Maschere di carnevale più famose: da Arlecchino a Pulcinella

Quali sono le maschere di carnevale più famose? Da Arlecchino a Pulcinella tante sono quelle della tradizione italiana, tutte provenienti dalla Commedia dell'Arte.

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    Quali sono le maschere di carnevale più famose? Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina – quelle cioè della tradizione italiana – arrivano dal teatro popolare, dalla Commedia dell’Arte, anche se l’uso delle maschere è, in realtà, antichissimo – già dalla preistoria, infatti, venivano utilizzate per i riti magici. Erano indossate per nascondere le fattezze umane e, nel corso dei riti religiosi, per allontanare gli spiriti maligni. Ma è stata, come dicevamo, la Commedia dell’Arte a rendere celebri le maschere – diventate poi tipiche del carnevale di casa nostra – che, insieme al costume, caratterizzavano i personaggi, ognuno con il suo stile, ognuno con le sue peculiarità: il servo furbo e imbroglione, il dottore presuntuoso, il soldato spaccone, la servetta maliziosa e via dicendo. Una carrellata di personaggi bizzarri e divertenti che vogliamo riproporvi nelle pagine che seguono. Sfogliatele con noi.

    Arlecchino

    Maschera tra le più famose ed amate, Arlecchino proviene dalla tradizione lombarda, esattamente da Bergamo. E’ il servo furbo e truffaldino, in perenne litigio con il suo padrone. Stravagante e scanzonato è anche molto povero: il vestito che indossa, infatti, è stato cucito mettendo insieme tanti pezzi di stoffa colorata. Soffre di una terribile malattia, la pigrizia, ma è anche coraggioso, agile e dalla battuta sempre pronta.

    Colombina

    Colombina è la servetta astuta e maliziosa. Proviene dal Veneto ed è l’unica maschera femminile ad imporsi in mezzo a tanti personaggi maschili. E’ chiacchierona, vivace, allegra e molto affezionata alla sua signora, Rosaura, ed è disposta a tutto pur di renderla felice. Con i padroni vecchi e brontoloni, invece, va poco d’accordo e non esita a menar le mani a chi le manca di rispetto o tenta di importunarla. Gran parte della tradizione la vuole compagna di Arlecchino.

    Balanzone

    Il Dottor Balanzone invece è una maschera tipica bolognese e rappresenta un personaggio pedante e presuntuoso: parla tanto ma spesso non conclude niente anche se è molto colto e sapiente. Indossa un cappello a falde larghe, una toga lunga, panciotto e pantaloni neri e molto spesso a completare la sua immagine vi è un libro che porta sotto il braccio. E’ molto convinto quando tiene i suoi lunghi – e noiosi – discorsi, senza considerare minimanente che spesso dice solo un’infinità di baggianate.

    Pantalone

    Pantalone nasce a Venezia e rappresenta il tipico mercante vecchio, avaro e lussurioso. Assomiglia un po’ al Dottor Balanzone, ma ricorda moltissimo anche alcuni personaggi di Molière come Arpagone e Sganarello. Veste piuttosto semplicemente: calzamaglia rossa, mantello scuro e pantofole ai piedi. Nervoso e rompiscatole ha il vizio di insidiare le giovinette, le cortigiane e, ancor più spesso, le servette. Il suo nome deriva da ‘Pianta Leone‘, come venivano chiamati coloro che, con la scusa di conquistare nuove terre per la Serenissima, piantavano la bandiera di San Marco ovunque si trovassero.

    Brighella

    Come Arlecchino, di cui è l’antagonista, anche Brighella proviene da Bergamo ed il suo personaggio è quello del servo buffo, astuto, chiacchierone, intrigante e attaccabrighe – da cui lo stesso nome. E’ il capo servitù e si vanta, per questo, di indossare la ‘livrea’, simbolo di appartenenza ai suoi padroni che ossequia in maniera davvero insopportabile. Indossa giacca e calzoni bianchi listati di verde, un mantello, un berretto a sbuffo e una mezza maschera sul viso. Si sente autoritario e ‘in uniforme’ e per questo esercita il suo potere sul resto della servitù.

    Meneghino

    Maschera milanese per eccellenza, è inconfondibile per il suo cappello a tre punte e la parrucca con codino alla francese. E’ vestito con una lunga giacca di velluto, calzoni neri corti e calze a righe ed impersona il servo rozzo ma dotato di buon senso, schierato sempre dalla parte dei suoi simili. Apparentemente egoista nasconde in realtà un animo generoso e caritatevole. Pur essendo una maschera affermatasi nel Seicento, probabilmente l’origine del suo nome è molto più antica: potrebbe risalire, infatti, ai ‘Menecmi‘ di Plauto oppure, più semplicemente, potrebbe riferirsi ai ‘Domenighini‘, il nome con cui i milanesi chiamavano i servi utilizzati nelle ricorrenze domenicali.

