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Segni di punteggiatura in italiano: il punto interrogativo, ortografia e grammatica

Segni di punteggiatura in italiano: il punto interrogativo, ortografia e grammatica
    Segni di punteggiatura in italiano: il punto interrogativo, ortografia e grammatica

    Torniamo ancora una volta nel mondo dei segni di punteggiatura in italiano. Questa settimana, dopo aver scoperto vita, morte e miracoli del punto esclamativo, ci dedichiamo al punto interrogativo. Noto anche come punto di domanda, è uno dei più comuni segni tipografici: dal punto di vista grafico è formato da un ricciolo avvolto in senso antiorario che sovrasta un punto. Nella lettura viene reso con un’intonazione ascendente, di richiesta o domanda.

    Come avevamo già accennato in passato, nel greco antico la funzione di contrassegnare una domanda spettava a un punto e virgola, non al punto interrogativo come succede oggi. Tuttavia questa abitudine venne persa nel corso dei secoli e per parecchio tempo non si usò alcun segno particolare per indicare un’intonazione interrogativa, creando non pochi problemi a chi sapeva leggere. Anche se a dire il vero nel greco moderno si usa ancora il punto e virgola per indicare una domanda.

    Il punto di domanda vero e proprio nacque ancora una volta nel Medioevo, grazie ai poveri monaci copisti: di solito alla fine di una frase, per indicare una domanda scrivevano la sigla ‘qo’, tratta dal latino ‘quaestio’, che significa domanda. Tuttavia c’era sempre il rischio di confondere questa sigla con altre e di non riconoscere una frase interrogativa da una normale e così presero l’abitudine, per distinguerle, di scrivere le due lettere che la componevano sovrapposte una sull’altra, fino ad arrivare a stilizzarle e trasformare la ‘q’ in un ricciolo e la ‘o’ in un punto. Era così nato il moderno punto interrogativo.

    Fondamentalmente il compito del punto interrogativo è sempre rimasto lo stesso: indica una domanda, anche se in matematica, in modo informale, può indicare un’incognita.

    Curioso invece l’utilizzo del punto di domanda nella lingua spagnola, non possiamo non citarlo. Fino al 1754 era singolo e posto a fine frase, come da tutte le altre parti, ma da qui in poi, ovvero dalla seconda edizione della ‘Ortografia de la Real Academia’, divenne prassi comune iniziare anche le frasi interrogative con un segno di apertura dell’interrogazione (¿) e terminarle con il segno di interrogazione che in spagnolo si considera invertito (?).

    In Spagna non fu facile accettare questa grafia, ancora fino al XIX secolo si trovano libri che rifiutano di usare il segno di apertura. Solo con molta pazienza venne accettata, soprattutto anche perché la sintassi spagnola, a differenza di quella di altre lingue, spesso non aiuta a capire dove inizia una frase interrogativa. Infatti mentre per le frasi lunghe, per evitare ambiguità di sorta, si era finalmente presa l’abitudine di usare il doppio punto, per le frasi brevi continuava a non voler essere utilizzato.

    Tuttavia, dopo tanta fatica per introdurre il doppio segno in spagnolo, adesso a causa di internet, anche per colpa dell’influenza dell’inglese, i giovani tendono ad usare solo il segno (?), in quanto velocizza di parecchio la scrittura: il problema è che lo fanno anche nei compiti a scuola, facendo così parecchi errori di ortografia. Sempre in spagnolo, se una frase ha un senso sia esclamativo che interrogativo, si può avere un’apertura esclamativa (¡) e una chiusura di domanda (?) o viceversa.

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