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Biennale di Venezia 2015: 11 cose da vedere assolutamente

Biennale di Venezia 2015: 11 cose da vedere assolutamente
da in Arte, Artisti, Cultura, Mostre, Pittori
Ultimo aggiornamento: Lunedì 22/06/2015 16:36

    Biennale di Venezia 2015: quali sono le 11 cose da vedere assolutamente? La 56esima Esposizione d’Arte, inaugurata nella città lagunare il 9 maggio scorso ed aperta al pubblico fino al 22 novembre 2015, ha per tema, quest’anno, il futuro o, per meglio, i futuri ‘possibili’ cui va incontro il nostro pianeta, sempre e comunque in costante relazione col passato e col presente. Il titolo della Biennale di quest’anno, infatti, è All the World’s Futures, una grande esposizione curata dal critico d’arte, nonché scrittore e giornalista nigeriano, Okwui Enwezor, che si articola in un lungo percorso espositivo allestito tra l’Arsenale e il Padiglione Centrale (Giardini). Oltre 130 gli artisti partecipanti, 89 dei quali presenti per la prima volta, mentre il focus di questa edizione sarà quello di indagare il rapporto fra arte e sviluppo sociale, portando sulla scena artistica internazionale tutto ciò che può essere d’ispirazione per gli artisti contemporanei di tutto il mondo. Ma quali sono i Padiglioni più interessanti, le opere e le esposizioni assolutamente da non perdere? Noi ve ne segnaliamo 11, tutte nelle prossime pagine.

    Col nome di Codice Italia, il padiglione di casa nostra, allestito negli spazi dell’Arsenale, intende ‘attraversare, come ha spiegato il curatore Vincenzo Trione, le regioni dell’arte italiana di oggi, facendo affiorare alcune costanti inattese‘. Lo spazio, infatti, ospita 15 grandi artisti - dai protagonisti dell’Arte Povera e della Transavanguardia come Paladino e Kounellis, alle voci più originali della scena internazionale come Vanessa Beecroft – che attraverso le loro molteplici esperienze, illustrano quello che rimane il ‘codice genetico’ dell’arte italiana.

    Rimanendo nel Padiglione Italiano vale la pena menzionare la splendida installazione di Vanessa Beecroft che, allestita con due pareti di marmo, riproduce una sorta di giardino di pietra in cui primeggiano, come nello stile tipico dell’artista, anatomie umane scolpite nel marmo.

    Decisamente particolare, anche l’installazione di Marzia Migliora che, insieme alla Beecroft, è l’unica artista femminile presente nello spazio riservato all’arte italiana. L’opera in questione è dentro un armadio ma si vede riflessa in uno specchio: si tratta di una foto ‘riattualizzata’ della cascina di famiglia, piena di pannocchie, che, evocando antichi ricordi, viene rielaborata, e sfalsata, dallo specchio e dalla memoria.

    Hope è il titolo della mostra collettiva presentata dall’Ucraina che ospita, in uno spazio allestito per l’occasione lungo la Riva dei Sette Martiri a Venezia, otto suoi giovani artisti che raccontano, con le loro opere, la storia recente e il conflitto in atto nel Paese. A cura di Björn Geldhorf, la mostra è sostenuta da Victor Pinchuk, un imprenditore ucraino molto sensibile ai progetti artistici della sua terra, soprattutto quelli che riflettono, criticamente, sulle tensioni sociali che affliggono l’intero Paese. Da non perdere i collage di Zhanna Kadyrova, realizzati con i ritagli di alcuni famosi quotidiani mondiali sistemati su di un vetro e senza alcuna descrizione didascalica. Le opere, particolari e molto suggestive, simboleggiano un’Ucraina che guarda al futuro senza però dimenticare il presente.

