I personaggi dell’arte sottoposti a processo: da Socrate a Luigi XVI

Chi sono i personaggi dell'arte sottoposti a processo? Da Leonardo da Vinci a Dante Alighieri, una breve carrellata della personalità illustri della storia condannate a pesanti azioni giudiziarie.

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    Chi sono i personaggi dell’arte sottoposti a processo? La storia è ricca di casi in cui personalità illustri della politica, della chiesa, della scienza, hanno subito – spesso con conseguenze terribili per la loro sorte – azioni giudiziarie molto pesanti. L’esempio più eclatante, e che meglio spiega il meccanismo di alcuni procedimenti ai danni di artisti, scrittori, sovrani e uomini di scienza, è senza dubbio la Santa Inquisizione, uno speciale tribunale ecclesiastico che per cinquecento anni ha combattuto, e soppresso, tutto ciò che considerava eresia. Istituita in seno alla Chiesa cattolica, quando la stessa si trovò impotente di fronte ai progressi dei Catari e dei Valdesi, ha continuato ad operare in tutta Europa, dal Medioevo e per tutti i cinque secoli successivi. Tantissimi sono i personaggi a cui la storia ha riservato un posto d’onore ma che sono stati costretti a passare – il più delle volte senza possibilità di ritorno – sotto la gogna inquisitoria. Non solo. Molti dei ‘processi storici illustri’ hanno avuto come protagonisti alcune della personalità più significative di tutta la storia e la cultura mondiale. Qualche esempio? Nelle prossime pagine: sfogliatele con noi.

    Socrate

    Uno dei più grandi filosofi dell’antichità, Socrate, è stato vittima di uno dei processi più atipici e controversi della storia. Accusato ingiustamente di corrompere i giovani con le sue dottrine che, secondo i suoi oppositori, alimentavano i disordini politici, e di non credere negli dei della città ma di volerne introdurne di nuovi, subì un processo dal quale, decidendo di difendersi da solo, uscì con una pesantissima condanna a morte. Consapevole dell’ingiustizia del processo e della condanna, il filosofo, pur col sostegno dei suoi discepoli – che lo avrebbero aiutato corrompendo i carcerieri – rifiutò di fuggire di prigione, decidendo di metter fine alla sua vita bevendo la famosa cicuta. Del resto ‘è meglio subire un’ingiustizia piuttosto che farla‘, affermò serenamente, accettando la morte come un sonno senza sogni o come la possibilità di entrare in un mondo migliore.

    Leonardo da Vinci

    Forse non tutti sanno che, da giovane, il grande genio del Rinascimento fu coinvolto in un grosso scandalo e venne arrestato per omosessualità. Secondo un documento attestato come storico, infatti, datato 9 aprile 1476, il ventiquattrenne Leonardo fu accusato di aver sodomizzato un giovane prostituto, un’accusa che, nella Firenze dell’epoca, portava direttamente al patibolo. Ma poiché proveniva da una lettera anonima – a quei tempi, infatti, chi denunciava poteva rimanere segreto ma non sconosciuto – un paio di mesi dopo l’arresto, il caso venne chiuso ed il giovane pittore fiorentino completamente scagionato.

    Dante Alighieri

    Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, (…) all’esilio perpetuo (in contumacia) e, se lo si prende, al rogo, così che muoia‘. Così recitava il testo emesso dal tribunale cittadino nei confronti del Sommo Poeta, il 10 marzo del 1302. In un Firenze in cui impazzava la feroce contrapposizione tra i Guelfi, sostenitori del Papa, e i Ghibellini, fautori della supremazia politica dell’Imperatore, Dante Alighieri, guelfo convinto, era uno dei protagonisti della scena istituzionale della città. Ma il nuovo pontefice, Bonifacio VIII, che vedeva in lui un grande oppositore alla sua politica espansionistica, fece in modo, con l’inganno, che si trasferisse come ambasciatore di pace a Roma. Ma questo servì solo per organizzare, nel frattempo, una sorta di processo-farsa, al quale Dante preferì sottrarsi, ben consapevole del destino al quale stava per andare incontro. Fu dunque condannato a due anni di confino e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e di fronte al rifiuto di comparire davanti ai giudici, la pena fu commutata nella confisca dei beni e nell’esilio perpetuo, con l’alternativa della condanna al rogo se fosse stato catturato. Dante non rivide mai più la sua amata Firenze, soffrendo tantissimo per questo allontanamento che raccontò, poi, in uno dei capolavori indiscussi della letteratura mondiale: La Divina Commedia.

