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Regola -cia e -gia: come comportarsi con i plurali e risolvere i dubbi ortografici

Regola -cia e -gia: come comportarsi con i plurali e risolvere i dubbi ortografici
da in Cultura, Grammatica Italiana, Lingua italiana
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    Regola -cia e -gia: come comportarsi con i plurali e risolvere i dubbi ortografici

    Tra i molti dubbi grammaticali, la regola del –cia e –gia è quella che crea spesso più problemi: non di rado, infatti, capita di non essere sicuri della corretta grafia dei plurali delle parole che terminano con le sillabe –cia e –gia senza accento sulla i. Vediamo, dunque, cosa impone la grammatica italiana, per evitare di commettere errori in futuro.

    La norma, in realtà, è molto semplice: quando la c e la g sono precedute da una vocale, la i si mantiene; quando invece la c e la g sono precedute da una consonante, la i si elimina.

    Per fare un esempio concreto, il plurale di acacia sarà acacie, poiché –cia è preceduto da una vocale, la a; così come il plurale di valigia sarà valigie, poiché –gia è preceduto da una vocale, la e. Viceversa, il plurale di goccia sarà gocce, poiché –cia è preceduto da una consonante, la c; così come il plurale di frangia sarà frange, poiché –gia è preceduto da una consonante, la n.

    Vale la pena di evidenziare, per altro, che si tratta di una questione che ha a che fare unicamente con l’ortografia e non con la pronuncia.

    Infatti, in valigie la i non è pronunciata, e tra l’altro non è utile nemmeno a specificare come la c e la g devono essere pronunciate (a differenza di quel che avviene in valigia).

    Ipoteticamente, dunque, la i potrebbe essere sempre eliminata, come accade con i nomi che terminano con –scia dove la i non è accentata.

    Naturalmente, la regola del –cia e del –gia non si applica nei casi in cui la i sia accentata: evidentemente il plurale di farmacìa sarà farmacìe, così come il plurale di scìa sarà scìe e il plurale di strategìa sarà strategìe.

    E’ curioso notare, per altro, che la regola del –cia e –gia si è diffusa da poco tempo, imponendosi nella seconda metà del Novecento: è questo il motivo per cui in testi più antichi non è raro rintracciare grafie che applicano un criterio differente che dipende dall’etimologia.

    Esistono, poi, esempi famosi di parole al plurale che non rispettano la norma universalmente accettata: basti pensare a Un cappello pieno di ciliege, ultimo libro postumo di Oriana Fallaci, o al titolo V del testo originario della Costituzione Italiana, che parla di Regioni, Provincie e Comuni. Provincie, inoltre, si trova anche nel nome della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

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