    Il Padiglione che rappresenta l’arte del Sol Levante è, a detta di molti, il più affascinante di questa Biennale. Allestita nell’area Giardini, l’esposizione è a cura di Hitoshi Nakano ed ospita le opere, che hanno come protagoniste le chiavi, di Chiharu Shiota. L’intento è quello di affermare il valore di questi oggetti intesi come un qualcosa di quotidiano e di familiare, fondamentale per le persone e per gli spazi in cui vivono. Davvero molto suggestiva, ed assolutamente da non perdere, l’opera realizzata con una miriade di chiavi, legate ad un’infinità di fili rossi, che piovono dal soffitto fino ad arrivare ad una grande barca disposta sul pavimento.

    Allestito nel Monastero Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, il Padiglione che rappresenta il Paese euroasiatico è dedicato agli artisti della diaspora, ossia i nipoti dei sopravvissuti al Genocidio Armeno del 1915. Indipendentemente dal luogo di nascita ogni artista in mostra porta con sé le proprie origine, rafforzando così la memoria e l’identità della cultura armena.

    L’edificio che ospita il Padiglione Israeliano è interamente ricoperto da centinaia di pneumatici usati, arrivati da Israele appositamente per la Biennale di Venezia. L’artefice di questo progetto, che interessa l’esterno ma anche l’interno del Padiglione, è Tsibi Geva, tra gli artisti più illustri e influenti di tutto il Paese. L’esposizione allestita all’interno ospita dipinti, sculture e oggetti che rappresentano uno dei temi più cari a Geva, ossia il concetto di casa. Tra le opere in mostra, infatti, vi sono anche piastrelle di terrazzi, finestre, infissi e blocchi di cemento. Tutto ciò che un tempo era una casa.

    Per la seconda volta alla Biennale di Venezia, l’Azerbaijan celebra, attraverso due grandi esposizioni, gli artisti che trattano questioni politiche, sociali ed ecologiche di portata mondiale: Beyond the Line, sugli artisti oscurati dal regime repressivo sovietico della seconda metà del XX secolo; e Vita Vitale, che accomuna artisti contemporanei internazionali la cui opera esprime la preoccupazione per le sorti del nostro Pianeta.

    La Sala d’Armi è lo spazio che ospita il Padiglione dedicato alla Santa Sede, presente per la seconda volta alla grande Esposizione d’Arte di Venezia. Ispirato al Nuovo Testamento, il padiglione è suddiviso in due poli principali: la Parola Trascendente, quella che rivela la natura comunicativa di Dio, e quella ‘che si fa carne‘, la parola cioè che porta Dio tra gli uomini. Tra gli artisti presenti, la colombiana Monika Bravo, Mário Macilau dal Mozambico e Elpida Hadzi-Vasileva dalla Macedonia.

    Inaugurata il 7 maggio scorso, e aperta al pubblico fino al 15 agosto 2015, la mostra dal titolo Dancing Makes Me Joyful è frutto della collaborazione tra l’artista russa Lena Liv e la danzatrice/coreografa di origine africana Lindy Nsingo. L’esposizione, allestita a Palazzo Flangini, rientra tra gli appuntamenti della Biennale di Venezia e si compone di quattro installazioni multimediali e di un’opera di Lena Liv. Nell’ambito della mostra, e come parte integrante di essa, la coreografia Dancing Makes Me Joyful, interpretata dalla Nsing e presentata in anteprima mondiale. Nello spazio espositivo, inoltre, anche due monitor che raccontano ai visitatori sia il processo artistico della Liv durante le fasi di realizzazione delle sue opere, sia la performance coreografica della ballerina africana.

    Allestita presso la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, la mostra dal titolo Frammenti Expo 1967 racconta l’incontro, avvenuto proprio in occasione dell’Esposizione Universale di Montreal ’67, tra Emilio Vedova e Alxeander Calder. Del primo è stato ricostruito il Percorso Momento di luce che, attraverso dei proiettori e delle lastre di vetro colorato di Murano ‘raccordava’, nel 1967, le tre strutture che formavano il padiglione italiano; del secondo, invece, sono esposte una decina di sculture, disegni e documenti riguardanti l’Expo canadese, insieme ad un’opera, dal titolo Stabile, alta 22 metri e posta all’ingresso dell’Esposizione Universale di Montreal.

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