Analisi grammaticale: verbi ausiliari, regole ed esempi

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    Analisi grammaticale: verbi ausiliari, regole ed esempi

    Questa settimana il nostro appuntamento con le regole della grammatica italiana si volgono verso il verbo, in particolar modo verso quelli ausiliari, con regole ed esempi esplicativi. Elemento portante dell’intera frase, attorno a lui si sviluppano tutti gli altri elementi: ha funzione predicativa, in quanto indica un’azione fatta o subita nei confronti di un certo sintagma nominale. Da questo si può evincere a livello generale come la sua forma vari a seconda del modo e del tempo che l’azione richiesta esige. Parliamo dunque della coniugazione che incide solo sulla desinenza finale nei verbi regolari, quando cioè la radice rimane sempre la stessa; inciderà invece su entrambi nei verbi irregolari. Ma andiamo adesso a vedere cosa si intende per verbi ausiliari.

    Sono due i verbi ausiliari: ‘Essere’ e ‘Avere’. Ovviamente possono anche fungere da tempi verbali autonomi, ma spesso aiutano nella formazione di voci verbali composte, siano esse attive o passive. In linea generale essi intervengono su questi modi verbali:

    - Indicativo: tempi passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore

    - Congiuntivo: tempi imperfetto e trapassato

    - Condizionale/Infinito/Participio/Gerundio: tempo passato

    Il verbo ‘Essere’ viene utilizzato, anteponendo i suoi tempi semplici a ‘stato’, participio di ‘stare’ (Sono stato) per esprimere un concetto di stato o di condizione; il verbo ‘Avere’, invece, formante i tempio composti insieme ai propri tempi semplici (Ho avuto) tende ad indicare un concetto di azione. Tanto per complicarci la vita, non esiste una regola fissa che attribuisca ad ogni verbo un suo proprio ausiliare, purtroppo spesso ci troviamo in imbarazzo: l’unica cosa da fare in questi casi è provare mentalmente il suono dei due ausiliari e vedere quale calza meglio, foneticamente parlando. Tuttavia c’è qualche linea guida di massima che possiamo provare a seguire. In pratica, di solito, si coniugano con l’ausiliare ‘Essere’:

    - tutti i verbi impersonali (Era successo) e i verbi riflessivi (Sono risentito)

    - i verbi intransitivi che indicano un’azione subita dal soggetto, non volontaria (Sono nato)

    mentre con l’ausiliare ‘Avere’ abbiamo:

    - tutti i verbi transitivi (Ho scritto)

    - i verbi intransitivi che indicano un’azione volontaria del soggetto (Ho annuito)

    Ovviamente come al solito ci sono le eccezioni, ma ci sono anche verbi che possono reggere tutti e due gli ausiliari. E’ questo il caso particolare dei verbi che hanno solo la forma impersonale (Era piovuto/Aveva piovuto) e i verbi intransitivi la cui forma sia modale (o servile), che aggiunga in pratica un concetto di possibilità, obbligo, necessità, volontà o capacità al verbo che segue (Ho dovuto scrivere/Sono dovuto andare). Attenzione che verbi come dovere, potere, volere, sapere, solere o locuzioni come essere capace di, essere in grado di possono avere anche funzione di verbo modale.