Si scrive da o dà? Regole ed esempi per non sbagliare più

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    Si scrive da o dà? Regole ed esempi per non sbagliare più

    Un dubbio che si incontra talvolta nello scrivere riguarda il “da”: come si scrive, da o dà? Nonostante la grafia sia la stessa, il monosillabo ha, con o senza accento, significati del tutto diversi. Nel primo caso infatti è la preposizione semplice, usata in vari modi; il secondo è la terza persona del presente indicativo del verbo dare. Un esempio può essere più chiaro. Senza accento si usa nella frase “Vengo da Roma”. Con l’accento nel periodo “Giovanni dà un regalo a Maria”. Esiste poi una terza forma, il da’, con l’apostrofo: secondo le regole della grammatica italiana è la grafia corretta per l’imperativo del verbo dare, come nella frase “Luca, da’ le chiavi a Fabio”.

    L’uso dell’accento grafico, cioè scritto, serve per disambiguare monosillabi scritti allo stesso modo ma con significati diversi. Da e indicano due cose completamente diverse ed è per questo che scrivendo abbiamo bisogno di un segno distintivo, che chiarisca subito cosa stiamo usando.

    Da è infatti una preposizione semplice, che ha diversi utilizzi. Lo troviamo nel moto da luogo, per indicare un movimento da un luogo, ma anche per indicare il moto verso una persona o un luogo (“Vengo da Roma”; “Vado a mangiare da Carla”). Si usa poi per indicare una separazione ma ha anche un valore temporale (“Vado via da casa”; “Non succede da anni”). Lo troviamo anche come preposizione per alcuni verbi (tradurre da; difendersi da; pretendere da q.uno q.cosa e altri) e viene usata spesso nella costruzione indefinito + da+ verbo all’infinito (“Sto cercando qualcosa da fare”).

    Dà invece è la terza persona del presente indicativo di dare: si scrive come la preposizione, ma è un verbo con il suo significato ed è per questo che ha bisogno di un segno distintivo, l’accento.

    Nel dubbio basta ricordarsi che il primo, senza accento, è una preposizione, il secondo, con l’accento, un verbo. È facile accorgersi dell’errore anche semplicemente rileggendo la frase. “Maria da un fiore a Michele”: ha senso? No, perché non c’è un verbo. “Arrivo dà Torino”: cosa significa? Nulla, ci sono due verbi e di due persone diverse.

    La regola è semplice: senza accento come preposizione, con l’accento come verbo. C’è poi una terza forma, il da’, imperativo presente. L’apostrofo, come il po’ (che non si scrive MAI pò), indica la caduta di una parte della parola. Nel nostro caso il dai diventa da’. Anche se non si usa molto spesso, è importante ricordarsene. “Paolo, da’ da bere al cane” è molto diversa da “Paolo, da da bere al cane”, non trovate?