Perché la scuola italiana non funziona? Il rapporto Ocse tra luci e ombre

Perché la scuola italiana non funziona? Il rapporto Ocse tra luci e ombre
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    Perché la scuola italiana non funziona? Il rapporto Ocse tra luci e ombre

    Perché la scuola italiana non funziona? La risposta si trova nel rapporto OcseUno sguardo sull’istruzione 2014“, sintetizzabile come: “La scuola italiana resiste – nonostante tutto”. Gli studenti italiani sono ancora scarsi in matetimatica – almeno stando ai test condotti tra il 2003 e il 2012 – e se i quindicenni sono sempre più bravi, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sottolinea come il livello di competenze “resta basso rispetto agli altri Paesi Ue” e la spesa pubblica per la scuola viene tagliata del 4% (e sarebbe di più, se non ci fossero gli investimenti privati), senza dimenticare che lo stipendio degli insegnanti di anno in anno perde quota. Non resta che sperare – per il bene dei nostri figli – che la riforma annunciata da Renzi qualche giorno fa funzioni davvero.

    La scuola italiana non funziona? In realtà, leggendo i numeri dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, verrebbe da dire che è una fortuna che la scuola italiana esista ancora e sappia difendersi nonostante tutto. I numeri e i dati del rapporto “Uno sguardo sull’istruzione 2014″ segnano infatti molte ombre e poche luci, a partire dal fatto che i giovani italiani – con la parziale eccezione delle donne, le cui lauree sono in aumento – sono demotivati nello studiare a causa delle difficoltà nel trovare lavoro. Uno sbaglio, come dimostra il rapporto: il tasso di disoccupazione è alto soprattutto tra coloro che non hanno finito la scuola superiore (19% nel 2012, contro il 14,8% del 2011), ed è cresciuta tra il 2008 e il 2012 anche la percentuale di Neet (coloro che non lavorano e non studiano): dal 19,2% al 24,6% dei 15-29enni. Più marcato l’aumento tra gli uomini (+7,1%) e tra i 20-24enni (+9,5%; nel 2012 quasi uno su tre non lavorava né studiava).

    In realtà qualche miglioramento, sul fronte scuola, c’è: nonostante i tagli – dovuti alla riduzione del numero dei docenti, ‘oggi’ pari ad un insegnante ogni dodici studenti, quasi a livello di media Ocse; rimane che mentre il Bel Paese è a -3%,la media Ocse registra un +38% sul fronte investimenti – l’Italia è uno dei tre paesi dell’Organizzazione ad aver ridotto tra il 2003 e il 2012 la quota di quindicenni in grave difficoltà in matematica (passata da un giovane su tre a un giovane su quattro), e al contempo aumentato la quota di quindicenni nella fascia alta di competenze.

    Va detto comunque che nonostante i miglioramenti, il livello medio dei giovani italiani in comprensione dei testi scritti (lettura) e nelle prove matematiche dello Studio Ocse sulle Competenze degli Adulti (Piacc) resta basso rispetto agli altri Paesi dell’area: tra i quindicenni, l’indagine Pisa misura un livello medio in matematica e lettura inferiore alla media Ocse.

    Gli studenti si fermano poi dopo il diploma: presumibilmente anche a causa della crisi che non permette più studenti fuori porta / mantenuti, ma consiglia di trovarsi subito un lavoro, i tassi d’iscrizione all’università in Italia hanno segnato una fase di ristagno o sono diminuiti negli anni più recenti e il numero di studenti che abbandonano precocemente gli studi ha smesso di diminuire dopo il 2010. Nel 2012, quasi un giovane su tre (32%) dai 20 ai 24 anni non lavorava e non era iscritto a nessun corso di studi (in aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2008). Nello stesso anno, circa uno su sette (14%) tra i 17enni aveva già abbandonato la scuola (la media OCSE per il 2012 è del 10%).

    Come accennavamo sopra, complessivamente, negli ultimi 15 anni il numero di diplomati e laureati è aumentato (l’Italia è comunque 34/ma su 37 paesi): tra il 2000 e il 2012, la percentuale di laureati nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni è cresciuta dall’11% al 22%, e tra i nuovi laureati si contano il 62% di donne. Il tasso medio di laureati tra i 25-34enni nell’area Ocse, che comprende i diplomati di percorsi di studio professionalizzanti di livello terziario, è del 40%. Il boom è soprattutto rosa: nel 2012 il 62% dei nuovi laureati è donna (erano il 56% nel 2000) e c’è da dire che, in un Paese in cui le quote rosa sono fantascienza, le differenze di genere nelle diverse aree disciplinari universitarie sono meno marcate e il 40% delle nuove lauree in ingegneria è stato conseguito da donne, contro il 28% della media Ocse.

    Anche qui, non mancano però le ombre, nella fattispecie per uno scarso livello di competenze: i giovani laureati Italiani (25-34 anni), per esempio, raggiungono appena il livello di competenze di lettura e matematiche dei loro coetanei senza titolo di studio terziario in Finlandia, in Giappone o nei Paesi Bassi. Anche tra i quindicenni,

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