Günter Grass: libri, opere e frasi celebri

Günter Grass: i libri, le opere e le frasi più famose dello scrittore premio Nobel per la Letteratura, scomparso a Lubecca il 13 aprile 2015.

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    Günter Grass: quali sono i libri, le opere e le frasi celebri del grande scrittore tedesco? Scomparso a Lubecca il 13 aprile 2015, il premio Nobel per la Letteratura è stato autore di romanzi, di saggi e di poesie, debuttando, nel mondo della narrativa, con Il tamburo di latta, un libro straordinario che, tra ironia e disperazione, apre la famosa Trilogia dedicata a Danzica. Grande intellettuale impegnato sul fronte politico, Grass è stato definito ‘la coscienza critica’ della democrazia tedesca, dando voce, all’indomani della tragedia nazista, a quella generazione cresciuta durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu anche un personaggio controverso, soprattutto dopo la ‘confessione‘, nel 2006, di essersi arruolato volontario nelle Waffen-SS (i Combattenti delle SS), mentre si pensava, fino ad allora, che fosse stato un semplice coscritto. ‘Il motivo, spiegò all’epoca, fu comune per quelli della mia generazione, un modo per girare l’angolo e voltare le spalle ai genitori‘. Una macchia tremenda che, nonostante l’espiazione in un campo di prigionia alla fine della guerra, lo scrittore riuscì ad ‘esorcizzare’ con quello che è considerato il suo maggiore capolavoro, Il tamburo di latta, scritto nel 1959 e pubblicato per la prima volta in Italia dalla Casa Editrice Feltrinelli. In omaggio ad uno dei protagonisti più importanti della cultura tedesca postbellica, abbiamo deciso di parlare (brevemente) dei suoi libri più famosi, scegliendone le frasi e le citazioni più celebri. Il tutto, nelle prossime pagine: sfogliatele con noi.

    Il tamburo di latta (Die Blechtrommel)

    ‘Gesù, non era così la scommessa. Ridammi subito il mio tamburo. Tu hai la tua croce e dovrebbe bastarti!’

    Il romanzo d’esordio di Günter Grass racconta la storia di Oskar Matzerath, trentenne deforme dotato di grandissima intelligenza, che dal manicomio in cui è rinchiuso decide di raccontare la storia della sua vita. Al suono del suo inseparabile tamburo, il giovane racconta il suo Novecento, da polacco antinazista, pieno di rabbia verso le generazioni che l’hanno preceduta, come quella del padre, un ‘debole che abbraccia la folla’, e sposa, drammaticamente, la ‘causa’ nazista.

    Gatto e topo (Katz und Maus)

    ‘(…) Io sarei dovuto andare dal dentista, ma loro non me lo aveva permesso perché ero difficile da sostituire come ricevitore. Il dente rumoreggiava. Un gatto strisciò diagonalmente verso il prato (…) apparteneva al guardiano del campo ed era nero’.

    Scritto nel 1961, è il secondo romanzo della Trilogia di Danzica. Racconta la storia del giovane Joachim Mahlke che ha un difetto che lo differenzia da tutti i suoi coetanei: un vistoso pomo d’adamo che si muove quasi zampettando come un topo, quando il ragazzo mangia o beve, o anche soltanto quando prega o medita profondamente.

    Anni di cane (Hundejahre)

    ‘(…) Dopodiché, nella zona governativa della capitale del Reich le emissioni radio si interrompono. (…) La finalizzazione. La fine. Ma dopo tutto questo, sulla struttura finale il cielo non si oscurò’.

    Terzo romanzo della trilogia, Anni di cane, pubblicato nel 1963, racconta la storia di Eduard Amsel, ragazzo goffo e grassoccio bravissimo a costruire spaventapasseri, e Walter Matern, rampollo di una ricca famiglia di mugnai, mentre Eduard è figlio di un mercante mezzo ebreo. Insieme ad uno stuolo di bizzarri personaggi, i due ripercorrono un abbondante trentennio di storia tedesca, dal 1917 alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

    Il passo del gambero (Im Krebsgang)

    In questo romanzo, pubblicato nel 2002, Günter Grass ricostruisce l’affondamento della nave da crociera nazista Wilhelm Gustloff, utilizzata negli ultimi anni della guerra per trasportare i tedeschi che fuggivano dall’est invaso dai russi. Tre sono le storie raccontate: l’affondamento della nave da parte di un sottomarino russo; la storia di Wilhelm Gustloff, il nazista ucciso a Davos per mano di un ebreo; e il trauma che la madre Tulla ha vissuto in seguito all’affondamento della nave, mentre fuggiva dall’invasione russa.