Dopo Berlino, i muri che dividono il mondo

Dopo Berlino, i muri che dividono il mondo

    Venticinque anni fa cadeva quello di Berlino, ma i muri che dividono il mondo sono purtroppo ancora molti: barriere, barricate, chilometri di filo spinato o antiche costruzioni ormai patrimonio di valore inestimabile dividono, nonostante la globalizzazione miri a ricongiungere, interi Stati, territori e popoli. Così diversi tra loro, eretti per proteggere, dividere o arginare i ‘muri moderni’ testimoniano, ognuno con il suo ‘stile’ – da quelli iper-tecnologici alle barriere di sabbia o di cemento – come molti degli sbarramenti storici non solo non sono caduti ma, dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono persino aumentati. Mentre altri, probabilmente, verranno costruiti – è il caso dell’Ucraina, che ha annunciato di voler ereggere un muro per proteggersi da Mosca. Ma quali sono i muri più famosi del mondo? Guardiamoli brevemente insieme.

    Tra i primi muri eretti nella storia moderna, la Muraglia Cinese è, per imponenza e grandezza, la barriera difensiva per antonomasia. Gigantesca costruzione realizzata nel III secolo a.C. sotto il regno di Chin Shih-Huang-Ti, la possente muraglia aveva lo scopo di difendere i confini settentrionali dalle tribù mongole e collegare tra loro una serie di fortezze. Con un’estensione che va dal golfo di Liao-Tung fino al Tibet, il muro più lungo del mondo – oltre 6mila chilometri, sebbene studi recenti hanno spostato i numeri ad oltre 8mila – delinea i confini della Cina con un’altezza che varia dai 4,5 fino ai 12 metri, con un massimo di larghezza di 9,5 metri. Dichiarata dall’Unesco, nel 1987, patrimonio artistico dell’umanità, è stata inserita, nel 2007, tra le sette meraviglie del mondo moderno.

    Di cemento, lamiera, fil di ferro o semplici palizzate, i Peace Lines di Belfast sono muri di separazione costruiti durante gli anni Settanta per dividere le comunità cattoliche da quelle protestanti. I primi furono edificati nel 1969 dopo lo scoppio dei cosiddetti Troubles, in pieno conflitto nordirlandese, quando i residenti della zona cattolica di Belfast, Short Strand, cercavano di difendersi dagli attacchi dei protestanti che rifiutavano l’emancipazione cattolica. Oggi sono in tutto 88, oltre la metà dei quali attraversa Belfast: a differenza di altre parti del mondo, dove le comunità di battono per eliminare i cosiddetti ‘muri della vergogna’, qui la maggior parte della popolazione li ritiente addirittura indispensabili, continuando ad alzarne dei nuovi decorati con murales e disegni colorati. Mentre di giorno è possibile oltrepassarli grazie a numerosi varchi aperti lungo un percorso di 15 chilometri, di notte i check point che dividono le due zone vengono chiusi dalla polizia, visto che già a tarda sera, ognuno rientra nella propria ‘zona di appartenenza’.

    Chiamato dagli americani ‘Muro messicano’ e dai messicani ‘Muro della vergogna’, la maestosa barriera che divide gli Stati Uniti dal Messico è stata edificata a cominciare dal 1994 quando alcune città californiane e texane di frontiera tentavano di arginare l’enorme flusso di immigrazione proveniente dall’America Latina. Oltre un terzo del confine è occupato dall’imponente muro di sicurezza che, con le sue tante telecamere, i sensori elettronici, il filo spinato ed un sistema di controllo permanente che prevede veicoli ed elicotteri armati, si estende non solo nelle aree urbane – dividendo, tra le altre, anche la ricca città californiana di San Diego dalla ben più povera Tijuana – ma anche nel deserto e perfino in mare, senza per questo diminuire l’immigrazione clandestina, il terrorismo e il narcotraffico.

