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Il 25 aprile in libri, frasi e poesie: la Liberazione vista dagli scrittori

Il 25 aprile in libri, frasi e poesie: la Liberazione vista dagli scrittori
da in Cultura, Feste, Letteratura, Libri, Stragi
Ultimo aggiornamento: Lunedì 22/06/2015 16:27

    Il 25 aprile è una data fondamentale per la nostra storia e sono molti i libri, le poesie e le frasi che gli scrittori hanno dedicato all’anniversario della liberazione d’Italia e simbolo del termine della seconda guerra mondiale nel Paese, per festeggiare la fine dell’occupazione da parte della Germania nazista, iniziata nel 1943, e del ventennio fascista. Dopo il salto vi proponiamo la nostra ‘playlist letteraria‘ del 25 aprile: non mancate di farci sapere la vostra, che siano libri, poesie, o semplicemente frasi.

    La Liberazione ha ispirato diverse opere letterarie e molti scrittori: sono tantissimi i libri, le frasi e le poesie sul 25 aprile, una data che è festa nazionale dal 1949, come da legge n. 260 del 27 maggio di quell’anno (“Disposizioni in materia di ricorrenze festive”): «Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: [...] il 25 aprile, anniversario della liberazione;[...]».

    Sono molti i libri che raccontano gli eroismi della Resistenza e della lotta partigiana, ma anche i punti oscuri della battaglia per la libertà: tra questi citiamo I giorni veri, di Giovanna Zagrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua (1910-1988), una professoressa di scienze che divenne staffetta partigiana partecipando alla lotta di liberazione.

    Il libro è un saggio sulla Resistenza e sulla banda dei partigiani (i partigia, in piemontese), di cui Primo Levi faceva parte prima di essere arrestato e poi deportato ad Auschwitz. Qui l’autore racconta come il gruppetto avesse deciso di fucilare due ragazzi accusati di comportamenti non idonei alla lotta partigiana.

    Non possiamo non citare Enzo Biagi, di cui – nella raccolta curata da Loris Mazzetti intitolata I quattordici mesi - ci vengono proposti gli scritti del giornale Patrioti, di cui il giornalista fu direttore, con i ricordi dei mesi trascorsi da Biagi con i partigiani.

    Sempre di quei tempi, Partigiani della montagna di Giorgio Bocca, un libro scritto nel 1945 che viene presentato così dallo stesso giornalista: “È bene che si sappia cosa sia stata la Resistenza: non il mito di cui parlano i revisionisti, ma la rivelazione di ciò che un popolo può fare quando prende il destino del paese nelle sua mani”.

    Se poi volete approfondire la Liberazione prima e dopo, un libro che tratta del 25 aprile e dintorni è L’Italia dalla Grande Guerra alla Liberazione (1915-1945) di Fiamma Lussana, un excursus dell’Italia tra le due guerre che si conclude raccontando di come la Resistenza abbia inaugurato una stagione politica nuova e aperto il cammino per il ritorno alla democrazia.

    Per la sezione ‘controstoria del 25 aprile’, vi segnaliamo Controstoria della Liberazione di Gigi Di Fiore, che racconta il volto della Liberazione dimenticato dai resoconti ufficiali degli Alleati.

    Sulla stessa linea, anche I tre inverni della paura di Giampaolo Pansa, la serie di stragi e omicidi avvenuti nell’Emilia “rossa”, nel triangolo tra Parma Reggio e Modena.

    Non mancano le poesie sul 25 aprile: la più famosa è forse Per i morti della Resistenza di Giuseppe UngarettiQui vivono per sempre / gli occhi che furono chiusi alla luce / perché tutti li avessero aperti / per sempre alla luce»).

    Ma anche Salvatore Quasimodo ha dedicato i suoi versi ai Partigiani (Alle fronde dei salici, col celebre incipit «E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore», ma anche Ai quindici di Piazzale Loreto e Anno Domini MCMXLVII).

    Non possiamo dimenticare La Resistenza e la sua luce di Pierpaolo Pasolini, Partigia di Primo Levi, Tu non sai le colline di Cesare Pavese e Compagni fratelli Cervi di Gianni Rodari e le due poesie scritte da Pietro Calamandrei, capogruppo all’assemblea costituente del Partito d’Azione e autore de Lo avrai camerata Kesselring e La Madre.

    «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire». Queste le parole pronunciate da Sandro Pertini per proclamare lo sciopero generale il 25 aprile 1945.

    «25 aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita».

    «La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline».

    «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione».

    «C’è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall’alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l’uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò».

    «Anche i partigiani cui consegnavo le munizioni non erano partigiani comunisti. Erano partigiani di Giustizia e Libertà. [...] perdio! Mi arrabbio, sì, mi arrabbio. Perché è da mezzo secolo che i comunisti tentano di procurarsi l’esclusiva della Resistenza, far credere che l’hanno fatta loro e basta. Quando la si celebra nelle piazze si permettono addirittura di cacciare chi non sventola la bandiera rossa».

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