Magico Natale, di Gianni Rodari

    S’io fossi il mago di Natale/

    farei spuntare un albero di Natale/

    in ogni casa, in ogni appartamento/

    dalle piastrelle del pavimento,/

    ma non l’alberello finto,/

    di plastica, dipinto/

    che vendono adesso all’Upim:/

    un vero abete, un pino di montagna,/

    con un po’ di vento vero/

    impigliato tra i rami,/

    che mandi profumo di resina/

    in tutte le camere,/

    e sui rami i magici frutti: regali per tutti./

    Poi con la mia bacchetta me ne andrei/

    a fare magie/

    per tutte le vie./

    In via Nazionale/

    farei crescere un albero di Natale/

    carico di bambole/

    d’ogni qualità,/

    che chiudono gli occhi/

    e chiamano papà,/

    camminano da sole,/

    ballano il rock an’roll/

    e fanno le capriole./

    Chi le vuole, le prende:/

    gratis, s’intende./

    In piazza San Cosimato/

    faccio crescere l’albero/

    del cioccolato;/

    in via del Tritone/

    l’albero del panettone/

    in viale Buozzi/

    l’albero dei maritozzi,/

    e in largo di Santa Susanna/

    quello dei maritozzi con la panna./

    Continuiamo la passeggiata?/

    La magia è appena cominciata:/

    dobbiamo scegliere il posto/

    all’albero dei trenini:/

    va bene piazza Mazzini?/

    Quello degli aeroplani/

    lo faccio in via dei Campani./

    Ogni strada avrà un albero speciale/

    e il giorno di Natale/

    i bimbi faranno/

    il giro di Roma/

    a prendersi quel che vorranno./

    Per ogni giocattolo/

    colto dal suo ramo/

    ne spunterà un altro/

    dello stesso modello/

    o anche più bello./

    Per i grandi invece ci sarà/

    magari in via Condotti/

    l’albero delle scarpe e dei cappotti./

    Tutto questo farei se fossi un mago./

    Però non lo sono/

    che posso fare?/

    Non ho che auguri da regalare:/

    di auguri ne ho tanti,/

    scegliete quelli che volete,/

    prendeteli tutti quanti./

    Natale, di Salvatore Quasimodo

    Natale. Guardo il presepe scolpito,/

    dove sono i pastori appena giunti/

    alla povera stalla di Betlemme./

    Anche i Re Magi nelle lunghe vesti/

    salutano il potente Re del mondo./

    Pace nella finzione e nel silenzio/

    delle figure di legno: ecco i vecchi/

    del villaggio e la stella che risplende,/

    e l’asinello di colore azzurro./

    Pace nel cuore di Cristo in eterno;/

    ma non v’è pace nel cuore dell’uomo./

    Anche con Cristo e sono venti secoli/

    il fratello si scaglia sul fratello./

    Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino/

    che morirà poi in croce fra due ladri?/

    A Gesù Bambino, di Umberto Saba

    La notte è scesa/

    e brilla la cometa/

    che ha segnato il cammino./

    Sono davanti a Te, Santo Bambino!/

    Tu, Re dell’universo,/

    ci hai insegnato/

    che tutte le creature sono uguali,/

    che le distingue solo la bontà,/

    tesoro immenso,/

    dato al povero e al ricco./

    Gesù, fa’ ch’io sia buono,/

    che in cuore non abbia che dolcezza./

    Fa’ che il tuo dono/

    s’accresca in me ogni giorno/

    e intorno lo diffonda,/

    nel Tuo nome.

    Re Magi, di Gabriele d’Annunzio

    Una luce vermiglia/

    risplende nella pia/

    notte e si spande via/

    per miglia e miglia e miglia./

    O nova meraviglia!/

    O fiore di Maria!/

    Passa la melodia/

    e la terra s’ingiglia./

    Cantano tra il fischiare/

    del vento per le forre,/

    i biondi angeli in coro;/

    ed ecco Baldassarre/

    Gaspare e Melchiorre,/

    con mirra, incenso ed oro.

    Sogno di Natale, di Luigi Pirandello

    Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo,/

    lassù; innanzi a un Presepe,/

    laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena;/

    eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori…/

    E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini,/

    eran deserte nella rigida notte./

    E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie,da questa casa a quella,/

    per godere della raccolta festa degli altri;/

    mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:/

    - Buon Natale -

    La Befana, di Giovanni Pascoli

    Viene viene la Befana/

    vien dai monti a notte fonda./

    Come è stanca! La circonda/

    neve, gelo e tramontana./

    Viene viene la Befana./

    Ha le mani al petto in Croce,/

    e la neve è il suo mantello/

    ed il gelo il suo pannello/

    ed il vento la sua voce./

    Ha le mani al petto in croce./

    E s’accosta piano piano/

    alla villa, al casolare,/

    a guardare, ad ascoltare/

    or più presso or più lontano./

    Piano piano, piano piano./

    Che c’è dentro questa villa?/

    Uno stropiccìo leggero./

    Tutto è cheto, tutto è nero./

    Un lumino passa e brilla./

    Che c’è dentro questa villa?/

    Guarda e guarda…tre lettini/

    con tre bimbi a nanna, buoni./

    guarda e guarda…ai capitoni/

    c’è tre calze lunghe e fini./

    Oh! tre calze e tre lettini./

    Il lumino brilla e scende,/

    e ne scricchiolan le scale;/

    il lumino brilla e sale,/

    e ne palpitan le tende./

    Chi mai sale? Chi mai scende?/

    Co’ suoi doni mamma è scesa,/

    sale con il suo sorriso./

    Il lumino le arde in viso/

    come lampada di chiesa./

    Co’ suoi doni mamma è scesa./

    La Befana alla finestra/

    sente e vede, e s’allontana./

    Passa con la tramontana,/

    passa per la via maestra,/

    trema ogni uscio, ogni finestra./

    E che c’è nel casolare?/

    Un sospiro lungo e fioco./

    Qualche lucciola di fuoco/

    brilla ancor nel focolare./

    Ma che c’è nel casolare?/

    Guarda e guarda… tre strapunti/

    con tre bimbi a nanna, buoni./

    Tra la cenere e i carboni/

    c’è tre zoccoli consunti./

    Oh! tre scarpe e tre strapunti…/

    E la mamma veglia e fila/

    sospirando e singhiozzando,/

    e rimira a quando a quando/

    oh! quei tre zoccoli in fila…/

    Veglia e piange, piange e fila./

    La Befana vede e sente;/

    fugge al monte, ch’è l’aurora./

    Quella mamma piange ancora/

    su quei bimbi senza niente./

    La Befana vede e sente./

    La Befana sta sul monte./

    Ciò che vede è ciò che vide:/

    c’è chi piange e c’è chi ride;/

    essa ha nuvoli alla fronte,/

    mentre sta sull’aspro monte.

    Natale, di Giuseppe Ungaretti

    Non ho voglia di tuffarmi/

    in un gomitolo di strade/

    Ho tanta stanchezza/

    sulle spalle/

    Lasciatemi così/

    come una cosa posata/

    in un angolo/

    e dimenticata/

    Qui non si sente altro/

    che il caldo buono/

    Sto con le quattro/

    capriole di fumo/

    del focolare

    Natale, di Giovanni Paolo II

    Bambino Gesù asciuga le lacrime dei fanciulli!/

    Accarezza il malato e l’anziano!/

    Spingi gli uomini a deporre le armi/

    e a stringersi in un universale abbraccio di Pace