    Tra i muri che dividono il mondo, anche una semplice barricata fatta di sacchi di sabbia, bidoni e filo spinato può diventare insormontabile: è il caso di Cipro che, dopo l’invasione turca del 1974, è stata divisa in due da una zona cuscinetto demilitarizzata istituita dalle Nazioni Unite dopo le violenze messe in atto tra turchi e grecociprioti. Quella che era stata definita la ‘linea verde‘ del cessate il fuoco – termine coniato per la prima volta nel 1964 quando il generale Peter Young, a capo delle forze britanniche, tracciò sulla mappa di Nicosia una linea che separava i quartieri greci da quelli turchi – divenne in seguito una vera e propria barriera di separazione, lunga quasi duecento chilometri, che divideva in due l’isola, da est a ovest, separando la Repubblica di Cipro dalla Repubblica Turca di Cipro.

    Il confine è stato riaperto nel 2003, mentre nel 2008 è stata simbolicamente aperta una porta nel cuore del centro storico della capitale, Nicosia.

    Stabilita nel 1953 dall’armistizio che concluse la Guerra in Corea, la linea, tracciata in corrispondenza del 38° parallelo Nord, non separa una città ma due nazioni: da una parte la Corea del Nord, tra quelle più isolate al mondo, e dall’altra, la Corea del Sud, tra i Paesi più moderni del pianeta. Con i suoi 246 chilometri di lunghezza, la linea è in realtà una zona demilitarizzata sebbene i confini delle due nazioni siano tra i più armati al mondo -oltre mille posti di blocco e milioni di soldati in continuo assetto di combattimento. Le due nazioni, infatti, sono ancora ufficialmente in guerra tra loro.

    Tra i muri più tristemente famosi della storia recente, quello che marca il confine tra Israele e la Palestina rappresenta uno dei muri più grandi e soprattutto più contestati al mondo. Iniziato nel 1994, dopo gli accordi di Oslo, con 60 chilometri di barriera che dividevano la Striscia di Gaza dai territori israeliani, fu in gran parte distrutto dai palestinesi durante la seconda intifada, per essere ricostruito poi nel 2001 aggiungendo un chilometro di zona cuscinetto. Nel 2002 Israele, dichiarando di doversi difendere dagli attacchi terroristici, ha iniziato una nuova costruzione, un muro che delimita, questa volta, il confine con la Cisgiordania: 730 chilometri di barriera che attraversano anche le città di Gerusalemme e di Betlemme. Nonostante il muro sia stato definito illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia all’Aja, Israele prosegue le costruzioni per difendersi dai profondi rivoltamenti dei Paesi vicini: un muro in procinto di essere edificato al confine con l’Egitto, ed un altro nei pressi di quello siriano.

    Enclavi spagnole fin dal XV secolo, i porti di Ceuta e Melilla sono gli unici pezzi di Europa presenti in Africa: il Marocco, infatti, ha ripetutamente chiesto che le due città vengano annesse ai suoi territori, ma la Spagna non ha mai accettato di cedere questi due avamposti di grande importanza strategica. Le due città sono separate dal Marocco da due barriere distinte: una, quella di Melilla, lunga 8 chilometri, e l’altra, a Ceuta, lunga 12, entrambe costruite per controllare l’immigrazione marocchina. Nel 2005 si è verificato il più grave incidente da quando, nel 1999, i due muri sono stati eretti: centinaia di persone, infatti, tentarono di sfondare le barriere ma vennero fermate dalla polizia spagnola e marocchina con un bilancio definito di cinque morti e oltre cento feriti.

    Con i suoi 3mila e 300 chilometri, la linea di demarcazione militare che divide la regione del Kashmir in due zone – una, a sud, sotto il controllo indiano e l’altra, a nord, amministrata dal Pakistan – è stata costruita nel 1949 dopo la fine del conflitto tra i due Paesi. Nel 1990 l’India ha iniziato a costruire, dal suo lato, un muro – completato nel 2004 che copre 550 chilometri dei 740 complessivi dell’intera linea – per difendere il confine dalle incursioni dei guerriglieri pakistani, riempiendo con migliaia di mine la terra di nessuno oltre la barriera.

    1415

     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI