Iacopo Barison, Stalin + Bianca al Premio Strega 2015: trama e recensione del libro

Iacopo Barison, Stalin + Bianca al Premio Strega 2015: trama e recensione del libro
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    Iacopo Barison, Stalin + Bianca al Premio Strega 2015: trama e recensione del libro

    Iacopo Barison, con Stalin + Bianca, sarà al Premio Strega 2015. Trama semplice e recensione critica ottima, il secondo romanzo del giovane scrittore piemontese ha conquistato i lettori italiani diventando, a meno di un anno dall’uscita, uno dei casi editoriali più interessanti degli ultimi tempi. Il libro, infatti, non solo sarà presto tradotto in spagnolo, ma si fa sempre più concreta la possibilità che dalla storia se ne tragga un film. Merito dell’universo narrativo del romanzo che, secondo i più, sembra essere tratto da un fumetto e perciò adattabilissimo ad una trasposizione cinematografica: forse è per questo che a scommettere sul giovane talento sia stata proprio una casa editrice indipendente, specializzata in fumetti e graphic novel? L’opera di Barison, infatti, inaugura una nuova collana di romanzi della Tunuè Editore che fa il suo esordio, così, nel mondo della narrativa italiana.

    Stalin + Bianca, di Jacopo Barison, è ufficialmente nella rosa dei candidati al Premio Strega 2015. La storia è quella di due adolescenti accomunati da una vita quasi ai margini: Stalin, diciottenne irrequieto con forti problemi di gestione della rabbia; e Bianca, ragazzina non vedente, verso la quale Stalin nutre un amore platonico. Con la passione per il cinema e deciso a fare il regista, il ragazzo trascorre le sue giornate nel quartiere di periferia in cui vive, malinconico e scuro come ‘un’intera palette di grigio’: Bianca è l’unica amica che ha, oltre a Jean, un vecchio depresso che sembra solo sfruttarlo subdolamente. Convinto di aver ucciso il patrigno, dopo l’ennesimo violento litigio, Stalin decide di scappare, portando con sé Bianca e lasciandosi alle spalle il vuoto affettivo vissuto finora.

    Sullo sfondo di un Paese in rovina, grigio e ‘senza arcobaleno’, i due compiranno un viaggio che non sarà solamente geografico ma anche personale, che li porterà dall’adolescenza direttamente verso l’età adulta.

    Stalin + Bianca è un romanzo di formazione avvincente e, al contempo, anche un diario on the road sospeso tra dolcezza e crudeltà. Descrive, attraverso la storia dei due protagonisti, un mondo in frantumi, una società in rovina in cui persino l’arte – Stalin vuole fare il regista – perde la sua funzione salvifica. Deciso a realizzare un film, infatti, il ragazzo parte con la sua fedele videocamera, registra ogni passaggio del viaggio immortalando per immagini tutti i personaggi che incontra – per lo più giocolieri e artisti di strada – che si muovono però in un mondo anonimo a cui l’autore, come se ormai tutto fosse omologato dallo sviluppo (e dal declino) industriale, non dà alcuna connotazione precisa: le città non hanno un nome – solo ‘capitale’ o ‘metropoli’ – e neppure i personaggi, che vengono riconosciuti solo come ‘il giocoliere’, ‘la ballerina’ o ‘il ragazzo della dubstep’.

    Ma nel racconto che Barison fa di questo viaggio dall’adolescenza all’età adulta, non mancano i riferimenti culturali che, a differenza dei luoghi e delle città, sono invece molto espliciti: da Jean (Gabin) e Stalin, nomi che l’autore sfrutta per sottolineare i particolari somatici dei protagonisti, a Joey Ramone e Louis Armstrong. Senza dimenticare il cinema (grande passione di Barison) costantemente alluso nello stile della narrazione – che tra campi lunghi e primi piani scorre con una tale velocità da lasciare al lettore solo una serie di immagini in sequenza – e nel personaggio di Stalin che coincide, nel momento in cui si pone come regista, con il punto di vista dello scrittore – narratore.
    Stalin + Bianca, dunque, è un romanzo davvero ben riuscito che racconta, in un’atmosfera distopica e, a tratti, onirica, la storia (d’amore e di ribellione) tra due adolescenti che stanno per affacciarsi nel mondo degli adulti. Una storia semplice ma anche molto profonda che l’autore racconta con ‘spietatezza’, con una buona dose di malinconia e con una certa attitudine ad utilizzare la narrativa come mezzo privilegiato per ‘registrare’ la realtà.

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