I 10 insulti colti e forbiti più famosi tratti da opere letterarie

I 10 insulti colti e forbiti più famosi tratti da opere letterarie
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    I 10 insulti colti e forbiti più famosi tratti da opere letterarie

    Quali sono i 10 insulti colti e forbiti più famosi tratti da opere letterarie? Anche insultare, si sa, può essere un’arte e di offese garbate ed eleganti la letteratura ne è davvero piena. Certo, non necessariamente le offese migliori sono quelle accompagnate da parolacce o colorite volgarità, ma è indubbio che, sebbene si possa offendere elegantemente giocando d’astuzia con le parole, l’efficacia del binomio insulto-turpiloquio rimane pressoché innegabile.

    Secondo un sondaggio realizzato qualche tempo fa da un’emittente televisiva britannica, la famosa frase pronunciata dal cinico Rhett Butler nel romanzo Via col vento – ‘Francamente cara, me ne infischio‘ – rimane a tutt’oggi il miglior insulto della letteratura internazionale. Ma è davvero questo il massimo degli improperi che le opere letterarie possono regalarci? Noi crediamo di no.

    William Shakespeare, il grande Bardo della letteratura mondiale, è considerato uno dei maestri eccellenti dell’insulto forbito: le sue opere, infatti, piene di epiteti brillanti e di offese raffinate, sono a tutti gli effetti gli esempi goliardici letterari per eccellenza. Tra i 10 insulti forbiti più famosi della letteratura, almeno quattro sono frutto del più eminente drammaturgo della cultura occidentale:

    da Re LearTi conosco per un furfante, una canaglia, un leccapiatti… per un fegato sbiancato… ti conosco per un manigoldo schizzinoso, per l’erede di un baule di stracci… composto d’una canaglia, d’uno straccione, d’un vigliacco, d’un tenutario di lupanare e d’un figlio ed erede d’una cagna bastarda.‘;

    da La Commedia degli errori: ‘lei è sferica come un globo, sono riuscito a trovare paesi in lei‘;

    ed ancora, da Come vi piace: ‘let’s meet as little as we can‘, ossia ‘incontriamoci il meno possibile‘;

    da Molto rumore per nulla: ‘hai una tale faccia di febbraio! così piena di gelo, di tempesta e nuvolosità‘.

    Scrive, invece, Louis-Ferdinand Céline in Viaggio al termine della notte: ‘La loro stupidità (non avevano che quella) dipendeva dalla quantità d’alcool che avevano appena ingerito, dalle lettere che ricevevano, dalla quantità più o meno grande di speranza che avevano perso durante la giornata. In generale, più deperivano, più gonfiavano il petto. Fossero stati fantasmi (come Ortolan in guerra), avrebbero avuto la faccia come il culo‘.
    E Kurt Vonnegut in Cronosisma: ‘Se il tuo cervello fosse dinamite non ce ne sarebbe abbastanza per farti spostare di due centimetri il cappello‘. Entrambi di classe, non c’è che dire!

    Molti sono d’accordo nel sostenere che alcuni degli insulti eccellenti della storia della letteratura, si trovi nel capolavoro di Mordecai Richler, La versione di Barney, che racconta la vita dell’ebreo canadese Barney Panofsky, scritta in forma di autobiografia. Ad un certo punto l’autore scrive: ‘Una sera Clara camminava su e giù fumando una sigaretta dopo l’altra, mentre io leggevo sul divano ignorandola ostentatamente. All’improvviso si girò come una furia e mi strappò il libro di mano. Era Molloy, nella traduzione di Austrin Wainhouse. “Come fai a leggere questa sciacquatura di palle?” mi chiese. Me l’aveva servita su un piatto d’argento.

    Le citai subito uno dei suoi poeti preferiti: “Una volta William Blake scrisse una lettera a un tale che gli aveva commissionato quattro acquerelli, salvo poi trovarli tutt’altro che di suo gusto. ‘Ciò che è grande, ai mediocri appare oscuro’. E ancora: ‘Ciò che anche un idiota può afferrare non è degno di me’. Voglio dire che il problema forse sei tu, non Beckett‘.

    Un altro esempio di insulto eccellente è quello di Mark Twain a proposito di Jane Austin: ‘Non ci guadagno nulla a stroncare libri, e non lo faccio a meno che non li odii. Spesso ho provato a scrivere di Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno diventare matto a tal punto che non riesco a nascondere la mia furia al lettore; perciò devo fermarmi ogni volta che comincio. Tutte le volte che leggo Orgoglio e Pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia‘. Che dire? Il buon Twain, nel suo giudizio, è fin troppo chiaro.

    Anche la critica letteraria sembra non essere immune dall’uso di improperi rozzi e pressocchè sgarbati. Ne sa qualcosa Giulio Passerini, autore del volume Nemici di Penna. Insulti e litigi dal mondo dei libri, che raccoglie alcune tra le più celebri bagarre letterarie, come quella tra Jonathan Franzen e Philip Roth, in cui il primo sostiene che ‘Roth, non è uno scrittore di talento, nei suoi libri parla solo di sé, avendo nient’altro da raccontare. Non è vero che è misogino: tranne se stesso e suo padre, egli odia democraticamente tutti, uomini e donne, vecchi e bambini. Invece di pensare in modo ossessivo a vincere il Nobel dovrebbe scrivere libri migliori‘, e il secondo che ‘Ci sono circa venti grandi scrittori americani nella generazione successiva alla mia. Il più grande è Jonathan Franzen‘. Un botta e risposta in cui, con garbo, i due si mandano allegramente a quel paese.

    Sebbene non proprio tratto da un’opera letteraria, concludiamo la nostra breve carrellata degli insulti colti e forbiti più famosi, con quello pronunciato da Gabriele D’annunzio ai danni di colui che è considerato il fondatore del movimento futurista in Italia. Perfettamente consono al suo stile, infatti, il Vate disse: ‘Marinetti è un imbecille fosforescente‘. Che dire? Grandioso.

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