Leonardo Sciascia: citazioni e opere più famose a 25 anni dalla morte

Leonardo Sciascia: citazioni e opere più famose a 25 anni dalla morte
da in Case editrici, Cultura, Einaudi, Letteratura, Libri
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20/06/2016 17:09

    Venticinque anni fa moriva Leonardo Sciascia, figura tra le più significative del panorama culturale italiano. Molte delle sue citazioni, insieme alle opere che ci ha lasciato, costituiscono un’eredità imprescindibile per la storia letteraria del Novecento: scrittore, giornalista, poeta e drammaturgo è, senza dubbio, una delle ‘coscienze critiche‘ più importanti del nostro tempo. Profondamente attratto dalle grandi questioni della vita – la giustizia, i diritti, la morte – fu un intellettuale accorto e in grado di interpretare i segni di ciò che sarebbe accaduto. Ebbe modo di ‘sperimentare’ anche la politica, entrando nelle file dei Radicali e nella commissione d’inchiesta per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. Tra i suoi libri più famosi, vale la pena citare – e leggere, per chi non l’avesse fatto – Il Giorno della civetta, La morte dell’inquisitore, La scomparsa di Majorana, Candido e Una storia semplice. Ma tanti sono i capolavori che Leonardo Sciascia ha lasciato in eredità alla cultura italiana e non solo, dai quali abbiamo scelto una serie di citazioni che vogliamo brevemente proporvi. Guardiamole insieme.

    ‘Tutto quello che vogliamo combattere fuori di noi è dentro di noi; e dentro di noi bisogna prima cercarlo e combatterlo.’

    Da Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia, pubblicato da Einaudi nel 1977. Il romanzo si ispira alla famosa opera di Voltaire.

    ‘Se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli…’

    Da A ciascuno il suo, pubblicato per la prima volta nel 1966 da Einaudi. E’ il secondo romanzo poliziesco di Sciascia ed è ispirato all’assassinio del commissario di pubblica sicurezza di Agrigento, Cataldo Tandoj.

    ‘È una cosa talmente semplice fare all’amore… È come aver sete e bere. Non c’è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell’aver bevuto; non aver più sete. Semplicissimo.’

    Da Todo modo, pubblicato nel 1974 per Einaudi. Romanzo fondamentalmente giallo, è ricco però di riferimenti ai turbolenti anni Settanta e alla politica italiana dell’epoca.

    ‘Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l’iniquità, l’esercizio dell’iniquità, che lo legittima.’

    Da Il contesto. Una parodia, pubblicato originariamente nel 1971. Si tratta di un poliziesco con protagonista l’ispettore Rogas.

    ‘…la classe dirigente. E che cosa dirigeva in concreto, effettivamente? Una ragnatela nel vuoto, la propria labile ragnatela. Anche se di fili d’oro.’

    Il titolo del romanzo Todo modo è tratto da una preghiera di Sant’Ignazio di Loyola, e significa, in questo caso, che per salvare la Chiesa, e per salvarsi, è permessa qualunque cosa, anche uccidere.

    ‘Ad un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire, ma il morire è l’ultima speranza’

    Oltre a quella letteraria, Sciascia ebbe anche un’intensa attività giornalistica, scrivendo per le maggiori testate italiane tra le quali L’Ora, il Corriere della Sera e La Stampa.

    ‘Prolungate il più possibile la veglia funebre. Accertatevi che sia morto davvero.’

    Dopo la sua morte lo scrittore ebbe numerosi riconoscimenti: a lui, infatti, sono stati intitolati il Museo della Mafia di Salemi, in provincia di Trapani, e diversi parchi letterari tra Enna, Caltanissetta e Racalmuto, dove nacque nel 1921.

    ‘Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l’intelligenza, l’intelligenza che è anche «leggerezza», che sa essere «leggera», può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità’.

    La citazione è tratta dal libro Nero su nero pubblicato per la prima volta nel 1979. Qui lo scrittore racconta la realtà italiana che lo circondava, sottolineando – dal caso del bandito Giuliano all’affare Moro – come il nostro fosse un Paese ‘senza verità’.

    ‘Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna.’

    Da Il giorno della civetta, primo romanzo di Sciascia pubblicato per Einaudi nel 1961. Il racconto si ispira all’omicidio del sindacalista comunista Accursio Miraglia, assassinato dalla mafia a Sciacca nel gennaio del 1947.

    ‘Cara Eccellenza, Vi prego di ricevere e ascoltare il dott. Salvatore Majorana, che ha bisogno di conferire con Voi pel caso disgraziato del fratello, il professore scomparso. (…) E se, come si spera, si è ancora in tempo per salvarlo e ricondurlo alla vita e alla scienza, non bisogna tralasciar nessun mezzo intentato. Con saluti cordiali e auguri di buona pasqua’

    Incipit del romanzo La scomparsa di Majorana che trae spunto dalla presunta morte, nel 1938, del fisico Ettore Majorana. Lo scrittore rielabora tutte le notizie relative al caso, descrivendo in modo del tutto personale – ed affascinante – le caratteristiche del personaggio.

    1358