    Galileo Galilei

    Nel febbraio del 1632 a Firenze fu pubblicata l’opera dal titolo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo che mise il suo autore, Galileo Galilei, in netto contrasto con la Chiesa cattolica. L’accusa era quella di divulgare una teoria errata che contraddiceva la Bibbia, ponendo il sole e non la terra al centro dell’Universo. L’anno successivo, il 12 aprile del 1633, il Tribunale dell’Inquisizione iniziò un processo per eresia nei confronti di Galileo, colpevole, con la pubblicazione della sua opera, di esser venuto meno all’ordine ecclesiastico di non trattare le tesi copernicane e di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e dunque le Sacre Scritture. Condannato e minacciato di tortura, lo scienziato scelse di abiurare rinnegando così tutte le sue idee scientifiche. Trascorse il resto della vita in una sorta di arresti domiciliari, restando comunque convinto della validità della sue scoperte astronomiche. Riabilitato dalla Chiesa nel 1983, esattamente dieci anni dopo Giovanni Paolo II dichiara riconosciuti ‘gli errori commessi’, ribadendo la validità delle teorie galileiane.

    Tommaso Moro

    Thomas More, italianizzato in Tommaso Moro, è stato un umanista e politico inglese, venerato come santo dalla Chiesa e canonizzato come martire negli anni Trenta del secolo scorso. Fu uno degli umanisti più illustri ed influenti dell’Europa del Cinquecento, occupando numerose cariche pubbliche tra le quali quella di Lord Cancelliere d’Inghilterra. Strenuo difensore del primato della Chiesa sia dal punto di vista spirituale che da quello temporale, durante il suo cancellierato portò al rogo numerosi eretici fino a quando, rifiutandosi di accettare l’Atto di Supremazia del re sulla Chiesa d’Inghilterra, fu egli stesso incarcerato e condannato alla pena capitale con l’accusa di tradimento. Dopo un periodo di prigionia nella Torre di Londra, fu decapitato il 6 luglio del 1635 e la sua testa mostrata per un mese sul London Bridge fin quando sua figlia Margaret decise di recuperarla.

    Giovanna D’Arco

    Non poteva mancare, tra i personaggi dell’arte sottoposti a processo, la pulzella d’Orleans, Giovanna D’Arco, venerata dalla Chiesa Cattolica ed eroina nazionale francese. Ebbe un ruolo fondamentale, infatti, nella famosa Guerra dei Cent’anni, portando alla vittoria le armate di Francia contro l’esercito inglese. Catturata e venduta agli inglesi, fu sottoposta ad un processo per eresia poiché affermava di comunicare con Dio senza la mediazione della Chiesa. Dopo mesi di pesanti interrogatori, sostenuta da una profonda fede e da una grande forza d’animo, venne condannata al rogo ed arsa viva il 30 maggio 1431. Beatificata agli inizi del secolo scorso da papa Pio X e canonizzata, qualche anno dopo da Benedetto XV, Giovanna D’Arco è stata proclamata patrona della Francia.

    Luigi XVI di Francia

    Concludiamo la nostra breve carrellata con un altro personaggio storico che ebbe, purtroppo, un destino non proprio felice. Si tratta di Luigi XVI di Francia, un uomo goffo ed insicuro che, salito al trono appena ventenne, nel 1774, sembrò rispondere, all’inizio del suo regno, positivamente alle aspettative riformatrici della nazione. Pur avviando, infatti, una serie di riforme – abolizione della tortura, soppressione delle corporazioni – si rivelò bel presto poco incline alle responsabilità dettate dal suo stato: per nulla amante della politica non riuscì a gestire la crisi francese di quegli anni compiendo una serie di scelte sbagliate forse anche a causa della forte influenza che aveva su di lui la moglie Maria Antonietta. Con la presa della Bastiglia e l’infuriare della Rivoluzione, Luigi venne deposto e arrestato con l’accusa di tradimento, mentre l’Assemblea Nazionale dichiarava la Francia ufficialmente Repubblica. Sottoposto a processo, venne ghigliottinato il 21 gennaio del 1793 dimostrando una fermezza che mai aveva avuto in politica. Le sue ultime parole, infatti furono queste: ‘Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi‘.