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Le differenze tra Platone e Aristotele: dalla politica al mondo delle Idee, i due filosofi a confronto

Le differenze tra Platone e Aristotele: dalla politica al mondo delle Idee, i due filosofi a confronto
da in Cultura, Aristotele
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    Le differenze tra Platone e Aristotele: dalla politica al mondo delle Idee, i due filosofi a confronto

    Quali sono le differenze tra Platone e Aristotele? L’uno maestro e l’altro allievo, i due grandi filosofi del passato hanno gettato le basi di tutto il pensiero occidentale. Dalla politica al mondo delle idee, dalla concezione dell’essere a quella del sapere, per capire a fondo il divario tra le due correnti filosofiche, è necessario chiarire alcuni punti fondamentali che hanno influito sulla ricerca di entrambi. In primo luogo il periodo storico.

    Platone visse infatti tra il 428 a.C. – anno della sua nascita – e il 348, in un contesto ancora fortemente classico in cui, seppur già in crisi, la polis manteneva l’importanza della centralità della politica nella vita cittadina, politica che per il filosofo ateniese rimane l’oggetto più importante della sua ricerca; di contro, Aristotele, nato una quarantina d’anni dopo, e allievo di Platone, visse durante gli ultimi anni d’esistenza della polis classica, pertanto la politica rimane, nelle sua concezione, una scienza uguale a tutte le altre.

    Ma il divario principale tra i due grandi pensatori consiste proprio nel diverso presupposto da cui parte la loro ricerca: Platone basa il suo pensiero sul mondo delle Idee, Aristotele, al contrario, sul mondo sensibile, fatto di esperienza. Nella sua visione filosofica, infatti, Platone sostiene che prima di nascere, sottoforma di anime, conosciamo le Idee che, però, una volta incarnati dimentichiamo, ricercando le cose attraverso la reminiscenza: le Idee perciò sono causa delle cose, dunque perfette e immutabili; le cose, al contrario, essendo copia delle Idee, sono mutevoli, dunque imperfette.
    Aristotele rifiuta questa concezione, sostenendo che le Idee, in quanto tali, non hanno alcuna esistenza se non come caratteristica stessa delle cose, come loro proprietà: per questo esiste un solo mondo, quello della realtà, e non uno perfetto e un altro imperfetto (mondo delle Idee e mondo delle cose) come invece sosteneva il suo maestro.

    Da qui anche il diverso interesse rispetto alle altre scienze: Platone ad esempio s’interessa moltissimo alla matematica ma poco alle scienze empiriche - ritiene infatti che il mondo sensibile non possa spiegarsi in sè, ma solo guardando verso l’alto, verso cioè il sovrasensibile – mentre Aristotele si concentra soprattutto a guardare il ‘fisico’, la terra, l’esperienza, con la convinzione che il mondo sensibile si spieghi soltanto secondo le leggi e i principi che ne stanno alla base.

    In questo senso il filosofo di Stagira si mostra molto critico nei confronti del maestro, ritenendo insensato porre le basi e i principi delle cose in un mondo diverso e separato: nella sua concezione unitaria aristotelica della realtà, infatti, mondo ideale e mondo delle cose coincidono ponendosi sullo stesso livello e costituendo la realtà fisica che è una sola, ed è oggetto della scienza.

    Completamente diversa la concezione di Platone: la ‘sua’ è una realtà gerarchica, con al vertice il mondo delle Idee e alla base quello delle cose.

    Ma è anche un’altra la differenza fondamentale tra i due pensatori classici, ed è quella che riguarda il concetto di sapere. Per Platone esso si distingue in Dialettica e Opinione: la prima studia i rapporti tra le Idee, la seconda invece si basa sull’esperienza e sui sensi. Al contrario Aristotele che riconosce una sola realtà del sapere, la scienza, che si basa sull’esperienza e sulla dimostrazione, in una visione globale in cui tutte le scienze, indipendenti le une dalle altre, concorrono al sapere enciclopedico.

    Da questa distinzione, infine, quella che riguarda il diverso approccio dei due filosofi alla filosofia stessa e alle finalità cui tende. ‘Modus vivendi‘ ereditato da Socrate che fu suo maestro, per Platone la filosofia ha uno scopo ben preciso: tendere al Bene, quel Bene che egli stesso pone al vertice del suo mondo filosofico, quello delle Idee. Una finalità morale e religiosa, dunque, che consiste nell’educazione alla rinuncia alla vita materiale – essendo l’uomo destinato ad una vita ultraterrena – ma anche politica e di trasformazione della realtà. Diversa la concezione aristotelica: il filosofo dell’immanenza, infatti, considera la filosofia come ‘scienza fondamentale‘, la cui finalità è quella di conoscere la realtà, comprenderne la verità ed acquisire conoscenza.

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