    Pulcinella

    Tra le maschere italiane più famose in assoluto, Pulcinella è senza dubbio quella più antica – era conosciuta, infatti, fin dai tempi dei Romani, poi sparì con l’arrivo del Cristianesimo per far ritorno successivamente con la Commedia dell’Arte. Dalle gobbe e dal naso adunco, Pulcinella è la maschera che personifica i vizi e le virtù del borghese napoletano ma, nel corso dei secoli, si è diffusa in tutta Europa – ad esempio in Inghilterra è Punch, pirata donnaiolo e in Germania Pulzinella e I-lanswurst, ossia ‘Giovanni salsiccia’. Impertinente e chiacchierone, ama mangiare, bere e stare in ozio. Spesso porta con sé un mandolino che suona cantando dolcemente.

    Pierrot

    Forse non tutti sanno che Pierrot è una maschera italiana che nasce con la Commedia dell’Arte. Il suo nome, infatti, è un francesismo che deriva da Pedrolino, uno dei primi servi interpretati dalla celebre Compagnia dei Gelosi, alla fine del Cinquecento. Il personaggio fu poi ‘esportato’ in Francia dove assunse il nome di Pierrot. E’ l’innamorato malinconico e dolce per eccellenza e la sua grande pigrizia gli impedisce di muoversi col l’agilità degli altri personaggi della Commedia. E’ il più intelligente dei servi, accorto nel linguaggio e spesso finto tonto: molte volte, infatti, esegue al contrario gli ordini dei suoi padroni proprio perché li ritiene sbagliati.

    Stenterello

    Tipica maschera toscana, Stenterello è magro, gracile e piccolo di statura e, come i fiorentini, è chiacchierone, brioso e dalla battuta pronta. Raffigura il popolano di bassa estrazione, oppresso dalle ingiustizie, ma sempre pieno di voglia di ridere e di scherzare. E’ molto generoso con chi sta peggio di lui ed è dotato di saggezza e di grande ottimismo che gli permettono, così, di superare le avversità della vita.

    Rosaura

    Rosaura arriva da Venezia ed è l’adorata figlia di Pantalone nonché ‘padrona’ di Colombina, con la quale ama fare lunghe chiacchierate. Giovane e carina è anche vanitosa, gelosa e innamorata di Florindo che il padre però non accetta poiché vede in lui solo un cavaliere senza denaro. Ma con la complicità di Colombina, Rosaura riesce sempre ad inviare di nascosto le sue lettere d’amore all’amato. Secondo la tradizione indossa un bellissimo abito blu decorato con nastri e fiori e, il più delle volte senza maschera, porta in mano un ventaglio rosa.

    Gianduja

    Maschera popolare torinese per eccellenza, Gianduja però è di origini astigiane. Il suo nome deriva da Gioann dla doja, ossia Giovanni del boccale ed incarna il tipico popolano piemontese: caparbio, sospettoso, ma anche galantuomo coraggioso e dotato di buon senso. Amante del vino e della buona tavola, è fedele alla sua inseparabile compagna Giacometta.

    Meo Patacca

    Meo Patacca è, insieme a Rugantino, la maschera romana che meglio rappresenta il coraggio e la spavalderia dei trasteverini. E’ il classico bullo ‘de Roma’, spiritoso, attaccabrighe, insolente ma anche generoso e di animo buono. Il suo nome deriva dal soldo che ricevevano i soldati come paga, ed è solitamente vestito con una giacca di velluto, dei calzoni corti ed una sciarpa alla vita stretta a mo’ di cintura. E’ uno spaccone, ma quando c’è da fare rissa non si tira mai indietro.

    Rugantino

    Forse molto più famoso del ‘collega’ Meo Patacca, Rugantino deve la sua fama soprattutto al teatro popolare romanesco dov’è stato, da sempre, uno dei protagonisti più amati. Gli aspetti principali del suo carattere sono l’arroganzaruganza, in romanesco, da cui lo stesso nome – l’agire d’istinto e la strafottenza. E’ un provocatore, linguacciuto ed insolente, ma in fondo è amabile ed anche un po’ vile. Originariamente era vestito come un gendarme – di cui dovere essere la caricatura – ma col tempo è diventato l’interprete principale della Roma popolare, quella genuina, dei sentimenti e della solidarietà.

    Beppe Nappa

    Beppe Nappa è una maschera tipica siciliana, nata anch’essa dalla Commedia dell’Arte. Servo sciocco, pigro e beffardo, viene regolarmente picchiato per i guai che combina. Ama stare in cucina e il cibo è la sua passione. Il soprannome che porta caratterizza ancor di più il suo personaggio poiché lo associa alla miseria che, nell’immaginario collettivo, è rappresentata dalle toppe – nappe in siciliano – su abiti laceri. I suoi vestiti, infatti, sebbene non abbiano pezze sono tuttavia abiti poveri – una casacca e dei calzoni azzurri, l’una troppo lunga e gli altri troppo ampi.

    Capitan Spaventa (o Capitan Fracassa)

    Conosciuto anche come Capitan Fracassa, Capitan Spaventa è una maschera tradizionale ligure nata, come le altre, dalla Commedia dell’Arte. In netta opposizione al militare spaccone e buffonesco, è un personaggio raffinato, colto e sognatore. Indossa un elegante abito a strisce e un cappello adornato di piume. Spadaccino temerario, spesso combatte più con la lingua – è solito prendere in giro gli altri ufficiali – che con la spada.